La proposta

Correzioni necessarie per arginare il fenomeno usura

di Antonella Sciarrone Alibrandi

(Adobe Stock)

3' di lettura

Venticinque anni fa, in un contesto di forti sofferenze economiche e sociali provocate dall’usura, con l’accordo dell’intero arco parlamentare, si giunse ad approvare la legge n. 108/1996, finalizzata al contrasto di tale deprecabile fenomeno. Nell’impianto del provvedimento fu prevista anche l’istituzione di due Fondi volti, l’uno a supportare operatori economici già vittime di usura (Fondo di solidarietà ex art. 14) e l’altro a prevenire il rischio che soggetti vulnerabili, e perciò ai margini del circuito legale del credito, cadessero nella rete degli usurai (Fondo per la prevenzione ex art. 15).

Nell’attuale situazione socio-economica, che rende vulnerabili sotto il profilo finanziario fasce sempre maggiori della popolazione (fra cui anche famiglie e persone fisiche che hanno perso il posto di lavoro in conseguenza della pandemia), si levano da più parti voci che invocano strumenti per arginare il crescente rischio di usura. Lo stesso governatore della Banca d’Italia qualche settimana fa ha lanciato un monito circa l’avanzamento dell’usura di origine criminale, invitando a intervenire sulla legge n. 108 per assicurarne la piena coerenza con l’obiettivo originario di tutela dei soggetti vulnerabili. Nell’attesa dell’auspicata riforma complessiva della l. n. 108, già a partire da un ripensamento delle categorie dei tassi soglia, vi è però necessità di un intervento urgente su tale normativa al fine di rendere più efficiente e adeguato alle odierne esigenze il meccanismo di funzionamento dei Fondi di cui agli artt. 14 e 15. Mediante un potenziamento dell’utilizzo di tali Fondi, come evidenziato in un recente report dell’Ufficio studi dell’associazione artigiani e piccole imprese Mestre Cgia, si potrebbe infatti rafforzare sensibilmente la capacità di risposta agli effetti negativi della pandemia.

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Analoghe convinzioni sono state espresse nel corso del Convegno nazionale «Prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura e solidarietà alle vittime: è il tempo di osare», tenuto a Napoli lo scorso 16 ottobre per il 25° anniversario della Consulta Nazionale Antiusura “San Giovanni Paolo II” Onlus. In tale occasione, è stata presentata una proposta di riforma degli artt. 14 e 15 che, su sollecitazione della Consulta, è stata elaborata in Università Cattolica, nell’ambito di un Osservatorio sul debito privato, costituito di recente per promuovere una maggiore comprensione delle problematiche della relazione creditizia.

Lo scopo della proposta emendativa è duplice: ampliare la platea dei soggetti potenzialmente beneficiari di interventi del Fondo di solidarietà e introdurre qualche correttivo alla disciplina del Fondo per la prevenzione. Più in dettaglio, innanzitutto si propone l’erogazione dei mutui ex art. 14 anche a vittime del delitto di usura che non esercitano attività economiche. L’estensione in favore di famiglie e persone fisiche appare quanto mai urgente oggi, considerata la eterogeneità di cause di sovraindebitamento personale e familiare (dal sempre più consistente fenomeno delle ludopatie, favorite dalla diffusione di giochi online, alla contrazione dei servizi di welfare). Per le famiglie si delinea una procedura di accesso al Fondo di solidarietà più snella, con istruttorie rapide e digitalizzate, per evitare che le lungaggini burocratiche aggravino irreversibilmente la vulnerabilità dei richiedenti. La nuova procedura valorizza il ruolo e l’expertise di fondazioni e associazioni anti-usura, affiancate da consulenti del debito professionalmente preparati con percorsi formativi specifici. È indispensabile, infatti, anche per un più razionale impiego delle risorse, mettere a sistema un percorso di accompagnamento del beneficiario, dalla fase iniziale della domanda (nella quale tenere conto, ai fini della valutazione della capacità di rimborso del richiedente, anche delle caratteristiche del suo nucleo familiare, in analogia alle modifiche intervenute in materia di sovraindebitamento) sino alla restituzione dei prestiti.

Le proposte emendative mirano inoltre a creare un maggiore collegamento fra i due Fondi, in particolare per quanto concerne i canali di alimentazione, prevedendo di destinare in favore del Fondo di prevenzione il 50% dell’eventuale residuo attivo annuale del Fondo di solidarietà (che sino a oggi ha registrato in modo costante avanzi di bilancio). E, ancora, si suggerisce una rivisitazione dei criteri di ripartizione delle risorse del Fondo di prevenzione fra Confidi e fondazioni e associazioni anti-usura, a fronte di una ricognizione dell’effettivo utilizzo di tali risorse e della percentuale di restituzione dei finanziamenti erogati. Si tratta di modifiche di facile realizzazione, richieste all’unisono da chi lavora sul campo per evitare l’espansione del cosiddetto “welfare criminale”.

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