terra di combattimenti e attentati

Corrispondenze afghane, storie da un conflitto dimenticato

Il libro è stato prodotto grazie a una campagna di crowfunding. In quella terra nel 2018 sono stati uccisi 3.804 civili nel corso di combattimenti e attentati e i feriti sono stati 7.189

di Nicoletta Cottone

Corrispondenze afghane: il racconto di una guerra dimenticata

Il libro è stato prodotto grazie a una campagna di crowfunding. In quella terra nel 2018 sono stati uccisi 3.804 civili nel corso di combattimenti e attentati e i feriti sono stati 7.189


2' di lettura

Voci e storie dal conflitto afghano. Le racconta Nico Piro, inviato speciale del Tg3 della Rai, in “Corrispondenze afghane - Storie e persone in una guerra dimenticata”, presentato al festival “Bianco e nero” di Cagliari. Il libro è stato prodotto grazie a una campagna di crowfunding. «L’obiettivo è illuminare una crisi dimenticata, dopo il ritiro delle truppe della coalizione Isaf a guida Nato dall’Afghanistan nel 2014 ce ne siamo completamente dimenticati. Generando anche l’illusione che la guerra sia finita». Restano in Afghanistan 17.148 soldati stranieri per la missione Resolute Support, più 6mila militari della missione antiterrorismo americana Freedom’s Sentinel. Per l’addestramento delle forze locali operano circa mille soldati italiani.

Nel 2018 ci sono state 3.804 vittime civili
In realtà, ricorda Piro, «la guerra non solo non è finita, ma non è mai stata così catastrofica, con il numero delle vittime civili al massimo storico e con l’assenza di una prospettiva di pace. E con l’industria della droga che ormai è un pilastro dell’economia». In quella terra nel 2018 sono stati uccisi 3.804 civili nel corso di combattimenti e attentati e i feriti sono stati 7.189. Quattro decenni di guerra in un paese sempre più diviso, dove si moltiplicano, sottolinea Piro, «liti, rancori e rivendicazioni». Nel libro il giornalista racconta che nonostante i miliardi spesi e le vite sacrificate dall’Occidente, compresa l’Italia, l’Afghanistan è ancora nel caos.

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Le complessità afghane e il punto di vista dei civili
«Il mio tentativo è quello di raccontare le complessità afghane, ma anche il punto di vista di chi vive in mezzo a una guerra civile, di chi, quando esce la mattina, non è certo che tornerà a casa. Perchè la più grande bugia che raccontiamo è che le guerre si svolgano sui campi di battaglia. Non è vero: i conflitti contemporanei si svolgono in mezzo alle case, fra i civili. E quando non si combatte in mezzo alle case, lì arrivano le risposte alle offensive militari che sono attentati, esplosioni, autobombe. Una vita carica di incertezze e paure comuni a tutti i teatri di conflitti».

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