il convegno

Corruzione, il 78% dei casi si chiude con un accordo negoziale. Ma mancano standard internazionali

L’Ocse sta lavorando al testo contenente gli standard internazionali, che dovrebbe essere adottato nel 2020. Se ne discute il 22 novembre all’Università Bocconi


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2' di lettura

Dal 1999 a oggi il 78% dei casi di corruzione si è concluso attraverso accordi negoziali tra le Autorità pubbliche e le società private. Nonostante ciò, questi strumenti di diversione processuale non sono uniformemente applicati a livello globale ma variano a seconda dei sistemi giuridici e delle tradizioni legali e culturali coinvolte.

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Di contro, però, i fenomeni corruttivi assumono sempre più spesso un carattere transnazionale. «Vi sono - spiega Drago Kos, presidente del gruppo si lavoro sulla corruzione dell’Ocse - a tutt’oggi consistenti differenze tra i modelli di accordi negoziali applicati nei vari ordinamenti nazionali, a causa dell’assenza di standard internazionalmente riconosciuti e delle forti divergenze tra le prassi esistenti in ogni giurisdizione. Conseguentemente, gli esiti degli accordi nazionali a livello globale sono difficilmente prevedibili, considerando che alcune giurisdizioni ricorrono raramente all’utilizzo di questi strumenti mentre altre non li prendono nemmeno in considerazione».

C’è solo un modo per spronare gli ordinamenti nazionali a utilizzare gli accordi negoziali, al fine di garantire che perlomeno i principali elementi di questi modelli siano armonizzati e per eliminarne altri difetti: stabilire adeguati standard a livello internazionale.

Di questo si parlerà al convegno organizzato dall’Università Bocconi dal titolo “Negotiated Settlements in Bribery Case: a Principled Approach”, in programma per il 22 novembre.

«Il gruppo di lavoro sulla corruzione dell’Ocse - spiega Kos - sta affrontando il processo di aggiornamento della “Recommendation on Further Combating Bribery of Foreign Public Officials in International Business Transactions” adottata nel 2009, tentando di stabilire per gli accordi negoziali alcuni standard basilari che siano condivisi a livello internazionale».

Il testo finale contenente tali standard sarà prevedibilmente adottato durante il 2020, momento in cui il working group inizierà anche a monitorarne l’implementazione.

La lotta contro la corruzione, soprattutto alla corruzione internazionale, richiede, secondo Nicola Bonucci, direttore degli affari legali Ocse, tre elementi fondamentali: «Pazienza, coerenza, e perseveranza. Se si pensa che vent’anni fa l’infrazione non esisteva in alcun paese al mondo salvo gli Stati Uniti il cammino percorso appare gigantesco ma le inchieste internazionali sono lunghe e difficili». Ed è in questo ambito che conviene inserire in Italia il «settlement» chiamato patteggiamento. «Questo comporta degli indubbi vantaggi in termini di celerità e permette di sovrastare alcuni degli ostacoli legati all’onere della prova - aggiunge Bonucci -. Ciò detto, la procedura di patteggiamento non è esente da critiche: trasparenza insufficiente, incertezza della pena, pressione politica od altra. In fin dei conti il patteggiamento è uno strumento utile ma non costituisce la soluzione miracolo».

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