l’Inchiesta sulla gestione dell’area

Corruzione all’Ortomercato di Milano: domiciliari per il dg della Sogemi

Stefano Zani, è a capo della società controllata dal Comune, che ha un giro d’affari di due miliardi e mezzo di euro

di Sara Monaci


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Ortomercato di Milano

4' di lettura

Il direttore generale della Sogemi, Stefano Zani, è stato arrestato dalla Squadra mobile nell’ambito dell’inchiesta su una presunta corruzione all’interno dell’Ortomercato di Milano, gestito dalla società Sogemi, controllata dal Comune di Milano.

Si tratta del più grande ortomercato d’Italia, che ha un miliardo di movimenti all’anno, per un milione di tonnellate (2 miliardi circa il giro d’affari). Per Zani sono stati disposti i domiciliari.

Zani era già stato indagato nel gennaio scorso per corruzione e turbativa d’asta nell'ambito dello stesso procedimento per una presunta tangente da 2mila euro consegnata il 25 ottobre 2018 da «una delle cooperative che gestiscono il facchinaggio all’interno dell’Ortomercato». Si tratta più precisamente della Ageas, un consorzio cooperativo che lavora nell’area dal 2010, parte del gruppo Gnoli, che in passato faceva lavorare lì altre società poi via via fallite.

Domiciliari anche agli altri due indagati nell'inchiesta milanese: Giorgio Gnoli e Vincenzo Manco. Il primo è l’amministratore della Ageas; Manco è un dipendente della cooperativa, a cui viene contestata anche l’istigazione alla corruzione.

Secondo quanto emerge dal provvedimento firmato dal gip Carlo Ottone De Marchi, l’11 gennaio 2018 i due avrebbero tentato di convincere un ispettore dell’Ortomercato con offerte e promesse di denaro. Il dipendente, oggi in pensione, ha però rifiutato e quattro mesi dopo ha ricevuto a casa un proiettile con un messaggio minatorio. Da lui poi è partita la denuncia alle forze dell’ordine. Da qui l’inchiesta, che oltre ai tre arresti conta anche altri due indagati.

Per quanto riguarda la corruzione di Zani, il direttore di Sogemi avrebbe ricevuto da Gnoli regali, cene e il restauro di un mobile antico di pregio, più l’assunzione di un’amica in una cooperativa.

Nel provvedimento si legge che «Zani e Gnoli avevano uno stretto rapporto d’amicizia e professionale - ha spiegato il capo della Squadra mobile, Marco Calì - In diverse occasioni, l’allora direttore di Sogemi è intervenuto per ridimensionare le sanzioni che colpivano la società di Gnoli, sorpresa dagli ispettori in difetto con la consegna mensile delle rendicontazioni contabili. Sanzioni che prevedono la sospensione dell’attività all’Ortomercato anche per 15 giorni, con multe da 2mila euro al giorno. Zani, intervenendo personalmente, tra le altre cose diminuiva i giorni di sospensione. I due si frequentavano spesso - ha continuato Calì
- ma a un certo punto la loro vicinanza è diventata troppo
evidente e così hanno iniziato a comunicare in modo criptato, con squilli e telefonate monosillabi».

La rete di Ageas
La Ageas è un consorzio cooperativo, uno dei vincitori del bando indetto da Sogemi per l’ortomercato, che però utilizza fornitori all’interno dell’area per la logistica e il trasporto, e non compare direttamente con il suo nome. Adesso sta usando la Full Service. Lavora con Sogemi da circa 10 anni.

È stato spesso oggetto di denunce da parte delle associazioni cooperative perché, dicono le concorrenti, avrebbe offerto prezzi troppo bassi, non sostenibili finanziariamente, alterando il mercato. Il sospetto delle associazioni cooperative, tra cui Legacoop e Confcooperative, è che le cooperative vengano utilizzate per evadere l’Iva, non pagare i contributi ai lavoratori (se non addirittura i salari) e poi vengano fatte fallire.

Un meccanismo che, spiega Attilio Dadda, presidente di Legacoop, «abbiamo riscontrato in un centinaio di casi in Lombardia, secondo uno schema collaudato».

Legacoop e Confcooperative hanno fatto negli ultimi anni un esposto in procura; poi hanno denunciato i sospetti in commissione Antimafia e Commercio in Comune a Milano; infine a ottobre hanno chiesto controlli maggiori durante un tavolo organizzato dalla Prefettura di Milano sulle società di logistica. Un percorso di accuse durato anni.

«Molte cooperative che lavorano con la Sogemi si chiedono se esista un secondo fine, se in realtà le attività in perdita nascondano altri interessi meno leciti», spiega Dadda. Le infiltrazioni criminali non sarebbero una novità nel mondo delle false coop della logistica, numerose inchieste lo testimoniano.

False coop e fallimenti pilotati
Proviamo a ricostruire la storia più recente. Ageas viene autorizzata da Sogemi nel dicembre del 2014 a operare all’Ortomercato attraverso la propria consorziata La Mecenate Coop. Nel bando di gara si impegnava ad applicare il contratto di lavoro del Trasporto, invece applica il contratto Multiservizi, meno costoso. Tre mesi dopo La Mecenate coop delibera lo stato di crisi che tagli ale retribuzioni (in commissione Commercio in Comune, nel 2017, viene lanciata l’accusa di pagamenti in nero).

Un’altra azienda, la Icotea, che naviga in cattive acque, nel gennaio 2018 conferisce le sue attività commeciali a La Mecenate (i contratti alla Ageas e il personale a La Mecenate). Sogemi, con Zani direttore, non prende nessun provvedimento e non fa verifiche, almeno ufficialmente.

L’operazione è la fotocopia di quella già avvenuta nel 2013, con lo stesso procedimento: La Cotim che conferisce tutto alla stessa Icotea. Ecco lo schema possibile: le attività che vanno male fanno confluire altrove i contratti e il personale, per poi fallire lasciando debiti.

Dalle visure camerali si scopre inoltre che La Mecenate e la Icotea non hanno mai fatto il bilancio nel 2016, e che La Mecenate non è più nemmeno una consorziata di Ageas. Praticamente due società scomparse, che continuano a lavorare con Sogemi. A giugno 2018 si capisce che La Mecenate è in liquidazione. La Ageas comunica che tutti i soci e dipendenti passano direttamente sotto Ageas.

Per la Sogemi la situazione sarebbe risolta. Al Sole 24 Ore il presidente Cesare Ferrero ha detto che al momento «il bando è regolare e da luglio la situazione è diversa».

I piani inattuati di Sogemi
La Sogemi è stata al centro di vari studi di fattibilità negli ultimi anni. Con la giunta Pisapia si parlava di possibili privatizzazioni, ma in realtà nessun privato si è mai davvero affacciato alla porta. In 20 anni ci sono stati 8 piani industriali, redatti e presentati e mai attuati.

Ora più concretamente si sta procedendo verso una riqualifica dell’area con un nuovo mercato coperto dell’ortofrutta, che sarà pronto tra un anno, a cui si aggiune un’area più tecnologizzata per la logistica.

La società è stata appena ricapitalizzata dal Comune di Milano, con 274 milioni tra conferimento di immobili, terreni e 50 milioni di cassa.

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