soldi e diamanti per sentenze

Corruzione, arrestati due magistrati del Tribunale di Roma


(© alberto ramella)

2' di lettura

L’ex pubblico ministero del Tribunale di Trani, Antonio Savasta, ora giudice del Tribunale di Roma, e il suo collega Michele Nardi, pm a Roma, ed in precedenza gip a Trani e magistrato all'ispettorato del Ministero della Giustizia, sono stati arrestati e condotti in carcere su disposizione della magistratura salentina. Le accuse sono di associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari e falso per fatti commessi tra il 2014 e il 2018 quando era in servizio a Trani.

Secondo quanto accertato dalla Procura di Lecce, gli ex magistrati tranesi arrestati avrebbero garantito esiti processuali positivi in diverse vicende giudiziarie e tributarie in favore degli imprenditori coinvolti in cambio di ingenti somme di danaro e, in alcuni casi, di gioielli e diamanti. Gli imprenditori avrebbero pagato per i favori ricevuti e gli avvocati avrebbero svolto il ruolo di intermediari e facilitatori.

In manette anche un ispettore di polizia
È stato arrestato e condotto in carcere anche l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro, in servizio al commissariato di Corato (Bari) che - a quanto viene riferito - si sarebbe invece messo «al servizio dell’imprenditore coratino D’Introno (tra gli indagati, ndr) quale momento indispensabile di collegamento con il magistrato Savasta per il complessivo inquinamento dell'attività investigativa e processuale da quest'ultimo posta in essere».

Interdetto un imprenditore di Firenze
Misura interdittiva per un anno dall’attività, invece, per l’imprenditore fiorentino Luigi D’Agostino. Secondo l’accusa, l’allora pm di Trani Antonio Savasta avrebbe omesso i dovuti approfondimenti sul conto di D’Agostino, su cui indagava per una serie di false fatturazioni imputabili anche ad altri imprenditori, in cambio di denaro e altre utilità. Le indagini su D’Agostino, che sarebbe stato il reale beneficiario degli utili derivanti dalle falsificazioni, erano state avviate a Trani dopo la trasmissione di atti processuali dalla Procura di Firenze.

Uno dei magistrati incontrò Lotti a Palazzo Chigi
Per far ottenere un incarico a Roma al magistrato Savasta, all’epoca dei fatti sottoposto a diversi procedimenti penali e alla richiesta di trasferimento d'ufficio, l’imprenditore fiorentino Luigi D’Agostino - secondo la Procura di Lecce - gli procurò un incontro a Palazzo Chigi con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti. Questo incontro, che Savasta sollecitò a D’Agostino tramite l'avvocato Ruggiero Sfrecola, avvenne il 17 giugno 2015. È quanto scritto nel provvedimento cautelare che ha portato all'arresto dei due magistrati. All’ epoca Savasta indagava su Dagostino per un giro di presunte fatture false. Per questo fatto, Nardi, Sfrecola e D'Agostino sono indagati per corruzione in atti giudiziari. Tutti e tre parteciparono all’incontro con Lotti. Dagostino - come emerso da un’inchiesta della procura di Firenze - era in rapporti d’affari con Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo.

Il pm: «Gravissimo rischio di alterazione prove»
«Il ricorso alla misura cautelare si è reso indispensabile tenuto conto del concreto pericolo di reiterazione di condotte criminose e del gravissimo, documentato e attuale rischio di inquinamento probatorio», spiega in una nota il procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone de Castris. La Procura di Lecce ha indagato sulla vicenda in base all'articolo 11 del Codice di Procedura penale poiché si tratta di reati commessi da magistrati in servizio nel distretto della Corte d'appello di Bari di cui è competente la magistratura salentina.

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