inchiesta «Easy judgement»

Corruzione, agli arresti giudice tributario e l’imprenditore Ricucci

di Ivan Cimmarusti

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3' di lettura

L’immobiliarista Stefano Ricucci pretendeva dall’Agenzia dell’Entrate il riconoscimento di un credito Iva da 20 milioni di euro, denaro custodito nelle casse della Hypotheken bank di Francoforte. Tuttavia quel capitale non gli era dovuto, in quanto frutto di un acquisto immobiliare illecito finito nell’inchiesta sui “furbetti del quartierino”. Per questa operazione – ipotizza la Procura di Roma – sarebbe intervenuto giudice del Consiglio di Stato Nicola Russo, presumibilmente corrotto nella funzione di relatore alla Commissione Tributaria del Lazio.

Accordo corruttivo a tre
L’ipotesi è dei procuratori aggiunti Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, che hanno coordinato gli accertamenti investigativi del Nucleo di polizia economico finanziaria di Roma (l’ex Tributario). Nel mirino è finito Russo, già indagato nel primo maxi troncone dell’inchiesta e oggi finito ai domiciliari con l’accusa di essere stato corrotto da Ricucci e dal suo collaboratore, l’imprenditore Liberato Lo Conte (entrambi in arresto). È proprio attorno alla figura di Russo che si sviluppa la vicenda: avrebbe «rivelato informazioni sulla decisione del Commissione Tributaria del Lazio» così da consentire a Ricucci, per il tramite della società Fed, di acquistare al costo di appena un milione di euro il credito Iva che valeva 20 milioni. La vicenda comincia nel 2005: il gruppo Magiste di Ricucci compra immobili con un finanziamento dalla Hypotheken Bank, cui in garanzia è concesso il credito Iva per 20 milioni.

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Il collegamento con i “furbetti del quartierino”
L’operazione finisce nell’inchiesta sulla scalata al Corriere della Sera e Banca Antonveneta. I pm ritengono che l’acquisto immobiliare sia stato «finalizzato a evadere il debito d’imposta derivante dalla vendita». In sostanza, l’immobiliarista ha perso ogni diritto su quel credito. Ma nel 2012 si appella alla Commissione Tributaria provinciale che rigetta il ricorso dando ragione all’Agenzia. Ed è tra il 2012 e il 2015 che Ricucci avrebbe attuato il suo «sistema»: tenta di sfruttare a suo favore la decisione negativa della Commissione provinciale, così da far svalutare l’eventuale acquisto di quel credito da parte di terzi. Nel 2014 presenta ricorso alla Commissione regionale, dove può contare sull’amicizia del giudice Russo, cui avrebbe fatto incontrare una donna all’Hotel Valadier di Roma. Il 16 dicembre la Commissione regionale si riserva per la decisione che anche secondo l’Agenzia delle Entrate era scontata in quanto quel credito Iva era basato su un’operazione illecita. Il 5 febbraio 2015, a due mesi dalla sentenza, il giudice Russo, invece, avrebbe rivelato che la decisione sarebbe stata favorevole per Ricucci.

Magistrato in conflitto di interessi
Stando agli accertamenti, inoltre, il magistrato - anziché astenersi, come avrebbe dovuto in quanto in conflitto d’interessi - aveva favorito i suoi «amici», nella sua qualità di relatore ed estensore della sentenza di secondo grado, favorevole all’impresa di Ricucci, che aveva riformato la precedente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale, di segno opposto. Il gip, nell’ordinanza di custodia cautelare, conferma «le disponibilità economiche in contanti utilizzate dal Russo, per pagamenti di viaggi, ristoranti e alberghi, e che non vengono dai suoi conti correnti come accertato dalla polizia giudiziaria, al pari delle consegnate» a una donna «per farle compiere degli investimenti nel suo paese d’origine e mantenerla».

La sentenza Fininvest
In una informativa della Guardia di finanza c’è un capitolo che riguarda la sentenza n. 06516/15, con cui i giudici di Palazzo Spada hanno deciso di annullare la decisione di Bankitalia di far cedere all’ex premier Silvio Berlusconi quote di Fininvest a seguito della condanna nel processo Mediaset. Una copia di questo provvedimento, scaricata dal portale online del Consiglio di Stato, è stata trovata nell’abitazione di Renato Mazzocchi, funzionario di Palazzo Chigi indagato di riciclaggio. Stando al documento finito alla Procura di Roma, attaccato a questo provvedimento del Consiglio di Stato ci sarebbe un appunto, su foglio A4, con su scritto che «avvocati di B.» hanno incontrato dei soggetti «al Consiglio di Stato». Secondo ipotesi B. sarebbe l’ex premier Berlusconi.

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