L’inchiesta di roma

Corruzione al Consiglio di Stato: la “talpa” nei servizi di informazione e sicurezza

di Ivan Cimmarusti


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3' di lettura

Spie e faccendieri s’incontravano al convento delle suore Domenicane in via Druso a Roma. In un intreccio «magmatico» di rapporti, resi possibili da una suora «in contatto con alti livelli dei servizi di informazione», si sarebbe consumata una maxi rivelazione del segreto sulle indagine delle presunte tangenti al Consiglio di Stato. Con una “stecca” da 30mila euro, gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Colafiore - manovratori di un “sistema” di corruzione in atti giudiziari – avevano comprato tre informative segretissime della Guardia di finanza da Francesco Sarcina, agente dell’Aisi, il servizio segreto interno.

La rivelazione del segreto d’indagine
Mercoledì 26 settembre la Procura di Roma ha ottenuto l’arresto di Sarcina, con l’ipotesi di falso. È stato trovato in possesso di un passaporto spagnolo ritenuto falso in quanto riportante la fotografia di Aurelio Voiarino, capo della sicurezza dell’imprenditore Ezio Bigotti (altro personaggio coinvolto nell’indagine), che in questo filone dell’inchiesta tornerà più volte. Si tratta di un procedimento che sta portando alla luce una vicenda dai contorni opachi, su cui sta lavorando il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il Gico della Guardia di finanza di Roma, al comando del colonnello Gerardo Mastrodomenico. Un accertamento che potrebbe portare alla luce l’esistenza di «sistema» corruttivo all’interno dell’intelligence. Ma andiamo con ordine, in quanto le informative oggetto di rivelazione sono quelle relative al pm di Siracusa Giancarlo Longo, già accusato di aver istruito il procedimento sul «falso dossier Eni».

La tangente da 30mila euro per “Franco”
L’indagine ha uno sprint dopo le dichiarazioni degli stessi Amara e Colafiore, che hanno raccontato ai pm come erano venuti in possesso delle informative della Gdf, prima ancora che questi documenti fossero consegnati alla Procura. «Nell’ambito del procedimento emergeva la figura di tale “Franco” - si legge negli atti - come la persona che, dietro l’elargizione di euro 30mila, aveva consegnato ai predetti una informativa della Gdf in formato word, in data antecedente al deposito dell’atto presso l’Autorità giudiziaria». Nel corso degli interrogatori Colafiore racconta di aver conosciuto Franco tramite Amara, al quale era stato presentato da Aurelio Voiarino.

«Introdotti da una suora»
Colafiore ha raccontato ai pm di aver incontrato Sarcina «più volte da solo e con Amara, nel luogo da lui indicato, dove eravamo introdotti da una suora. Una volta l’ho incontrato al ristorante. Si muoveva con uno scooterone...ribadisco altresì di aver letto tre informative, due incomplete della Gdf». Sempre Colafiore aveva spiegato ai magistrati che le informative in questione erano quelle inviate alle procure di Roma e Messina per le indagini sul Consiglio di Stato e sul ruolo del pm Longo di Siracusa. Amara, invece, ha spiegato che Francesco Sarcina «ci disse che ci avrebbe tolto dai guai sia per l’indagine di Messina sia per quelle di Roma avvalendosi dei suoi uomini». Spiega anche che «i rapporti tra Francesco e la suora erano confidenziali e si davano del tu. Francesco ci disse che era (la suora, ndr) in rapporti con i nostri servizi di informazione ad alti livelli».

«Chiavette usb nel Tevere»
Secondo quanto raccontato da Amara e Colafiore, Franco Sarcina avvertì entrambi di una imminente perquisizione. Per questo, racconta a verbale Colafiore, «chiavetta usb e computer, dopo la lettura (delle informative, ndr) li abbiamo buttati nel Tevere. Le informative non erano tutte in una chiavetta, ma in tre chiavette diverse. Una di queste io l’ho fatta leggere al dottor Longo perché riguardava i suoi prelievi».

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