israele verso le elezioni

Corruzione e frode, Netanyahu verrà incriminato

di Roberto Bongiorni

Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 27 settembre scorso a New York

3' di lettura

A due mesi dal voto non è affatto una buona notizia per il suo partito, il Likud. Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, sarà incriminato per tre casi di corruzione e frode. A diffondere una notizia shock (eppure attesa) capace di alterare gli equilibri della vita politica israeliana è stata la tv nazionale.

Il procuratore Avichai Mandelblit è adunque andato diritto per la sua strada. Ma prima di formalizzare l’incriminazione terrà conto della delicatissima campagna elettorale e delle altrettanto delicate elezioni del 9 aprile. L’udienza in cui verrà ufficializzata l’incriminazione avverrà dopo il voto in modo da consentire al premier da più anni in carica continuativamente nella storia di Israele di non assumere gli scomodi e impopolari panni del candidato-incriminato in Tribunale.

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Un voto anticipato dall’esito incerto

Potrebbe trattarsi del voto più delicato da molti anni. In queste elezioni anticipate potrebbe infatti affermarsi un’inedita coalizione che spazia dal centro abbracciando elementi moderati della compagine laburista. Un’alleanza che fa perno su due nuove figure di spicco della politica israeliana: il generale - da poco in pensione – Benny Gantz, 59 anni, leader del partito Israel Resilience (Resilienza per Israele), e l’ex giornalista Yair Lapid, ministro delle Finanze dal 2013 al 2014, 55 anni, leader e fondatore del partito Yesh Atid (C’è futuro), una formazione laica di centro creata nel 2012. Sicuri di vincere, i due aspiranti premier si sono anche accordati su come governeranno insieme; si alterneranno come primo ministro per due anni e mezzo ciascuno, cominciando da Gantz.

Gantz si allea con Lapid, sfida a Netanyahu

Non poteva mettersi peggio per Netanyahu, premier ininterrottamente dal 31 marzo del 2009 a oggi (ma anche dal 1996 al 1999). Sono mesi che proclama con insistenza la sua innocenza. Ma secondo i suoi rivali, Netanyahu, insieme al partito conservatore di cui è leader (il Likud) si è contraddistinto per una campagna dai toni decisamente forti volta a delegittimare chiunque sia impegnato a seguire, a diverso titolo, la sua incriminazione, che sia la polizia, la stampa, e perfino la procura. Sembra che sia stato proprio il premier ad aver ottenuto da Mandelbit il rinvio dell’incriminazione a dopo le elezioni di aprile.

I casi di corruzione
Duemila, tremila, quattromila. I nomi dei casi in cui sarà incriminato il premier sono criptici. Il “caso 4000” è quello ritenuto più grave dalla stampa israeliana. Secondo l’accusa, il premier avrebbe fatto in modo di favorire la compagnia di telecomunicazioni “Bezeq” anche con regolamenti ad hoc. Operazione agevolata grazie anche al suo ruolo di ministro delle Telecomunicazioni ad interim. In cambio di questi “favori” Netanyahu avrebbe premuto affinché il sito internet del milionario Shaul Elovitch, peraltro anche maggiore azionista alla Bezeq, usasse una linea piuttosto favorevole e accondiscendente nei confronti dell'operato del premier.

Anche nel “caso 2000”, Netanyahu avrebbe fatto pressioni su un giornale, nella fattispecie il grande quotidiano Yedioth Ahronoth, chiedendo una linea editoriale favorevole alla propria premiership. In questo caso il favore accordato da Netanyahu a Yedioth Ahronoth sarebbe stato quello di sabotare Israel Hayom, il quotidiano free press più diffuso.

Nel “caso 1000” infine il premier si vedrà contestata un’altra accusa capace di nuocere seriamente alla sua immagine: aver accordato favori politici a sue amicizie, sembra ricchi businessman, e aver ricevuto regali lussuosi per 280 mila dollari da chi è stato beneficiato.

Netanyahu è un personaggio determinato. Un politico scaltro ed esperto. Cercherà di trasformare l’incriminazione in un complotto ordito dall’opposizione per far fuori un primo ministro che altrimenti (a suo modo di vedere) resterebbe al potere in modo legittimo. Questo è già il messaggio che i suoi fedelissimi del Likud stanno cercando di far par passare da alcuni mesi.
Ma, rispetto alle altre volte, nelle prossime elezioni c’è un’alternativa credibile e forte a quella di Bibi. E l’incriminazione del premier rappresenta agli occhi della nuova coalizione di centro sinistra un’opportunità da non lasciarsi sfuggire in una campagna elettorale che si preannuncia infuocata.

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