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Corruzione, l’Italia migliora ma è comunque terzultima in Europa

di Serena Uccello


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(© McPHOTO / BL)

3' di lettura

Non siamo più ultimi ma terzultimi. Non siamo più sessantunesimi nel mondo ma sessantesimi. È l’Italia vista attraverso il suo volto più compromesso quello della corruzione, secondo l’Indice di Corruzione, realizzato dall’Organizzazione internazionale Transparency International. Quello presentato oggi con l’Anac , l’Autorità nazionale anticorruzione, è l’edizione 2016.

Perché restiamo un Paese corrotto? Il problema sta nella nostra mentalità

L’Italia
Dunque subito i numeri, che così letti ci dicono come l’Italia segni un miglioramento del suo CPI per il terzo anno consecutivo, raggiungendo quota 47 su 100. Bene certo, ma ancora troppo poco, soprattutto in confronto a i nostri vicini europei, ma a voler guardare il pezzo mezzo pieno, «il trend positivo - spiega Transparency - è indice di uno sguardo più ottimista sul nostro Paese da parte di istituzioni e investitori esteri». Tanto che dal 2012, quando fu varata la legge anticorruzione, ad oggi l'Italia ha riconquistato ben 12 posizioni nel ranking mondiale, portandosi dal 72° al 60° posto.

IL RANKING ITALIANO

Nel mondo
Il 69% dei 176 Paesi analizzati nel CPI 2016 ha ottenuto un punteggio inferiore a 50, su una scala da 0 (molto corrotto) a 100 (per nulla corrotto), mostrando come la corruzione nel settore pubblico e nella politica sia ancora percepita come uno dei mali peggiori che infesta il mondo. Il CPI di quest’anno mostra che la percezione della corruzione è aumentata in generale nel mondo, sono più i Paesi infatti che hanno perso punti di quelli che ne hanno guadagnati. Questo dato ci deve far riflettere, anche alla luce di ciò che sta avvenendo nel mondo.
Ancora una volta Danimarca e Nuova Zelanda (90) guidano la classifica dei Paesi virtuosi, seguiti a ruota da Finlandia (89) e Svezia (88). Non sorprende che questi stessi Paesi sono quelli che possiedono le legislazioni più avanzate in fatto di accesso all'informazione, diritti civili, apertura e trasparenza dell'amministrazione pubblica. All’opposto, Somalia (10), Sud Susan (11), Corea del Nord (12) e Siria (13) chiudono tristemente la classifica.

L’analisi
Per José Ugaz, presidente di Transparency International «Non possiamo permetterci il lusso di sprecare altro tempo. La lotta alla corruzione va portata avanti con la massima urgenza se davvero vogliamo che la vita delle persone del mondo possa migliorare». Per Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione dalla classifica sull'indice di percezione della corruzione emerge «un segnale a doppia faccia. Siamo terz'ultimi in Europa, l'anno scorso eravamo ultimi questo vuol dire c’è una piccola inversione di tendenza». In generale prosegue Cantone «negli ultimi due anni abbiamo recuperato nove posizioni», tuttavia «il tasso di corruzione nel nostro paese resta oggettivamente molto elevato». Quanto alla natura dell’indice, ovvero l’essere un indice di percezione a Cantone dice di restare comunque «scettico»: paradossalmente, sottolinea, «un paese che sta contrastando la corruzione e quindi ne parla fa crescere la consapevolezza nei cittadini». Su un indice così alto influisce anche e soprattutto «una crisi di sfiducia nei confronti delle istituzioni», conclude.

Cos’è il CPI
Il Corruption Perceptions Index (CPI) è stato pubblicato per la prima volta nel 1995 come indicatore composito, utilizzato per misurare la percezione della corruzione nel settore pubblico in diversi paesi di tutto il mondo. Il CPI aggrega i dati da una serie di fonti che forniscono la percezione di uomini d'affari e di esperti nazionali sul livello di corruzione nel settore pubblico. Viene rilevata la percezione e non il dato reale, perché in questo caso un dato reale non esiste o, meglio, non è calcolabile. La corruzione è infatti un reato difficile, se non impossibile, da rilevare nella sua interezza soprattutto a causa dell'elevatissima cifra oscura, cioè la parte sommersa del fenomeno.

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