Sale in zucca

Corsa al Colle, i giochi sembrano fatti. Ma attenti alla «zona Cesarini»

Nelle ultime settimane sono cresciute moltissimo le probabilità che il premier Mario Draghi subentri al presidente Sergio Mattarella, in scadenza

di Giancarlo Mazzuca

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2' di lettura

Se solo pochi giorni fa la corsa per il Quirinale appariva ancora molto incerta, oggi tutto lascia invece supporre che sul Colle salirà davvero Draghi. Il rischio che sulla plancia della nave tricolore possa salire un comandante di secondo piano, che si metta al timone senza una vera bussola, ha fatto accelerare i tempi. Sono così cresciute moltissimo le probabilità che a bordo ci sarà proprio Draghi, anche se molti nel centrodestra (e non solo), a cominciare da Silvio Berlusconi, continuano a dire che l'attuale premier deve restare a Palazzo Chigi fino al 2022.

Nel corso dell'ultima settimana ci sono stati nella versione pro-Draghi alcuni segnali precisi: oltre alla volontà manifestata dallo stesso Mattarella di non essere disponibile ad un eventuale bis, sia pur di durata ridotta, nonostante le insistenze in tal senso del segretario del Pd, Enrico Letta, sono anche arrivate proprio le esternazioni di Supermario. Che, parlando ai ragazzi della periferia romana, ha detto che anche lui sta cercando la sua strada. Un modo indiretto per rispondere al grande interrogativo: salgo o non salgo sul Colle?

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Conferme da potenziali candidati

Al di là delle dichiarazioni dei grandi protagonisti, ho anche avuto alcune conferme dirette. Ho infatti parlato con due potenziali candidati al Quirinale, Romano Prodi e Pierferdinando Casini, ed entrambi si sono tirati praticamente fuori in modo molto elegante. Entrambi mi hanno infatti detto che non si sentono in corsa perché, salvo imprevisti dell'ultima ora, è stato già deciso chi sarà il prossimo inquilino del palazzo presidenziale: Mario Draghi. Prodi e Casini sono emiliani, ma non credo proprio che i due si siano sentiti negli ultimi giorni per elaborare una strategia comune. Resta il fatto che la loro analisi è pressoché uguale: la grande sfida si sta risolvendo a favore di Supermario.

Una convinzione, quella manifestata da Romano e Pier, che serve a diradare molte di quelle nebbie che si erano in precedenza addensate sul Colle. Soprattutto Prodi ha più di un motivo per essere piuttosto cauto: tutti ricordiamo infatti come il Professore, in occasione delle votazioni che portarono poi all'elezione di Mattarella, venne clamorosamente impallinato dai franchi tiratori.

Sorprese ancora possibili

Attenzione, però, a non credere che il “toto-nomine” non possa riservare qualche altra sorpresa, perché la molto probabile fumata bianca per Draghi aprirà subito un'incognita altrettanto grande: chi lo sostituirà a Palazzo Chigi? Un interrogativo particolarmente scottante considerando il compito delicato che attenderà l'eventuale successore di Supermario con la quarta ondata del Covid e la variante sudafricana.

E anche se molti addetti ai lavori considerano Daniele Franco, l'attuale ministro dell'Economia e delle Finanze, come il delfino già individuato dal premier per prendere il suo posto alla guida del governo, la scelta del dopo-Draghi nell'esecutivo sarà ugualmente delicata, tenendo anche conto del rischio delle elezioni anticipate. Ipotesi che, nonostante le ripetute smentite, continua ad aleggiare minacciosa sulle teste di moltissimi deputati e senatori ben consapevoli del fatto che non potranno più essere rieletti con il prossimo sfoltimento dei ranghi.

Insomma, anche se i giochi sembrano ormai fatti, sarà comunque opportuno aspettare fino all'ultimo prima di pronunciare il classico «rien ne va plus»: da troppo tempo, ormai, siamo abituati ai franchi tiratori e alle sorprese in «zona Cesarini».

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