mosse e contro mosse

Corsa contro il tempo per salvare MfE: a metà marzo scade la fusione

di Antonella Olivieri


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3' di lettura

Primo intoppo per Mediaset nel tentativo di sottrarsi alla morsa di Bollorè. Un intoppo che rischia però di tradursi nello stop al progetto Media for Europe. Con la conseguenza che si tornerebbe alla situazione precedente, con Fininvest avviata per fine anno a raggiungere comunque - via buy-back - la maggioranza assoluta del Biscione.

Ovviamente è uno scenario che Mediaset ha tutte le intenzioni di scongiurare. In Spagna Mediaset ricorrerà in appello contro la sospensiva disposta dal Tribunale di Madrid alla fusione di Mediaset España con MfE (ci sono venti giorni di tempo per farlo), mentre in Italia presenterà esposto all’Agcom per quelle che ritiene indebite interferenze sulla vita della società.

Un gioco contro il tempo. La normativa olandese prevede infatti che trascorsi sei mesi dal deposito della delibera, se la fusione non è stata realizzata si debba ricominciare tutto daccapo. Poichè la delibera di Media for Europe è stata depositata a metà settembre, il termine scadrà a metà marzo. Mediaset sta ovviamente cercando la strada procedurale per ottenere una risposta dalla Spagna, che normalmente richiede cinque-sei mesi, in tempi più rapidi, in considerazione anche del fatto che chi ha esercitato il recesso si vedrebbe bloccati i titoli fino ad allora. Tra l’altro il periodo di recesso per Mediaset España è scaduto giovedì e, anche se i conteggi ufficiali non sono ancora disponibili, è immaginabile - visto che il prezzo del recesso era superiore alle quotazioni di mercato - che le azioni restituite siano state molto più alte di quello 0,4% del capitale di Mediaset Italia riconsegnato. Nel caso in cui, comunque o l’appello fosse sfavorevole a Mediaset o non arrivasse in tempo, il trasloco ad Amsterdam, di fatto salterebbe. Ovviamente è questo l’obiettivo di Vivendi che nel frattempo sta lavorando sul fronte legale per “sdoganare” l’intero 28,8% del capitale detenuto in Mediaset: se ci riuscisse - in tempi comunque non brevissimi - non scalzerebbe Fininvest dalla sua posizione di controllo assoluto, ma otterrebbe sicuro potere di veto su tutte le operazioni straordinarie che richiedono l’approvazione dell’assemblea con la maggioranza qualificata dei due terzi.

Per fare cosa? Continuare la guerriglia all’infinito? È plausibile che l’obiettivo finale possa essere tornare alla carica con un’Opa. Questo scenario implicherebbe comunque che Vivendi riuscisse a saltare l’ostacolo normativo che oggi impedisce la commistione tra Mediaset e Telecom o, in alternativa, che i francesi riconducessero la loro quota in quest’ultima al di sotto del 10%. C’è però un precedente di cui tener conto. Fonti informate riferiscono che quest’estate - quando c’è stato un incontro tra un banchiere di Citi e la famiglia Berlusconi - l’offerta ventilata da Bolloré fosse per l’intera quota Finivest al prezzo unitario di 4,5 euro per azione. Ciononostante a questo abboccamento la famiglia Berlusconi non ha voluto dare seguito.

Prima che i legali escano di scena per lasciare inevitabilmente la palla nel campo degli azionisti, tuttavia, sarà da sbrogliare l'intricata matassa del contenzioso. Per ora Vivendi ha segnato un gol importante in trasferta. In sostanza il giudice madrileno ha accolto come valide per disporre la misura cautelare le argomentazioni dei francesi secondo cui la fusione, decisa dalla maggioranza, era solo a beneficio della maggioranza stessa. Il 30 ottobre è fissata poi l’udienza al Tribunale di Milano per la sospensiva della delibera di fusione dell’assemblea di Cologno del 4 settembre, con giudice incaricato Elena Riva Crugnola, lo stesso giudice che aveva accolto il ricorso d’urgenza della Telecom “formato” Vivendi in contrapposizione a Elliott nell’aprile dell’anno scorso. L’udienza finale della Corte di giustizia europea a Lussemburgo - per la verifica della conformità della “legge Gasparri” alle norme Ue - è fissata invece il 18 dicembre, con sentenza entro la primavera. Nel frattempo, entro una decina di giorni, dovrebbe arrivare invece la sentenza di appello per la prima delle sei cause contro Daily motion (gruppo Vivendi), che trascina con sè una richiesta di risarcimento complessiva di 280 milioni a favore di Mediaset.

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