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Fmi, l’Europa sceglie la bulgara Georgieva per il dopo-Lagarde

di Gianluca Di Donfrancesco


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Il direttore generale uscente dell’Fmi, Christine Lagarde (destra), e la candidata alla sua successione Kristalina Georgieva

3' di lettura

Kristalina Georgieva è il candidato europeo alla guida del Fondo monetario. La bulgara ha sconfitto nel duello finale l’ex ministro delle Finanze olandese Dijsselbloem, che si è congratulato con l’attuale direttrice esecutiva della Banca mondiale.

Divisi fino alla fine: i Paesi europei hanno faticato a trovare un accordo sul candidato comune da lanciare nella corsa per la guida del Fondo monetario internazionale. Falliti i tentativi di compromesso guidati dal ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, i Ventotto sembravano decisi ai votare su una rosa di tre candidati: la bulgara Kristalina Georgieva, il finlandese Olli Rehn e l’olandese Jeroen Dijsselbloem.

Nel primo pomeriggio, il governo spagnolo ha ritirato la candidatura del ministro dell’Economia, Nadia Calvino, che contava sull’appoggio dei Paesi del Sud Europa, dopo il passo indietro fatto giovedì dall’attuale presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno. Dopo poche ore, è stato Rehn a fare un passo indietro.

Per la successione di Christine Lagarde (prossima presidente Bce), restavano quindi in campo Georgieva e Dijsselbloem. La vittoria sarebbe andata a chi avrebbe ottenuto il voto del 55% dei Paesi membri (ovvero 16 Paesi) in rappresentanza di almeno il 65% della popolazione.
Nessuno dei due candidati ha centrato entrambi i criteri: la Georgieva ha ottenuto il 56% dei Paesi e il 57% della popolazione, mentre Dijsselbloem il 44% dei Paesi e il 43% della popolazione. Secondo le fonti europee, la vittoria della Georgieva è comunque chiara visto che la maggioranza qualificata non era una regola, ma solo un «benchmark».

«Congratulazioni a Kristalina Georgieva per essere stata selezionata candidata europea alla guida del Fmi. Di fronte al sorgere delle tensioni globali, è imperativo che il Fmi resti un simbolo di multilateralismo e cooperazione internazionale»: così su twitter il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno, sgombrando il campo da possibili contestazioni alla vittoria della Georgieva.

L’APPROFONDIMENTO: Il Fondo monetario a caccia del successore della Lagarde

Dijsselbloem, considerato un alfiere dell’austerity, aveva l’appoggio del Nord Europa, ma scontava l’opposizione della sponda Sud. Georgieva poteva contare sul sostegno di questo gruppo e degli Stati dell’Est. Tuttavia, tra pochi giorni compie 66 anni e non rientrerebbe nel limite di età previsto dallo statuto dell’Fmi: il direttore del Fondo non può avere più di 65 anni quando viene nominato e non può restare in carica oltre i 70 anni. Lo stesso limite che pesava sulla candidatura più eccellente, quella di Mario Draghi, che però si è sfilato dalla corsa a sua volta. L’ostacolo sarebbe comunque superabile con un accordo tra i Paesi membri dell’Fmi.

Le candidature devono essere presentate entro il 6 settembre e l’elezione avverrà poi a inizio ottobre.

A lungo si è immaginato un suggestivo scambio di poltrone tra Lagarde e Draghi. Giovedì, però, l’italiano ha deciso di sfilarsi ufficialmente dalla corsa alla guida dell'Fmi, dichiarandosi «indisponibile».

Sin dalla sua istituzione, nel 1945, alla guida dell’Fmi c’è sempre stato un europeo, in base al principio non scritto che assegna in cambio agli Usa la scelta del capo della Banca mondiale. Dove ad aprile la Casa Bianca ha piazzato l’americano David Malpass. L’Europa non intende rinunciare al proprio diritto acquisito. La Francia ha espresso 5 degli 11 direttori generali dell'Fmi. Christine Lagarde, prima donna al vertice dell’istituto, prese il posto di Dominique Strauss-Kahn, travolto da uno scandalo sessuale che lo costrinse a dimettersi prima della scadenza del mandato.

La spartizione delle poltrone tra europei e americani è indigesta ai Paesi emergenti, che denunciano di non essere adeguatamente rappresentati nelle due istituzioni, nonostante il loro peso economico e demografico. Presenteranno un loro candidato alternativo e si fa il nome del direttore generale della Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali, il messicano Agustin Carstens. Resta poi da vedere se Donald Trump rispetterà la tradizione e non metterà i bastoni tra le ruote all'Europa.

Sulla carta, la selezione del direttore generale dell’Fmi spetta al Consiglio esecutivo, composto da 24 membri eletti da Paesi o gruppi di Paesi, il quale indica le candidature. Anche i governatori delle Banche centrali e i ministri delle Finanze possono proporre candidati. Il processo è ufficialmente aperto dal 29 luglio e il termine ultimo per proporre candidati è il 6 settembre. La lista dei nomi, sempre sulla carta, sarà tenuta riservate. Toccherà sempre al Consiglio esecutivo arrivare a una rosa ristretta di tre candidati e procedere alle loro audizioni. Al termine, i 24 membri potranno votano il nuovo direttore generale a maggioranza, «anche se l’obiettivo è arrivare a una decisione consensuale», come sottolinea l’Fmi. Il 4 ottobre sarà annunciato il successore della Lagarde.

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