Legno-arredo

Corsa del mobile a evadere gli ordini sospesi

Ora la priorità sono le commesse per l'estero ancora ferme ma per la ripresa è necessario sostenere il mercato interno con i negozi

di Giovanna Mancini

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Una veduta degli interni dello stabilimento di Giussano della Molteni&C

Ora la priorità sono le commesse per l'estero ancora ferme ma per la ripresa è necessario sostenere il mercato interno con i negozi


2' di lettura

Dopo oltre un mese di fermo produttivo, le aziende del legno-arredo hanno potuto riaprire le fabbriche già prima del 4 maggio, in base al Dpcm del 26 aprile, grazie alla rilevanza strategica di un settore che esporta oltre la metà della produzione e che in Lombardia vede il suo territorio a maggiore vocazione internazionale, con un saldo commerciale di 2,2 miliardi di euro, secondo i dati di FederlegnoArredo.

Questa regione rappresenta il 25% della produzione nazionale del comparto, con quasi 9 miliardi euro di fatturato nel 2019, fa notare il vicepresidente della federazione, Stefano Bordone: è la prima in Italia per valore, numero di imprese (oltre 10mila), numero di addetti (circa 55mila) ed esportazioni. Ed è proprio in questo territorio che l’interconnessione dell’intera filiera è più che mai evidente, soprattutto nelle province di Monza-Brianza e di Milano, dove si concentra la maggior parte delle imprese e dove i brand anche più importanti e di successo non sarebbero tali senza le capacità artigianali dei propri fornitori e senza i propri rivenditori.

Inoltre non tutti vivono di mercati esteri: «Il nostro settore esporta molto, ma la maggior parte dell’export è destinata all’Europa, che in larga parte si è fermata, e il primo mercato resta comunque l’Italia – osserva Bordone –, dove fino al 18 maggio non riapriranno i negozi. E se non riaprono i punti vendita, noi che cosa venderemo, una volta esauriti gli ordini in sospeso destinati all’estero?».

Le aziende, che non avevano mai interrotto le attività commerciali, progettuali o di marketing svolte da remoto, hanno riavviato il lavoro anche negli stabilimenti, con turni allungati e scaglionati in modo da consentire il distanziamento tra gli operai e i tecnici, e nel pieno rispetto dei protocolli. Alcune imprese avevano già ottenuto in precedenza deroghe dalle prefetture, per completare e spedire ordini destinati ad attività e filiere considerate essenziali.

La priorità in queste settimane di riavvio è evadere le forniture rimaste in sospeso, soprattutto quelle destinate ai progetti all’estero che non si sono fermate nonostante la pandemia da coronavirus, il cui mancato rispetto comporterebbe penali per le aziende o favorirebbe i competitor internazionali. Il tema però, spiega Bordone, è «sollecitare anche la domanda interna – dice –. È indispensabile non indebolire il potere d’acquisto degli italiani». Anche perché il vero danno economico della pandemia si sentirà nei prossimi mesi dato che, a differenza di crisi precedenti, non è crollato un singolo mercato, ma sono venuti a mancare tanti mercati contemporaneamente, tra cui i principali clienti dei mobilifici lombardi: Francia, Germania, Stati Uniti e Cina. Peserà anche la cancellazione del Salone del Mobile di Milano (slittato al 2021), vetrina insostituibile e generatore di ordini internazionali per tutta la filiera.

«Le misure varate finora dal governo non sono in sé sbagliate – osserva ancora Bordone – ma hanno il difetto di voler affrontare con strumenti ordinari una situazione straordinaria».

Servono dunque interventi e soluzioni inediti. Come alcune alleanze spontanee che proprio in Lombardia sono nate in queste settimane tra realtà in tempi normali tra loro concorrenti, che di fronte a questa crisi hanno deciso collaborare e mettere insieme idee per ripartire.

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