polmonite

Corsa al saturimetro, a chi serve davvero

In chi si trova a casa ad affrontare l'infezione e viene monitorato a distanza dai sanitari è lo strumento per controllare regolarmente il livello di ossigeno nel sangue. Costa pochi euro e, in maniera indolore e non invasiva, offre informazioni molto utili

di Federico Mereta

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In chi si trova a casa ad affrontare l'infezione e viene monitorato a distanza dai sanitari è lo strumento per controllare regolarmente il livello di ossigeno nel sangue. Costa pochi euro e, in maniera indolore e non invasiva, offre informazioni molto utili


3' di lettura

Tosse, febbre, dispnea, ovvero difficoltà a respirare. Con l'affanno, magari anche dopo uno sforzo minimo, che diventa una chiave per comprendere un aggravamento in atto. Ma perché nasce questo problema?

Fondamentalmente per il coinvolgimento polmonare dell'infezione che può provocare una polmonite interstiziale e quindi aggredire le strutture dove avvengono gli scambi tra aria e sangue, gli alveoli.

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Ovviamente, se questi non sono in grado di svolgere correttamente il loro compito, cala la percentuale di ossigeno che si lega all'emoglobina presente nei globuli rossi e quindi gli organi, a partire dal cuore per arrivare fino al cervello, possono andare in ipo-ossigenazione.

In ospedale – e ancor di più nelle unità di terapia intensiva in cui addirittura si può arrivare a vicariare la funzione respiratoria attraverso macchine che “mettono a riposo” i polmoni sostituendone l'attività - il monitoraggio di questa funzione chiave è costante.

Ma in chi si trova a casa ad affrontare l'infezione e viene monitorato a distanza dai sanitari, esiste il mezzo per controllare regolarmente il livello di ossigeno nel sangue. Basta un apparecchio che costa pochi euro, che consente di effettuare un esame del tutto indolore e non invasivo, per avere l'informazione. Si chiama saturimetro o ossimetro e, semplicemente con una piccola “pinzetta” rilevatrice che viene posta sulla falange finale di un dito o piuttosto ai lobi auricolari, consente di avere informazioni molto utili sul livello di ossigeno che circola nel sangue e quindi indicare un possibile aggravamento della patologia.

Il test, in pratica, informa sulla saturazione dell'ossigeno nel sangue, ovvero sulla quantità di ossigeno legata all'emoglobina in rapporto alla quantità totale di emoglobina circolante ed è anche un parametro chiave per il controllo a distanza secondo quanto indicato nel documento della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) relativo al controllo domiciliare dei pazienti con infezione da Sars2-CoV-2019.

«Si tratta di uno strumento sicuramente utile perché la diminuzione della saturazione di ossigeno indica un'implicazione patologica del parenchima polmonare - spiega Walter Canonica, professore di Medicina respiratoria presso l'Humanitas University di Milano -. Ovviamente i controlli vanno fatti se si percepisce una difficoltà nelle normali funzioni respiratorie: per chi non ha problemi di questo tipo non è di alcuna utilità conoscere questo parametro. Ed è fondamentale ricordare che normalmente i valori del test si aggirano intorno al 98-100 per cento».

«Qualora una persona - continua Canonica - che si trovi in osservazione per infezione da Sars2-CoV-2019 a domicilio conviene sempre preoccuparsi se la saturazione scende intorno al 93 per cento, ovviamente in assenza di patologie pregresse a carico dell'apparato respiratorio come Bpco (attenzione soprattutto nei fumatori, che non per nulla appaiono a maggior rischio di complicazioni in caso di infezione da coronavirus) o asma».

Secondo l'esperto, poi, conviene sempre scegliere uno strumento di qualità e soprattutto occorre capire bene il proprio punto di partenza. È infatti evidente che se un soggetto già presenta patologie respiratorie può avere carenze precedenti dell’ossigenazione del sangue e partire da un livello di saturazione più basso rispetto all'ottimale sopra indicato.

In termini generali, quindi, bisogna considerare la saturazione di ossigeno nel sangue un parametro in grado di offrire informazioni utili sulla funzionalità respiratoria del soggetto, a prescindere dall'eventuale infezione da Sars2-CoV-2019. Quando si scende sotto il 90%, in genere, può essere presente un’ipossia (cioè una carenza di ossigeno) particolarmente significativa. La sindrome da distress respiratoria acuta legata alla massiva reazione polmonare che si può verificare in alcuni pazienti che contraggono l'infezione da coronavirus, con coinvolgimento di ampie aree dei polmoni, rappresenta un fattore da seguire con grande attenzione in ospedale. E proprio l'affanno, anche dopo un minimo sforzo addirittura da seduti, diventa per questo motivo il segnale che deve mettere in guardia chi si trova a domicilio.

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