il sottobosco delle patenti

Corsi di guida a rischio abusivismo con l’introduzione dell’Iva

di Maurizio Caprino


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3' di lettura

Chi lo dice che i corsi per la patente diventeranno più cari? Certo, l’agenzia delle Entrate ha stabilito che non c’è più l’esenzione Iva, adeguandosi a una sentenza della Corte di giustizia europea. E le autoscuole hanno iniziato una battaglia per evitare almeno che l’applicazione dell’Iva non sia retroattiva. Ma esiste anche un’altra possibilità: che proliferi l’abusivismo. Con tanti saluti a imposte e sentenze.

Non è solo un’ipotesi: già oggi, appena fuori dai cancelli delle sedi della Motorizzazione in alcune grandi città, è possibile vedere persone che stazionano vicino a un’auto. Apparentemente offrono di noleggiarla a chi fa gli esami di guida da privatista: ha i doppi comandi e la legge impone di presentarsi ai test con un mezzo del genere. Ma in alcuni casi queste persone sono veri e propri istruttori. Abusivi.

Se la retroattività dell’Iva verrà confermata dal 2014 come stabilito dall’interpretazione dell’agenzia delle Entrate (risoluzione 79/E del 2 settembre scorso), le associazioni di categoria stimano che mediamente ciascuna autoscuola dovrà pagare 110mila euro. Abbastanza da indurre più di qualcuno a chiudere, pur continuando l’attività. Come? Fingendosi noleggiatori, ma rimanendo di fatto istruttori.

Gli operatori sanno benissimo che nella pratica si può fare: il veicolo può essere noleggiato solo per gli esami, ma chi controlla che sia davvero così? Occorrerebbero appostamenti specifici da parte delle forze di polizia.

La situazione è destinata a peggiorare anche senza arrivare a queste situazioni estreme: le sfumature di abusivismo sono tante e si mescolano con la scarsa qualità dei corsi. In fondo, con la crisi economica iniziata nel 2008, tra le autoscuole si era già scatenata una concorrenza al ribasso. Fatta di lavoratori in nero, attrezzature al minimo indispensabile e superofferte pubblicizzate senza pudore, accessibili anche tramite gruppi di acquisto online. Parliamo di corsi e patenti a 100 euro “tutto incluso”: il 90% di sconto rispetto al prezzo comunemente ritenuto congruo. Siamo lontani anni luce dalla metà degli anni 90, quando l’Antitrust intervenne contro il cartello delle scuole guida, per impedire qualsiasi accordo tra gli operatori.

Nel 2013 l’Unasca, una delle due maggiori associazioni di categoria, denunciò pubblicamente tutto. Senza successo. Anche perché in troppi clienti c’è ancora la mentalità che il rilascio della patente sia un atto dovuto e che guidare bene sia facile, per cui la qualità della preparazione passa in secondo piano rispetto al prezzo: storicamente, chi ha fatto investimenti per innovare e magari anche introdurre insegnamenti di guida sicura che vadano oltre i burocratici programmi ministeriali d’esame non è mai stato premiato dal mercato.

Dunque, anche le autoscuole che non chiuderanno saranno sempre più spinte verso servizi low cost. E corsi che già in media non sfornano guidatori eccellenti (anche perché non sono obbligatori esercizi pratici sulla gestione di situazioni di emergenza) perderanno efficacia.

A meno che le associazioni di categoria riescano a concordare con la politica soluzioni per evitare la retroattività o comunque attenuare il peso dell’Iva, cosa che però giuridicamente non è facile (si veda Il Sole 24 Ore del 17 settembre). Con lo sciopero di mercoledì scorso, Unasca e Confarca hanno iniziato una «battaglia che sarà lunga e che necessariamente deve arrivare sino a Bruxelles». Mercoledì sono riuscite a raccogliere la solidarietà di alcuni parlamentari, rimettendo per qualche ora d’accordo anche grillini e leghisti.

La prossima tappa è la legge di Bilancio: si punta a inserirvi una norma che introduca l’Iva dal 1° gennaio prossimo, in modo non retroattivo. Se questo non fosse possibile, si cercherà almeno di strappare un’aliquota più bassa di quella ordinaria del 22%.

Ma questo potrebbe costare all’Italia una procedura d’infrazione. Quindi ci si attrezza anche per rintuzzare i rilievi espressi dalla Corte Ue, dimostrando che l’esenzione Iva in Italia non falsa la concorrenza con le autoscuole degli altri Stati membri: per operare in Italia dovrebbero sempre seguire le regole italiane.

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