Opinioni del Sole

Corso per 50 allievi che unisce due vocazioni

di Luca Orlando


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3' di lettura

Faccio il medico? Oppure l’ingegnere? Non che le due vocazioni siano proprio sovrapponibili, ma ad ogni modo d’ora in poi gli “indecisi” non saranno più costretti a scegliere.

Da settembre, a Milano, i giovani diplomati potranno optare per Medtec School, nuovo corso di laurea risultato della partnership tra Humanitas University e Politecnico di Milano. Accordo innovativo, che al termine di un percorso di studio di sei anni produrrà laureati magistrali in Medicina e chirurgia in possesso al contempo di una triennale in Ingegneria biomedica.

Ciò che fino a pochi anni fa poteva sembrare un accostamento stravagante è in realtà progressivamente diventato uno dei filoni di maggiore sviluppo nelle scienze mediche, sempre più “contaminate” dalla tecnologia, dalla statistica, dalla matematica. Una rapida occhiata a ciò che accade negli ospedali, all’utilizzo sempre più pervasivo dei big data, alla diffusione della robotica in chirurgia, ai passi avanti della stampa 3D di tessuti e apparati biomedicali, evidenzia ormai il connubio sempre più stretto tra mondo hi-tech, digitalizzazione e medicina, legame che Medtec va a formalizzare in un percorso strutturato.

«La sfida - spiega il presidente di Humanitas, Gianfelice Rocca - è quella di sfruttare la tecnologia per rendere sostenibile la sanità e questo accordo può davvero fare la storia dell’education. Le statistiche delle pubblicazioni scientifiche ci dicono che in questo territorio il capitale umano rappresenta un evidente punto di forza: Milano e la Lombardia sono il motore che può rendere l’Italia propulsore di una sanità all’avanguardia e accessibile a tutti, facendo leva sulle competenze esistenti e sulle loro sinergie».

Sinergie ricercate in modo evidente nello sviluppo del nuovo corso, che nel primo triennio vedrà un’alternanza di frequentazione tra i due atenei, per poi proseguire nei successivi tre anni approfondendo la formazione clinica presso Humanitas, prevedendo tuttavia moduli specifici tenuti da docenti del Politecnico per garantire l’integrazione delle competenze ingegneristiche nel percorso.

«Ciò che vediamo intorno a noi - commenta il rettore di Humanitas University, Marco Montorsi - ci dimostra come le barriere tra i saperi stiano crollando e l’iniziativa che presentiamo ora è una risposta a questo cambiamento. Per arrivare al medico del 2030, quello che stiamo progettando, è fondamentale sviluppare competenze nuove che consentano di affrontare situazioni di complessità crescente».

«La fortuna di tutti noi - aggiunge il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta - è quella di essere a Milano, il che consente di ricercare e trovare alleanze strategiche di grande qualità, come in questo caso. Io e Montorsi abbiamo iniziato a parlarne a febbraio del 2018 e a distanza di soli 15 mesi il progetto è diventato realtà. Va dato atto al ministero dell’Istruzione di aver capito e sostenuto questa idea: il che dimostra quanto spesso sia sbagliato nascondersi dietro l’alibi della burocrazia per non fare».

Dalle istituzioni il plauso è bipartisan,con l’assessore alla trasformazione digitale del Comune di Milano Roberta Cocco a sottolineare come la metropoli abbia l’ambizione di essere capitale dell’innovazione, il Governatore Attilio Fontana a osservare come questa sia la strada giusta per adeguare le conoscenze a un mondo che cambia, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti a congratularsi per una iniziativa che contribuisce a costruire il futuro del Paese.

I posti disponibili per il nuovo corso sono al momento 50 all’anno, giovani che verranno ospitati in prospettiva in un nuovo edificio costruito ad hoc presso Humanitas, con laboratori aperti e modulabili collegati in modo diretto con le aule in cui si svolgeranno le lezioni frontali.

Il percorso sarà interamente in lingua inglese, accessibile dopo un test d’ingresso (il sei settembre, anche questo in inglese) con domande di cultura tecnico-scientifica, logica verbale, fisica, chimica, biologia.

E matematica, ovviamente. Materia che il medico 4.0 non potrà più permettersi di trascurare.

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