FISCO

Corte conti, all’appello delle rottamazioni fiscali mancano 11,4 miliardi

I contribuenti che hanno aderito alla «definizione agevolata» avrebbero dovuto pagare 21,8 miliardi. Ma si sono fermati a 11,4

di Gianni Trovati


default onloading pic

2' di lettura

Le rottamazioni delle cartelle sono state un gran successo, che ha portato a numerose repliche. Gli italiani aderiscono in massa alla possibilità di chiudere i vecchi debiti con il fisco cancellando interessi e sanzioni. Solo che poi non pagano. I numeri messi in fila dalla Corte dei conti nel nuovo giudizio di parificazione parlano chiaro. Entro fine 2018 i milioni di italiani che hanno detto sì alle rottamazioni avrebbero dovuto versare 21,8 miliardi, cumulati nelle «definizioni agevolate» dei diversi anni.

Che cosa manca
Ma nelle casse pubbliche di miliardi ne sono arrivati solo 10,4. All'appello, insomma, mancano 11,4 miliardi.
Il problema non è piccolo. Non solo per i valori in gioco. Ma anche perché su sconti, rottamazioni e agevolazioni varie per chiudere i vecchi debiti fiscali il governo fa affidamento anche per migliorare i saldi e rassicurare i partner europei che premono per la procedura d'infrazione. Anche se queste entrate, così come i dividendi extra, tagliano il deficit nominale ma non possono garantire l'effetto strutturale su cui si concentrano le regole Ue.

Stop prima della cassa
Gli ostacoli che portano i contribuenti dall'entusiasmo dell'adesione alla freddezza nei pagamenti sono molti. Il primo è il meccanismo previsto per i pagamenti dei debiti fiscali “rottamati”. Nelle sue prime due versioni, la rottamazione ha cancellato interessi e sanzioni ma ha imposto un calendario di pagamento stretto, limitato cinque rate. Di conseguenza molti contribuenti hanno aderito alla sanatoria, anche per fermare contenziosi ed azioni esecutive, ma poi non sono riusciti a onorare le rate, rientrando quindi nei sistemi ordinari della riscossione. In molti casi i contribuenti sapevano bene che sarebbe finita così, e la presentazione del modulo per la rottamazione è stata solo tattica.

Giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato 2018

Visualizza

Calendario allungato
Proprio per superare il problema la rottamazione ter, con un meccanismo confermato dalla “quater” inserita nel decreto crescita, allunga drasticamente il calendario, permettendo ai contribuenti di pagare in cinque anni. Una mossa che allunga i tempi dell'accertamento contabile delle rate, ma apre le porte anche a chi davvero non ha pagato le tasse per problemi di liquidità e non solo per scelta.

L’anti-evasione zoppica
Resta il fatto che il moltiplicarsi di sanatorie, rottamazioni, paci fiscali e saldi e stralci, mentre sull'orizzonte del dibattito nella maggioranza tornano il condono del contante e la dichiarazioni integrative speciali, non aiuta la corsa della macchina del fisco. Nel 2018, confermano i calcoli della Corte, le entrate totali dello Stato sono cresciute dell'1,5 per cento. Ma i 17 miliardi arrivati dalle attività di accertamento e controllo (comprese sanzioni e interessi) segnano un -7,2% rispetto al 2017, e se si guarda all'«attività di accertamento sostanziale» svolta dall'agenzia delle Entrate il contatore si ferma a 5,6 miliardi, con un crollo del 23,8% sull'anno prima. Perché «il livello dell'evasione fiscale che caratterizza la situazione italiana», rileva la Corte, resta «anomalo». E la lotta al sommerso fatica a tenere il passo.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...