Finanza pubblica

Corte dei Conti: la lotta all’evasione non basta, risultati incoerenti

Il presidente della magistratura contabile Carlino: bene la spesa buona ma contenere quella cattiva

Gdf: scoperti 3.546 evasori totali e 5.868 furbetti del reddito di cittadinanza

5' di lettura

Gli strumenti di cui dispone oggi l’amministrazione fiscale «non sono in grado di determinare una significativa riduzione dei livelli di evasione». Lo scrive la Corte dei Conti nella Relazione sul Rendiconto generale dello Stato. I risultati finanziari derivanti dall’ordinaria attività di accertamento e controllo conseguiti dall’Agenzia delle entrate, lamentano i magistrati contabili, «continuano ad essere del tutto incoerenti con la dimensione dei fenomeni evasivi registrati in Italia».

Contenere la «spesa cattiva»

Nella sua introduzione, inoltre, il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino sottolinea come il Recovery Plan «rappresenta un’opportunità per effettuare investimenti che aumentino il potenziale di crescita del Paese» occorrerà seguire un cammino di finanza pubblica che, fatta salva l’esigenza di aumentare strutturalmente alcune componenti della spesa sia corrente, sia in conto capitale, affianchi, quando le condizioni lo consentiranno, all’espansione della spesa “buona” il contenimento di quella “cattiva”».

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Carenze nella sanità, ripartire da Lea

Carlino affermato inoltre che «la pandemia ha messo ulteriormente in luce, nel sistema sanitario, le differenze nella qualità dei servizi offerti, le carenze di personale dovute ai vincoli nella fase di risanamento, i limiti nella programmazione delle risorse professionali, ma, anche, la fuga progressiva dal sistema pubblico, le insufficienze dell’assistenza territoriale a fronte del crescente fenomeno delle non autosufficienze e delle cronicità, il lento procedere degli investimenti sacrificati dalle necessità correnti». Il suggerimento è «guardare agli indicatori alla base del monitoraggio Lea (Livelli essenziali di assistenza, ndr) consente di mettere a fuoco le condizioni prima della crisi e capire i problemi da cui è necessario ripartire».

Debito pubblico, rientro necessario appena possibile

Quanto ai conti pubblici la crescita più elevata innescata dal Recovery Plan «renderà meno gravoso il percorso di rientro dal debito che dovrà, necessariamente, essere intrapreso non appena le condizioni economiche lo permetteranno. Una finanza pubblica sostenibile nel medio termine non è solo richiesta dalle regole comunitarie, ma è condizione necessaria per rivolgersi ai mercati cui quel debito si chiede di sottoscrivere».

Gli effetti sui conti pubblici delle misure anti-pandemia, spiega il presidente di coordinamento delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, Enrico Flaccadoro, «sono stati, e sono ancora, pesanti. In un contesto che vedeva la Commissione europea attivare la cosiddetta “general escape clause” e invitare gli Stati membri a porre in atto tutte le azioni necessarie ad affrontare la crisi sanitaria e la grave recessione economica, l’Italia ha adottato nel 2020 interventi per 108 miliardi in termini di indebitamento netto, 205 miliardi sul saldo netto da finanziare».

Riscossione in grave difficoltà, e-fattura non più facoltativa

Riforma del fisco e un sistema di riscossione adeguato sono gli aspetti richiamati dalla magistratura contabile: «I risultati 2020 dimostrano come l’attività di accertamento econtrollo sia stata graduata, e in parte fermata, durante l’emergenza sanitaria - afferma ancora Flaccadoro -. Non si può non osservare come la riscossione dei crediti pubblici presenti da tempo gravi difficoltà: a 20 anni dall’iscrizione a ruolo, la percentuale è inferiore al 30% del carico netto; dopo 10 anni non raggiunge il 15%». E ha aggiunto: «Permane il notevole gap rispetto all'andamento dell’Iva negli altri Stati dell’Ue, ciò dovrebbe spingere a valutare il superamento della facoltatività della fatturazione elettronica per i contribuenti in regime forfetario» che contribuirebbe anche alla semplificazione.

Riduzione debito commerciale Pa è fattore di crescita

«Il debito commerciale ha un fortissimo impatto sull’economia reale, considerando il grave disagio che il ritardo dei pagamenti arreca alle imprese» ha detto il procuratore generale della Corte dei Conti Angelo Canale ricordando che l’Italia «ha già subito una condanna per inadempimento dei termini fissati dalla direttiva europea» e che «lo Stato centrale, aderendo al programma europeo Next generation, sta mettendo mano a obiettivi sfidanti in termini di aumento del Pil e impulso alle imprese, obiettivi che rischiano di essere depotenziati nella misura in cui alle imprese vengano negate le risorse finanziarie che spettano loro di diritto». Il debito commerciale «gioca un ruolo essenziale ai fini del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo: la sua riduzione è fattore di crescita».

Pubblica amministrazione: riqualificare i 50enni

Per l’attuazione del Recovery plan l’Italia avrà bisogno «di una risposta straordinaria sul piano organizzativo e del razionale utilizzo delle risorse umane per garantire un supporto concreto al rilancio degli investimenti e, più in generale, servizi rapidi ed efficienti a vantaggio di tutti i settori dell’economia» scrive il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, Ermanno Granelli. Che per la p.a. giudica necessario da una parte il reclutamento di nuove risorse con «conoscenze e capacità pluridisciplinari, oltreché ineludibili abilità nell’uso delle nuove tecnologie» e dall’altra «un massivo intervento» di riqualificazione dell’estesa platea di cinquantenni» che rappresenta la maggioranza del personale pubblico.

Lotta evasione non basta

L’effetto degli adempimenti previsti dalla normativa e l’azione dell’Amministrazione, sottolinea la Corte dei Conti, «non sono finora riusciti a modificare apprezzabilmente i livelli di adempimento spontaneo, mentre gravi difficoltà si registrano nell’effettivo recupero delle somme evase». La magistratura ricorda quindi di aver segnalato «ripetutamente» l’esigenza di attuare «una strategia coordinata e costante di contenimento dell’evasione basata sull’uso delle moderne tecnologie informatiche e telematiche, sull’ampliamento dei pagamenti tracciati, sull’applicazione della ritenuta d’acconto e sull’azione di supporto all’adempimento e di controllo svolta dall’Amministrazione fiscale. Ancora una volta si ribadisce, dunque, l’esigenza di una diversa modalità realizzativa dell’attività di controllo fiscale che dovrebbe costituire il naturale complemento dell’utilizzo preventivo e persuasivo dei dati in possesso del sistema informativo (tra i quali, in primo luogo quelli relativi alle fatture emesse e ricevute e ai corrispettivi conseguiti e quelli desumibili dall’archivio dei rapporti finanziari), solo in parte normativamente consentito.

Incentivazione dell’adempimento spontaneo

Alla base dei risultati “incoerenti” con la dimensione dell’evasione «permane la sottoutilizzazione di uno strumento di indagine particolarmente efficace quale è l’Anagrafe dei rapporti finanziari - si legge ancora nella Relazione -. Le nuove disposizioni, infatti, consentirebbero l’utilizzazione dei dati finanziari per l’effettuazione sistematica di analisi di rischio al fine di far emergere posizioni da sottoporre a controllo e incentivare l’adempimento spontaneo. Va detto che è proprio su tale secondo aspetto, quello della incentivazione dell’adempimento spontaneo che si può individuare la più significativa portata innovativa della disposizione. È, pertanto, necessario che i dati vengano utilizzati anche e soprattutto in chiave preventiva, insieme a tutte le altre informazioni di cui dispone l’Amministrazione fiscale e con le cautele necessarie ai fini della tutela della riservatezza, per informare e supportare il contribuente già nella fase dell’adempimento, mettendolo pienamente in condizione di conoscere gli elementi sui quali sarà poi valutata la sua effettiva capacità contributiva».

Accertamenti in calo

Il numero di accertamenti ordinari realizzati nel 2020 (quasi 129mila, dei quali 76mila circa solo protocollati e non ancora notificati) presenta una flessione del 51,8% rispetto agli oltre 267mila accertamenti ordinari realizzati nell’anno precedente, numero quest’ultimo a sua volta ben lontano dai livelli ante 2016 (in media poco più di 310mila accertamenti all’anno).

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