l’inaugurazione dell’anno giudiziario

Corte Conti: la ripresa si allontana, rimuovere ostacoli a investimenti

Il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema ha sottolineato la «necessità di monitorare e valutare con grande attenzione l'evoluzione del quadro di finanza pubblica, al fine di prevenire il rischio di deviazioni dal percorso di risanamento di bilancio»


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3' di lettura

«Gli equilibri di bilancio oggi costituiscono un obiettivo non facile, in ragione di un contesto economico internazionale e interno che non ne favorisce il conseguimento. Le previsioni sulla crescita sono in larga misura concordi nel ritenere che anche il 2020 resterà lontano dai ritmi di sviluppo pre-crisi, mentre l'inizio di una ripresa viene collocato nel biennio successivo».

Lo afferma nella sua Relazione alla Cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario 2020 il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema, segnalando che sul quadro congiunturale «tutt'altro che confortante si sono ora innestati impulsi nuovi e in parte imprevisti, che sembrano riportare verso il basso le prospettive economiche: dalle tensioni geopolitiche agli effetti, difficili da stimare, del coronavirus sull'economia cinese e, di riflesso, su tutte le altre aree economiche mondiali». Di qui la necessità di «monitorare e valutare con grande attenzione l'evoluzione del quadro di finanza pubblica, al fine di prevenire il rischio di deviazioni dal percorso di risanamento di bilancio»

Buscema: rimuovere ostacoli a investimenti
Vista la crescita e la bassa inflazione «i margini per la riduzione del rapporto debito/Pil si fanno molto stretti. Ciò rafforza l'esigenza di politiche di bilancio caratterizzate da un alto grado di selettività, imposta
anche da una serie di urgenze che spingono verso una più efficace azione di razionalizzazione della spesa pubblica e una revisione degli strumenti e delle procedure per rimuovere i vincoli che tuttora rallentano la realizzazione dei programmi di investimento pubblico» ha aggiunto il presidente della Corte dei Conti

Accelerare gare nuove concessioni autostradali
In particolare «vanno accelerate le procedure per l'affidamento delle nuove concessioni» autostradali «da svolgersi prima della scadenza delle vecchie convenzioni per la tutela dell'interesse generale e per scongiurare la stasi degli investimenti». Lo si legge nella relazione sull'attività della Corte dei Conti dove si sottolinea la necessità di «evitare ulteriori proroghe alle convinzioni vigenti» dovute all'effetto delle proroghe di fatto per «mancato tempestivo riaffidamento della concessione».

Urgente ingresso giovani nella P.A.
Non solo. Il presidente della Corte dei Conti ha definto «urgente l'ingresso delle nuove generazioni in tutte le Amministrazioni Pubbliche» in quanto «una fase di complessivo rinnovamento non è più rinviabile; non solo per aumentare l'età media, ormai ben oltre i 50 anni, dei pubblici dipendenti, non solo per i vuoti nei ruoli di tanti organi essenziali, ma perché dare lavoro a tanti giovani è ciò che occorre al Paese».

Ricostruzione post-sisma ferma, lentezza esasperante
Il procuratore generale della Corte dei Conti Alberto Avoli ha ricordato invece che «sta prendendo sempre più vigore il filone investigativo riguardante l'utilizzo delle ingenti risorse stanziate per la ricostruzione delle aree dell'Italia centrale», colpite dal sisma. «Una ricostruzione che procede con una lentezza esasperante che rischia di rendere irreversibile la sofferenza del tessuto economico e sociale e, per paradossale altro verso, irrobustire improprie prassi di veri e propri abusi, quando non anche di pratiche corruttive. Malgrado la teorica disponibilità di fondi, l'edilizia pubblica è infatti pressoché ferma». Risultati apprezzabili «si registrano unicamente nel ripristino della rete viaria. La ricostruzione dell'edilizia privata procede a ritmi ancora più lenti a causa di procedure macchinose, di fatto presupposto per infiniti sprechi».

1.300 società partecipate inattive, 90 miliardi debiti
Avoli ha evidenziato inoltre il «ritardo nel processo di soppressione delle società partecipate dagli enti territoriali che sono sostanzialmente inattive. Quasi 1300 società sono del tutto prive di dipendenti o con un numero di amministratori inferiore a quello dei dipendenti. Nel complesso, i debiti maturati dalle società partecipate dagli enti territoriali superano i 90 miliardi, di cui quasi il 40% è riferibile a società a totale partecipazione pubblica». Numerose società hanno fatto registrare un fatturato inferiore a 500 mila euro; almeno il 27 % delle società possedute da enti territoriali presentano indici di criticità tali da meritare interventi di razionalizzazione (dismissione di quote o altre misure); il numero di società a partecipazione totalitaria o maggioritaria degli enti territoriali è stimato nel 60% del totale e gli affidamenti in house sono assolutamente prevalenti (il 93% del totale).

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