battaglia legale

Corte Suprema Usa approva il Travel Ban di Trump contro cinque paesi islamici

di Marco Valsania

Usa, la Corte Suprema dà l'ok al travel ban di Trump


2' di lettura

New York - Trump vince la protratta battaglia legale sul divieto all’ingresso da Paesi a maggioranza islamica. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato ragione al “travel ban” del Presidente, che ha avuto molteplici iterazioni dopo essere stato accusato di razzismo e incostituzionalità e che, nella terza versione ammorbidita rispetto all’iniziale divieto, è arrivato fino al giudizio degli alti magistrati.
La Corte, in una decisone a stretta maggioranza di cinque contro quattro, ha oggi affermato l’ampia latitudine dei poteri presidenziali alla conclusione di uno dei primi e più duri scontri ingaggiati dalla Casa Bianca sotto Trump.

Uno scontro che ha acceso i riflettori sulla sua nuova dottrina nazionalista e populista. I magistrati hanno indicato che il divieto contro gli arrivi da Iran, Libia, Somalia, Siria e Yemen non viola la legge americana.
La Casa Bianca ha difeso la necessità della messa al bando citando ragioni di sicurezza nazionale, un’argomentazione popolare nell’amministrazione, che la sfodera anche per legittimare le sue guerre commerciali. Il caso al cospetto della Corte era stato portato dallo stato delle Hawaii.
«Il Presidente ha legalmente esercitato l’ampia discrezione a lui garantita per sospendere l’entrata di cittadini esteri negli Stati Uniti», sostiene la maggioranza conservatrice della Corte nelle 39 pagine delle sue motivazioni. Il Presidente, secondo i magistrati, deve soltanto «rilevare che l’ingresso è a detrimento degli interessi degli Stati Uniti», un requisito che la Casa Bianca ha rispettato.

Gli avvocati dell’amministrazione hanno sottolineato che i Paesi in questione non hanno procedure di verifica dell’identità e di condivisione di informazioni necessarie a valutare il rischio posto dai viaggiatori. I critici hanno risposto che il divieto era invece una copertura di comodo per la vera motivazione di Trump, annunciata durante la campagna elettorale per fomentare tensioni razziali popolari tra la sua base più radicale: la messa al bando “totale e completa di tutti i musulmani che entrano negli Stati Uniti”. Gli scettici avevano anche affermato che gli attuali severi controlli utilizzati dalle autorità americane sarebbero già più che adeguati a fare i conti con ogni rischio.

Il divieto finale - messo a punto lo scorso settembre - blocca anche cittadini della Corea del Nord, funzionari governativi del Venezuela, mentre dalla lista nera è stato rimosso il Chad, dopo che il governo americano ha indicato che le sue pratiche di sicurezza sono migliorate.
Tribunali di grado inferiore avevano bocciato in tutto o in parte le tre versioni del travel ban ideate da Trump, che per mesi avevano generato confusione ai confini. Ma non così la Corte Suprema, che aveva già indicato di voler concedere maggior spazio alle scelte dell’amministrazione, permettendo nei fatti l’entrata in vigore del divieto dallo scorso dicembre.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...