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La Corte suprema Usa cancella il diritto costituzionale all’aborto dopo 50 anni. In 13 Stati tra cui Texas scatta subito divieto

Con questa sentenza ora gli Stati americani sono liberi di introdurre divieti o restrizioni all’aborto

Afp

5' di lettura

La Corte Suprema americana ha messo fine alle garanzie costituzionali per l’aborto che erano in vigore da quasi 50 anni, una controversa decisione presa dalla maggioranza conservatrice dell’Alta corte. «La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto», recita la sentenza shock.

La decisione è stata presa con una maggioranza di 6 contro 3 nel caso «Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization», in cui i giudici hanno confermato la legge del Mississippi che proibisce l’interruzione di gravidanza dopo 15 settimane. A fare ricorso era stata l’unica clinica rimasta nello Stato ad offrire l’aborto. «L’aborto presenta una profonda questione morale. La costituzione non proibisce ai cittadini di ciascuno stato di regolare o proibire l’aborto», scrivono i giudici.

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In 26 Stati scatteranno leggi restrittive

Una bozza trapelata nelle scorse settimane (redatta dal giudice Samuel Alito, risalente a febbraio e confermata poi come autentica dalla corte) aveva indicato che la maggioranza dei ’saggi’ erano favorevoli a ribaltare la Roe v Wade, suscitando vaste polemiche e proteste negli Usa. Su 50 Stati, 26 (tra cui Texas e Oklahoma) hanno leggi più restrittive in materia. Nove hanno dei limiti sull’aborto che precedono la sentenza «Roe v. Wade», e che non sono ancora stati applicati ma che ora potrebbero diventare effettivi, mentre 13 hanno dei cosiddetti «divieti dormienti» che dovrebbero entrare in vigore entro 30 giorni (le cosiddette trigger laws) eccetto nei casi in cui la vita della madre è in pericolo. I 13 Stati sono: Arkansas, Idaho, Kentcky, Louisiana, Mississippi, Missouri, North Dakota, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Wyoming.

In Missouri e Texas scatta subito il divieto

Il Missouri ha subito rivendicato di essere il primo Stato ad aver vietato l’aborto dopo la sentenza, seguito a ruota dal Texas. Il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, ha sottolineando che le strutture che offrono le interruzioni di gravidanza possono essere considerate «responsabili penalmente a partire da oggi». Stesso copione in South Dakota, dove una legge specifica che, con effetto immediato, tutti gli aborti sono illegali «a meno che un giudizio medico ragionevole e appropriato indichi che l’aborto è necessario per preservare la vita della donna incinta», si legge nella dichiarazione.

Vittoria postuma di Trump

La decisione, impensabile solo pochi anni fa, è stata il culmine di decenni di sforzi da parte degli oppositori dell’aborto, resi possibili da tre nomine conservatrici dell’ex presidente Donald Trump, che ha subito lodato la Corte che a suo avviso ha «seguito la Costituzione e restituito i diritti» e ha seguito la «volontà di Dio».

La decisione della Corte Suprema è «coraggiosa e corretta. È una storica vittoria per al costituzione e la società». Questo il commento del leader dei Repubblicani in Senato, Mitch McConnell. «La vita ha vinto», ha dichiarato un esultante Mike Pence, l’ex vice presidente federale.

La sentenza è arrivata più di un mese dopo la sorprendente fuga di notizie di una bozza di parere del giudice Samuel Alito che indicava che la Corte era pronta a compiere questo passo epocale.

Biden: Usa diventano una eccezione nel mondo

Gli Usa diventano «una eccezione nel mondo»: lo ha detto il presidente Joe Biden. Il diritto all’aborto e le libertà personali sono in gioco «sulla scheda elettorale» nelle prossime elezioni di Midterm, ha aggiunto Joe Biden invitando gli elettori a mobilitarsi al voto di novembre per eleggere rappresentanti che possano difendere il diritto all’interruzione della gravidanza e le altre libertà individuali. Il presidente ha lanciato un appello al Congresso per ripristinare la sentenza «Roe v. Wade» come legge federale. «Ora la palla passa al Congresso», ha detto, promettendo che la sua amministrazione resterà vigile. Biden ha lanciato un appello agli attivisti pro-aborto perché mantengano le proteste su un piano pacifico ma ha dato mandato al segretario alla Salute di garantire l’accesso delle donne alla pillola abortiva ed altri farmaci approvati dalla Food and Drug Administration.

Scoppiano le proteste

Fuori dalla Corte Suprema degli Stati Uniti è scoppiata la protesta, pochi minuti dopo che i massimi giudici hanno abolito il diritto all’aborto dopo 50 anni. I manifestanti stanno aumentando ogni minuto che passa, c’è anche un contigente di anti-abortisti che si sono abbracciati e hanno esultato alla notizia che la Corte Suprema ha rovesciato la storica sentenza.

Tre giudici contrari

«Tristemente», molte donne «hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo». Lo affermano i giudici liberal della Corte Suprema Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer. I tre giudici hanno votato contro la decisione di capovolgere la «Roe v. Wade».

Gli Obama, Clinton e Pelosi accusano la Corte

Anche l’ex presidente Barack Obama attacca la Corte Suprema, accusandola di aver «attaccato le libertà fondamentali di milioni di americani» con la sua decisione.

«Ho il cuore spezzato per gli americani che hanno perso il diritto fondamentale di assumere decisioni informate» in merito al loro corpo, afferma Michelle Obama, che parla di una «decisione orribile» che «avrà conseguenze devastanti».

Hillary Clinton bolla la decisione della Corte Suprema sull’aborto come un’«infamia», un «passo indietro per i diritti delle donne e i diritti umani. Molti americani ritengono che la decisione di avere un figlio sia una decisione sacra e dovrebbe rimanere fra la donna e il suo medico», aggiunge

Una sentenza «crudele e scandalosa». Così la Speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi. Alle elezioni di novembre, aggiunge, ci sono in gioco i diritti delle donne.

New York: qui aborto legale, siete le benvenute

«L’accesso all’aborto è un fondamentale diritto umano e resta sicuro, accessibile e legale a New York». Lo assicura il governatore dello Stato Kathy Hochul. Le fa eco il sindaco della Grande Mela, Eric Adams. «A coloro che vogliono un aborto nel Paese sappiate che qui siete le benvenute. Faremo ogni sforzo per assicurare che i servivi riproduttivi restino disponibili e accessibili per voi», assicura Adams.

Apple, Meta e Patagonia pagheranno le spese per l’aborto alle proprie dipendenti

Sia Apple che l’azienda Patagonia si sono impegnate a pagare alle proprie dipendenti viaggio, alloggio e procedure nel caso debbano recarsi in un altro Stato per sottoporsi ad un aborto dopo la sentenza della Corte suprema (lo stesso presidente Biden ha chiarito che nessuna autorità locale può impedire a una donna che desiderasse abortire di farlo in un altro stato degli Usa). La stessa azienda di abbigliamento sportivo ha anche assicurato che pagherà la cauzione a tutti i suoi dipendenti che dovessero essere arrestati protestando pacificamente per l’aborto. Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha annunciato che rimborserà le spese di viaggio, «nella misura consentita dalla legge, per le dipendenti che avranno bisogno di accedere all’assistenza sanitaria e ai servizi riproduttivi in un altro stato».

Macron: diritto all’aborto va difeso, solidarietà a donne Usa

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha commentato la sentenza Usa: «L’aborto è un diritto fondamentale per tutte le donne. Bisogna proteggerlo. Esprimo la mia solidarietà alle donne le cui libertà sono oggi rimesse in discussione dalla Corte suprema degli Stati Uniti», ha scritto su Twitter in francese e inglese.

Mons. Paglia: la scelta della vita è responsabilità per il futuro

Di diverso avviso l’opinione dell’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita: «Di fronte alla società occidentale che sta perdendo la passione per la vita, questo atto è un forte invito a riflettere insieme sul tema serio e urgente della generatività umana e delle condizioni che la rendono possibile; scegliendo la vita, è in gioco la nostra responsabilità per il futuro dell’umanità».

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