Pubblica sicurezza

Cortei, arriva la stretta del Viminale: no alle sfilate nelle «aree sensibili»

Firmata la direttiva ai prefetti del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Le scelte saranno valutate in sede locale

di Marco Ludovico

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3' di lettura

Nonostante le polemiche e le contrarietà, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese firma la direttiva annunciata sulle manifestazioni. Il monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e le intemperanze di una parte della protesta No Vax e No Green Pass hanno indotto la titolare del Viminale a mandare un segnale ai responsabili della sicurezza pubblica, prefetti e questori. Premesso l’inviolabile diritto alla manifestazione del pensiero sancito dalla Costituzione, vanno altrettanto garantiti il rispetto delle norme di salute pubblica, il diritto dell’esercizio della libertà d’impresa e la convivenza civile. Spesso contrastati dai cortei più caotici e disordinati, visti a più riprese.

«Effetti negativi sulle attività economiche»

Il Viminale ribadisce il «diritto a esprimere il dissenso». Nelle indicazioni ai prefetti non può non far notare, tuttavia, come le proteste abbiano generato «elevate criticità» non solo per «l’ordine e la sicurezza pubblica» ma anche per «i diritti attinenti allo svolgimento delle attività lavorative e alla mobilità dei cittadini». Il ministero dell’Interno sottolinea, in particolare, come alcune manifestazioni abbiano avuto «effetti particolarmente negativi nell’attuale fase di ripresa delle attività sociali ed economiche». Un diritto non ne può comprimere un altro. Va trovato un equilibrio indispensabile.

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La direttiva Lamorgese sulle manifestazioni di protesta

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I rischi per la tutela sanitaria

Poco raccontato ma davanti agli occhi di tutti c’è un altro aspetto per nulla secondario: il rischio per la salute pubblica. Si sono viste molte, troppe sfllate o riunioni in piazza dove le regole di distanziamento, di uso dei dispositivi di protezione, mascherine in primis, e di divieto di assembramenti, sembravano dimenticati e inesistenti. Il Viminale lo ricorda: «Si riscontra frequentemente un significativo livello di inosservanza delle disposizioni di prevenzione del contagio». Inutile girarci attorno: sono situazioni «con potenziale pericolo di incremento dei contagi e, dunque, per la salute dei cittadini». Un fenomeno inaccettabile al di là di qualunque esigenza di diritto a manifestare la propria opinione.

La direttiva Maroni e i prefetti

L’indicazione del gabinetto del ministro Lamorgese ricorda come misure di carattere generale furono diramate già il 23 gennaio 2009 con l’allora responsabile del Viminale Roberto Maroni. Al dicastero dell’Interno oggi preme sottolineare come le scelte da adottare per evitare disordini e disagi vadano misurate e concepite, sede per sede, nell’organismo di valutazione previsto dalla legge: il comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica. Presieduto dal prefetto, dove siedono il questore, i vertici provinciali delle forze di polizia più il sindaco. La direttiva, infatti, sottolinea come «i profili di criticità» vadano valutati in quella sede con i sindaci «alla luce dell’andamento del fenomeno epidemiologico».

I diritti costituzionali da garantire

I prefetti, dice il Viminale, dovranno individuare «specifiche aree urbane sensibili, di particolare interesse per la vita di comunità, che potranno essere oggetto di temporanea interdizione» ai cortei «per la durata dello stato di emergenza in ragione dell’attuale situazione pandemica». Ma il dicastero dell’Interno ribadisce come «il diritto costituzionalmente garantito di riunirsi e manifestare liberamente in luogo pubblico costituisce espressione fondamentale della vita democratica e come tale va preservato e tutelato». I questori, certo, potranno adottare «divieti e prescrizioni». Fino a prevedere la misura «dello svolgimento in forma statica (i cosiddetti sit in, n.d.r) in luogo di quella dinamica».

«Urgente e immediata attuazione»

La fine della direttiva dà l’indice della fibrillazione in atto. Le prescrizioni diramate vanno osservate non solo per le proteste No Vax e No Pass ma «per le manifestazioni pubbliche attinenti a ogni altra tematica». In ogni caso, scrive il ministro Lamorgese, «l’evoluzione del fenomeno correlato alla protesta per le misure emergenziali dettate dal Covid-19 ne rende necessaria l’urgente e immediata attuazione». La patata bollente passa ora in mano a prefetti e questori: ognuno ha una situazione diversa. Ma le applicazioni a volte possono essere efficaci. Dopo la direttiva Maroni, nel 2009, l’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno protestava di continuo contro le sfilate in piazza nella capitale. Ma il prefetto, Giuseppe Pecoraro, mise a punto un protocollo sulle manifestazioni condiviso con le forze politiche. I percorsi nel centro storico erano definiti, mirati, semplificati. La tensione si abbassò al minimo e i diritti costituzionali furono rispettati. Con i No Vax, però, è un’altra storia.


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