Siderurgia

Corteo dei lavoratori ex Ilva di Genova contro la Cig. Città bloccata

Traffico in tilt sotto la Lanterna per lo sciopero dei lavoratori di Acciaierie d’Italia. Copertoni in fiamme sulla carreggiata

di Raoul de Forcade

(ANSA)

4' di lettura

Traffico in tilt a Genova per la protesta dei lavoratori di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) di Cornigliano che sono scesi in piazza, dopo un’infuocata assemblea in fabbrica tenutasi nelle prime ore del mattino. Intorno alle 8,40 è iniziato lo sciopero, che potrebbe diventare a oltranza, degli operai genovesi contro le misure di cassa integrazione messe sul piatto dall’azienda, che intende mettere in Cig ordinaria, per crisi di mercato, tutti i 981 operai del sito di Cornigliano.

Il corteo ha rapidamente bloccato via Guido Rossa, la bretella che diluisce il traffico dal Ponente verso il porto e il centro di Genova e conduce anche al casello autostradale di Genova Aeroporto. Il traffico è rimasto a lungo bloccato in entrambe le direzioni e si sono formate lunghe code.

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La frase di Balilla

Davanti ai cancelli dell’ex Ilva e poi in corteo i lavoratori hanno portato uno striscione con scritto «Che l’inse!», la frase pronunziata da Giovanni Battista Perasso, detto il Balilla, con la quale nel 1746 avviò la protesta popolare genovese contro la dominazione asburgica.

In particolare è stata diffcile la situazione con i mezzi pesanti diretti al porto, per togliere dall’ingorgo i quali ha lavorato la polizia locale. Si è registrata, in particolare, tensione - poi rientrata grazie alla mediazione dei lavoratori - con un camionista che cercava di raggiungere un varco portuale.

Appello al ministro del Lavoro

I sindacati chiedono che intervenga il ministro del Lavoro Andrea Orlando ma sono determinati, in particolare la Fiom-Cgil, a continuare la protesta se non ci sarà una convocazione del Governo e l’azienda non sospenderà la misura della Cig fino all’incontro a Roma. «Non ci basta la semplice convocazione del prefetto di Genova», ha sottolineato Bruno Manganaro della Fiom. Intanto però, poco dopo le 11, è arrivata la convocazione in prefettura e una rappresentaza dei lavoratori ha raggiunto il palazzo del Governo in centro.

I lavoratori hanno dato fuoco ad alcuni pneumatici in via Rossa, che hanno provocato un denso fumo nero. «Senza segnali chiari da parte del Governo andremo avanti - dicono i lavoratori - fermandoci solo per la festa del patrono di Genova (San Giovanni, giovedì 24 giugno, ndr) per rispetto alla città e perché le tradizioni vanno rispettate. Ma si devono svegliare perché se non arriverà la convocazione noi torneremo in prefettura e non con il cappello in mano ma con i caschetti».

La rabbia dei sindacati

«Ci devono dire - scrive in una nota Mario Ghini, segretario generale Uil Liguria - se questo Paese, tra i suoi fattori di sviluppo, ha ancora la siderurgia. Siamo al fianco dei lavoratori ex Ilva che, ancora una volta, devono battersi per poter lavorare. Assemblee, scioperi, manifestazioni: è un film già visto al quale la politica e i governi che si sono succeduti non hanno ancora saputo dare un adeguato finale che risponda alle esigenze del mercato interno e internazionale».

Secondo il sindacalista, «ci sono le professionalità, c’è la richiesta di acciaio. Non pervenute, invece, le soluzioni da parte del Governo, che tentenna. Dal territorio ci aspettiamo una risposta forte che vada nella direzione della piena occupazione e della piena produzione perché di assistenzialismo si muore e la Liguria ne sa qualcosa. Inoltre l’ex Ilva ha necessita di risorse per investimenti indispensabili sulla catena produttiva».

«Dopo l’assemblea - scrive Christian Venzano, segretario generale Fim Cisl Liguria - è stato deciso con i lavoratori di manifestare iniziando a bloccare la Guido Rossa, perché vogliamo quelle risposte che mancano da troppo tempo e le vogliamo dal Governo nella sua veste di azionista di Acciaierie d’Italia».

La richiesta della Cigo da parte dell’azienda, dice Venzano, «non rispecchia le continue richieste del mercato e sentiamo sempre dire che la siderurgia è strategica per il nostro Paese, ma questo non può rimanere solo a parole. Ci vogliono i fatti, ci vogliono quegli investimenti necessari per rilanciare la siderurgia tenendo conto dell’occupazione e della sostenibilità produttiva legata all’ambiente senza dimenticarsi del quotidiano. Il ministro del Lavoro, Orlando, doveva venire in stabilimento una quindicina di giorni fa e da allora non abbiamo più avuto notizie. Ci aspettiamo che si faccia sentire e si pronunci su questa situazione che si è creata».

«Non possono essere i lavoratori - scrive, in una nota, Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil - a continuare a pagare le responsabilità di Arcelor Mittal, lo scontro fra le diverse articolazioni e poteri dello Stato, i colpevoli ritardi negli investimenti industriali e per la sostenibilità ambientale delle produzioni. Basta rinvii, il Governo ha il dovere di porre termine a una situazione di incertezza insostenibile che dura ormai da anni, scaricando di fatto sui lavoratori gli effetti delle mancate scelte».

Acciaierie d’Italia, prosegue, «chiede di utilizzare la Cigo che è finalizzata alle crisi di mercato mentre la domanda di acciaio e il suo prezzo per tonnellata sono a livelli record. È un’anomalia di cui il Governo deve rispondere, anche perché riguarda un’azienda in cui ha il 50% di presenza nel consiglio di amministrazione e una produzione strategica per il Paese».

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