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Corti tributarie verso l’accorpamento La riorganizzazione allo studio del Mef

di Ivan Cimmarusti

(Science Photo Library RF / AGF)

3' di lettura

La direzione tributaria del ministero dell’Economia lavora alla nuova geografia giudiziaria del fisco. Allo studio c’è l’accorpamento delle Corti di giustizia di primo grado territorialmente compatibili e con flussi di ricorsi ridotti, cui è da aggiungere il taglio delle sedi distaccate degli uffici regionali di secondo grado.

L’ormai diminuita litigiosità tra contribuenti e Amministrazione – scesa del 63,4% negli ultimi dieci anni – ha reso obsoleta e troppo costosa per lo Stato l’attuale organizzazione, ancorata a flussi in entrata risalenti al biennio 2006-07, quando si registrava un’emergenza legata all’aumento del contenzioso.

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La misura, che va a integrare la riforma della giustizia e del processo tributario, dovrebbe essere inserita nella delega fiscale attesa tra fine gennaio e febbraio.

Il sistema obsoleto

I dati sui costi di mantenimento di tutte le sedi giudiziarie del fisco hanno messo in allarme il Mef. Il problema è che l’attuale assetto organizzativo, disciplinato dal Dm 11 aprile 2008, è il prodotto di una realtà che non esiste più. L’istituzione di 103 commissioni provinciali con 559 sezioni e di 21 commissioni regionali cui vanno aggiunte le ulteriori 15 sedi distaccate con complessive 209 sezioni, era una necessità 16 anni fa, mentre oggi non è più sostenibile. Basti considerare che dal 2011 si assiste a un decremento costante di nuove cause, passate da 330.153 a 120.511 del 2021. Con le nuove misure deflattive varate con la manovra 2023, come la definizione agevolata delle liti, il taglio potrebbe addirittura portare alcune Cgt – quelle che già oggi hanno un flusso di ricorsi modesto – ad essere praticamente senza nuove cause da definire. In sostanza, ci si troverebbe a mantenere un’intera struttura giudiziaria (giudici professionali e personale amministrativo) per affrontare un carico di lavoro tutto sommato leggero.

Al momento la direzione tributaria sta analizzando i flussi in entrata e le proiezioni delle misure deflattive, anche considerando che con la videoudienza – a regime con decreto del Mef dell’11 novembre 2020, in Gazzetta Ufficiale del 16 novembre – è venuta meno la necessità per i professionisti di recarsi personalmente nelle varie corti.

L’accorpamento nel merito

Per le corti di primo grado, la linea che si sta seguendo è di accorpare le Cgt geograficamente compatibili e che presentano dei flussi di ricorsi in entrata ridotti rispetto ad altre.

Facciamo un esempio dello stato attuale analizzando una tra le varie regioni. Il Piemonte presenta otto diverse Cgt di primo grado. Secondo le ultime medie quinquennali disponibili – aggiornate al 2019 – la Cgt di Torino ha un flusso medio di ricorsi in entrata, su base annua, pari a 2.743 (a Milano sono 10.426; a Roma 24.481; a Napoli 19.178).

In un ipotetico perimetro di 320 chilometri – che comprende anche il capoluogo piemontese – ci sono le Cgt di Vercelli (con 194 ricorsi), Asti (303), Cuneo (591) e Alessandria (735). In tutto, quattro corti, non troppo distanti tra loro, hanno un flusso in entrata di 1.823 fascicoli. Se si guarda poco più a Nord, in un perimetro di appena 155 chilometri ci sono le corti di Verbania (con 132 ricorsi), Biella (271) e Novara (510). Tre corti con un flusso di appena 913 fascicoli, sempre su base annua.

Nel secondo grado si interverrà solo sulle numerose sedi distaccate. In Puglia, per esempio, oltre alla corte regionale di Bari ci sono le sezioni di Foggia, Lecce e Taranto. Ma il fenomeno delle sedi distaccate di secondo grado riguarda, per esempio, anche la Sicilia, con la centrale a Palermo e sezioni a Caltanisetta, Catania, Messina, Siracusa; la Campania, che alla sede di Napoli somma quella di Salerno; il Lazio, con Roma, principale, e Latina distaccata; la Lombardia, con Milano e Brescia.

La nuova delibera del Cpgt

Un altro aspetto che dovrà essere valutato riguarda la pianta organica dei giudici. Il tema è al centro dei dibattiti del Cpgt, l’organo di autogoverno presieduto da Antonio Leone. Il Consiglio sta mettendo a punto una delibera per sollecitare il Governo a compiere questa modifica. «La riforma della giustizia tributaria, attesa da decenni, è stata inserita negli obiettivi del Pnrr – spiega Leone –. Per riuscire a rispettare le scadenze imposte dall’Ue, il testo è stato approvato la settimana prima di Ferragosto, a Camere sciolte. La sua discussione, poi, si è svolta soltanto al Senato. Insomma, la legge è stata solo il frutto degli uffici e qualche politico disattento. Era inevitabile, quindi, che ci sarebbero stati problemi». Aggiunge, quindi, che «un punto fondamentale che il legislatore si è dimenticato o ha tralasciato di affrontare è quello della pianta organica, ferma a circa 20 anni fa. Nel frattempo, però, il Paese non è più lo stesso. Serve istituire quanto prima una Commissione paritetica tra Mef e il Cpgt per aggiornarla alle effettive esigenze e bisogni della giustizia tributaria».

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