Opinioni

Cortocircuito dell’intelligenza artificiale

La competizione tecnologia tra potenze si è trasformata in una guerra di nervi

di Edoardo Campanella

(Marka)

3' di lettura

L’articoloè uno stralcio del contributo «Competizione hi-tech: una guerra di nervi» che Edoardo Campanella (Future world fellow dell’IE University di Madrid) ha scritto per il numero di Aspenia ora in edicola.

A prescindere dalla forma che l’intelligenza artificiale dovesse prendere, ma soprattutto nello scenario più realistico di un’intelligenza artificiale specializzata piuttosto che generale, la capacità di conferire da parte di questa tecnologia dipenderà non tanto dalla sua concentrazione nelle mani di un singolo attore quanto dalla sua totale diffusione all’interno del sistema economico. Prima ancora delle sue applicazioni militari, vengono, del resto, quelle economiche e sociali. Al pari del motore a scoppio, dell’elettricità o dell’informatica, che hanno alimentato le rivoluzioni industriali del passato, l’intelligenza artificiale è la tecnologia abilitante alla base della Quarta rivoluzione industriale. Grazie a essa si renderanno i robot smart, si faciliterà l’analisi dei big data, si potrà personalizzare praticamente qualsiasi prodotto e si controlleranno processi industriali più complessi.

Loading...

Non a caso, a differenza della corsa al nucleare che fu guidata e coordinata da attori governativi, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è una prerogativa di attori privati non solo negli Stati Uniti, ma anche in Cina. Alibaba, Baidu, iFlytek e Tencent giocano un ruolo chiave all’interno della strategia tecnologica di Pechino. A ogni azienda è stato assegnato l’incarico di sviluppare specifici aspetti dell’intelligenza artificiale, dal riconoscimento vocale alla guida autonoma. Proprio la sua natura di tecnologia abilitante rende il grado di penetrazione dell’intelligenza artificiale una variabile chiave per comprenderne la sua effettiva capacità di sovvertire le gerarchie internazionali di hard power, virando l’ordine globale in una direzione piuttosto in un’altra. A dispetto di altre tecnologie del passato, la supremazia tecnologica in questo campo non si tradurrà necessariamente in egemonia politica.

Ipotizziamo che questa tecnologia si diffonda in modo pervasivo solo all’interno di un singolo sistema economico, diciamo quello americano o quello cinese. Questo determinerà ovviamente un enorme vantaggio economico e verosimilmente militare per il suo detentore, che si tradurrebbe certamente in un aumento di influenza geopolitica attraverso un processo di attrazione e coercizione. Tuttavia, per essere qualcosa di più di una semplice arma militare altamente sofisticata, anche i potenziali avversari del leader tecnologico dovranno aver adottato questa tecnologia in modo massiccio.

Per vantare un potere annichilente paragonabile alla bomba atomica, l’intelligenza artificiale deve essere così diffusa all’interno di un Paese nemico da permettere a un algoritmo di penetrare e destabilizzare il sistema socio-economico dell’avversario. E, vista la duttilità di applicazioni dell’intelligenza artificiale, si tratterà di una battaglia che dovrà essere combattuta su diversi fronti allo stesso tempo. Paradossalmente, tanto più basso è il grado di sofisticatezza tecnologica, tanto meno vulnerabile un Paese (soprattutto piccolo) sarà alle minacce dell’intelligenza artificiale.

Vista la sua complessità e la sua continua evoluzione, i tempi di sviluppo e adozione dell’intelligenza artificiale potrebbero andare ben oltre il 2035. Ci sono voluti oltre quattro decenni di ricerca affinché il supercomputer Deep Blue di Ibm sconfiggesse il campione di scacchi Garry Kasparov e ce ne sono voluti quasi altri due per vedere il sistema Ibm Watson vincere un milione di dollari al quiz televisivo Jeopardy!. Da allora importanti innovazioni hanno riguardato la classificazione dei tumori alla pelle e il riconoscimento vocale, ma le attività relative all’intelligenza artificiale sono per lo più rimaste prerogativa di giganti tecnologici o di startup altamente specializzate a rapida crescita.

Analogamente, uno studio dell’Ocse rileva che il divario di produttività tra le imprese alla frontiera tecnologica e tutte le altre si è notevolmente ampliato nell’ultimo decennio – e le prime tendono a rappresentare una minoranza, circa il 10% del totale. Molte delle tecnologie avanzate di cui si sente parlare nei media sono semplicemente inaccessibili per la maggior parte delle imprese e questo si è riflesso in deludenti statistiche relative alla produttività di tutte le economie avanzate, nonostante si viva in un’era di continue trasformazioni tecnologiche - almeno apparenti.

Per molti anni ancora non sarà chiaro chi starà vincendo questa gara tecnologica e quali saranno le sue effettive implicazioni. Estrapolare dal passato potrebbe essere un approccio troppo semplicistico per comprendere questa rivoluzione tecnologica dalle caratteristiche uniche. Vi è un sola certezza, però. Il timore di essere sul binario sbagliato, o troppo distanti dal leader, potrebbe portare molte nazioni a una crisi di nervi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti