CRISI DI GOVERNO

Crisi di governo, cos’è la «coalizione Ursula» lanciata da Prodi

La coalizione Ursula (o meglio Orsola per italianizzarla) rilanciata domenica scorsa da Romano Prodi è il nome scelto dal padre dell’Ulivo per indicare un’alleanza di lunga durata in chiave europeista che abbia come perno Pd e M5s

di Andrea Gagliardi


Crisi di governo, cos’è la «coalizione Ursula» proposta da Prodi

2' di lettura

La coalizione Ursula (o meglio Orsola per italianizzarla) rilanciata domenica scorsa da Romano Prodi è il nome scelto dal padre dell’Ulivo per indicare un’alleanza di lunga durata in chiave europeista che abbia come perno Pd e M5s. Alleanza alla quale stanno lavorando sotto traccia da giorni i big di entrambi i partiti. Il nome viene dal fatto che si tratterebbe di un esecutivo sostenuto dai partiti che al Parlamento europeo hanno votato a favore della neo presidente della commissione Ursula Von der Leyen: il Pd, il M5s e i popolari europei, partito di cui fa parte Forza Italia. Una alleanza che al Senato potrebbe contare su un’ampia maggioranza (220 voti).

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La novità della coalizione Ursula
La novità della proposta di Prodi sta proprio qui: nella apertura non solo al M5s ma anche all’arcinemico Berlusconi. Solo così infatti, tenendo dentro un pezzo di centrodestra, si eviterebbe la nascita di un esecutivo di corto respiro, destinato ad essere affondato subito dopo il varo della manovra.

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L’appoggio decisivo del M5s
La ministra tedesca Ursula von der Leyen, designata dai Ventotto a succedere a Jean-Claude Juncker, è stata eletta lo scorso 16 luglio dal Parlamento europeo presidente della Commissione europea, ma con soli 383 voti a favore a fronte della maggioranza necessaria prevista di 374 voti. Quindi per soli 9 voti. Determinante il voto M5s. La maggioranza a Strasburgo, composta da Ppe-S&D-Liberali, conta infatti 444 eurodeputati ma, escludendo i 14 sì dei pentastellati, l'ex ministro della Difesa avrebbe potuto contare solo su 369 voti delle forze pro-europeiste, cinque in meno della maggioranza richiesta di 374 siì. Tra franchi tiratori e schede bianche, infatti, a von der Leyen sono invece mancati, sulla carta, 75 voti dei partiti chesostengono la maggioranza.

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