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Cos’è la manovra e perché è sottoposta ai vincoli Ue

Il governo giallorosso deve presentare entro il 15 ottobre la manovra alla Commissione europea, trasmettendo il testo alle Camere nell’arco di pochi giorni. Ma cosa contiene la legge sul budget che ha già fatto litigare l’esecutivo con la Ue?

di Alb.Ma.

Ecco cos'è e perché è così importante la Nadef

4' di lettura

Il 30 settembre il governo Pd-Cinque stelle ha approvato la cosiddetta Nadef, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Il testo è decisivo perché indica misure e obiettivi che saranno a propria volta inclusi nella «manovra», come viene chiamata in gergo la nuova legge di bilancio: il testo che stabilisce le misure finanziarie del governo per gli anni successivi alla sua approvazione, indicando la rotta delle priorità e delle strategie di crescita. Un provvedimento approvato nella notte del 15 ottobre, salvo intese, dal Consiglio dei ministri.

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La misura ha accorpato le vecchie leggi di stabilità e di bilancio, le due misure che si completavano a vicenda e venivano approvate a tappe parallele dal governo. Prima di allora con «manovra» si intendeva la sola legge di stabilità, istituita con la legge 196 del 2009, in sostituzione del testo ancora precedente: l’ormai vecchia finanziaria, istituzionalizzata e affiancata alla legge di bilancio nel 1978.

La nuova legge di bilancio, cos’è e come funziona
La nuova legge di bilancio si riferisce a un periodo triennale e incorpora le funzioni assegnate alle due misure confluite nel nuovo testo. La legge di stabilità predisponeva le azioni di finanza pubblica (come vengono spesi concretamente i soldi dello Stato), la legge di bilancio elencava formalmente uscite ed entrate per il periodo considerato. Oggi il ruolo dell’una e dall’altra sono svolti dalle due sezioni che articolano il documento. La sezione I svolge le funzioni già prevista dalla legge di stabilità: le «disposizioni in materia di entrata e di spesa aventi ad oggetto misure quantitative destinate a realizzare gli obiettivi programmatici», cioè come verranno concretamente utilizzate le risorse.

La Sezione II eredita il ruolo della vecchia legge di bilancio, con una novità sostanziale: il testo non si limita a elencare le previsioni di spesa e uscita previsti a legislazione vigente ma può modificarli, andando a «incidere direttamente (attraverso rimodulazioni ovvero rifinanziamenti, definanziamenti o riprogrammazioni) sugli stanziamenti previsti a legislazione vigente». Il bilancio è più integrato proprio perché le decisioni della Sezione I possono incidere sulle previsioni di entrate e di uscita della sezione II.

Quando va presentata?
Entro il 15 ottobre di ogni anno il governo presenta alla Commissione europea e trasmette alle Camere il progetto di documento programmatico di bilancio (Dpb), un testo che riassume i contenuti della manovra. Il progetto riporta in particolare l' obiettivo di saldo di bilancio per le amministrazioni pubbliche, le proiezioni delle entrate e della spesa a politiche invariate delle stesse amministrazioni, obiettivi di entrate e di spesa «tenendo conto delle condizioni» e i «criteri per definire il percorso di aumento della spesa pubblica», oltre a informazioni sulle spese per funzione (quanti soldi vengono destinati a sanità, istruzione etc.) e la modalità che permetterà alle riforme di assecondare le raccomandazioni europee (vedi sotto). Il 20 ottobre lo stesso esecutivo deve presentare alle Camere il «disegno di legge di bilancio», il documento che attua la manovra di finanza pubblica.

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La Commissione europea adotta entro il 30 n0vembre il suo parere sul documento programmatico italiano, rilevando eventuali distonie rispetto alle raccomandazioni espresse al paese. È quello che è successo nel 2018 con il braccio di ferro fra il governo Cinque stelle-Lega e i vertici comunitari, dopo la richiesta della Commissione di modificare un documento accusato di «deviare senza precedenti» dagli obiettivi di avvicinamento ai parametri Ue. La legge deve essere infine approvata entro il 31 dicembre dell’anno in corso, scadenza naturale dell’esercizio finanziario.

Ma quali sarebbero i «vincoli europei»?
In termini generali, i vari stati membri sono tenuti a osservare i cosiddetti parametri di Maastricht: i criteri stabiliti dall’omonimo trattato del 1992 e ribaditi dal Patto di stabilità e crescita del 1997, ovvero un tetto di deficit/Pil pari al 3% e un rapporto debito/Pil entro il 60%. Nel 2011, sull’onda della crisi finanziaria e delle sue ripercussioni sulle economie europee, si sono andate a definire una serie di nuove regole comunitarie per rendere più coerenti le scelte dei vari paesi in materia macroeconomica.

È in questo quadro che si è arrivati nel 2013 all’approvazione del cosiddetto Fiscal compact , il «trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria», nato con l’obiettivo di rinforzare la politica di bilancio e controllare l’andamento dei conti pubblici, cercando di contenere l’indebitamento di alcuni paesi. Il trattato ha previsto una serie di novità fondamentali: l’impegno degli Stati a inserire nelle proprie costituzioni l’obbligo dell’equilibrio di bilancio, ammettendo un deficit strutturale fino allo 0,5% del Pil; un rapporto fra deficit e Pil non superiore al 3%; l’attivazione di un meccanismo di correzione che intervenga quando si registrano «deviazioni» rispetto all’obiettivo di bilancio; l’0bbligo, per i paesi con un debito superiore al 60%, di ridurlo a un ritmo di 1/20 l’anno per la parte che eccede questa misura. L’Italia ha ratificato la norma con la legge costituzionale 1 del 2012, nota per aver introdotto l’0bbligo del pareggio di bilancio.

Riproduzione riservata ©

  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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