il mega satellite IN SICILIA

Cos’è il Muos, il gioiello della tecnologia satellitare Usa che rischia di spaccare il M5s

di Andrea Carli

I 5 Stelle siciliani pensano che il leader politico Di Maio annuncerà lo smantellamento del satellite Muos ma il ministero della Difesa, guidato dalla pentastellata Elisabetta Trenta, frena (foto Ansa)

5' di lettura

Chiuso un capitolo, se ne è aperto un altro. Dopo le proteste della base movimentista dei Cinque Stelle contro la decisione dei vertici pentastellati di “rimangiarsi” le promesse fatte in campagna elettorale e di dare il via libera al Tap, in Puglia, si scatena ora una nuova fronda all’interno di M5s, questa volta in Sicilia. Anche questa volta, come nel caso del gasdotto del Salento, c’è di mezzo un acronimo: “Muos”, che sta per “Mobile User Objective System”, un gioiello della tecnologia satellitare gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, nella riserva naturale della Sughereta di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Lo strappo potrebbe essere, potenzialmente, altrettanto, se non più divisivo, considerato che la partita coinvolge anche il nostro alleato di sempre, gli Usa. I 5 Stelle siciliani sono convinti che il leader politico Luigi Di Maio annuncerà lo smantellamento del mega satellite*, ma il ministero della Difesa, guidato da un’altra pentastellata, Elisabetta Trenta, frena.

Il forte interesse Usa dietro ai dossier Tap e Muos
Se dietro al sì al Trans-Adriatic Pipeline si nascondono le pressioni esercitate dagli Stati Uniti - di fatto il gasdotto pugliese si pone come alternativa al Nord Stream 2, la pipeline che dovrebbe raddoppiare la capacità di export della Russia verso la Germania e che proprio non piace a Donald Trump - la sensibilità Usa, sotto l’ombrello Nato, nei confronti del “dossier Muos” non è meno accentuata.

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Il gioiello della tecnologia satellitare in una riserva naturale di Niscemi
A differenza del caso pugliese, nel mirino della popolazione locale e della base pentastellata è una “base di comunicazione”: un sistema satellitare ad alta frequenza e a banda stretta. Oltre a essere una soluzione d’avanguardia dal punto di vista delle tecnologie utilizzate, questo mega satellite smista le comunicazioni militari destinate a forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo. Il sistema Uhf ad alta frequenza permette di tenere in collegamento i centri di comando e controllo delle Forze armate Usa, i centri logistici e gli oltre 18mila terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (Uav-velivoli senza pilota).

Gli effetti dello smantellamento del mega radar sui rapporti Italia-Stati Uniti
Lo strumento ha dunque un elevato peso strategico, sia per gli interessi della Nato, sia per l’Italia, che sul Mediterraneo rivendica da sempre un ruolo di leadership. Se il Governo italiano decidesse di smantellare il Muos, come chiede il movimento No Muos, che intercetta molti attivisti grillini, la scelta avrebbe un effetto molto forte sui rapporti tra Roma e Washington che, al di là dell’interesse manifestato in più di una occasione dal vicepremier Salvini nei confronti della Russia di Vladimir Putin, rimangono tuttora forti e interconnessi. Soprattutto in questi giorni che separano dalla Conferenza internazionale sulla Libia, il 12 e 13 novembre, sulla quale l’Italia ha registrato l’appoggio Usa.

Non solo Muos: da Sigonella partono i droni per colpire l’Isis
Nel braccio di ferro tra Muos sì - Muos no sono in ballo gli interessi geostrategici della Nato in proiezione africana e mediorientale. Anche perché l’importanza del sistema satellitare va letta in un contesto, quello della presenza Nato in Sicilia, che vede la base di Sigonella ospitare gli hangar con i droni da teleguidare verso gli obiettivi Isis in Medio Oriente e Africa, senza dimenticare i porti militari di Augusta e le stazioni aeree di Birgi (Trapani).

Una vicenda iniziata nel 2006
La vicenda di Niscemi non è nuova. È iniziata nel 2006, quando sono state rilasciate le autorizzazioni per l’installazione dell’impianto, di proprietà della Marina militare statunitense,nella base Naval Radio Transmitter Facility Niscemi. Terminato nel 2014, è stato installato a seguito di un accordo bilaterale siglato da Italia e Stati Uniti. Fin dall’inizio la popolazione locale ha chiesto che il sistema satellitare venisse smantellato. Nel mirino, la decisione di destinare un’area così estesa - oltre un milione di metri quadrati - a questo progetto, sottraendola alla riserva naturale della Sughereta, e il timore che l’impianto fosse pericoloso per la salute della popolazione locale. I Cinque Stelle siciliani hanno poi fatto propria la protesta. Ma contrario all’ipotesi di smantellare il mega satellite è il ministero della Difesa, al cui vertice siede una pentastellata, Elisabetta Trenta. Si delinea così uno scontro all’interno del Movimento, con la ministra da una parte e la fronda siciliana dall’altra. Quest’ultima confida nell’appoggio del leader politico M5s, Luigi Di Maio.

Di Maio annuncia «importanti novità». E si riaccende la protesta
Negli ultimi giorni la polemica è tornata ad accendersi. Ad “accendere la miccia”, le parole del vicepremier. In occasione di una recente visita a Scordia, nei pressi di Catania, Di Maio ha annunciato «importanti novità sul Muos». A stretto giro, stretto dal pressing degli attivisti No Muos, fattosi più consistente dopo le dichiarazioni del vicepremier, il deputato cinquestelle dell’Assemblea regionale Siciliana, Giampiero Trizzino, ospite di Obiettivo Radio1, ha fatto capire che sul mega radar la decisione è presa. «Il M5S e il governo - ha affermato - hanno già preso una posizione, quella che hanno sempre avuto, e Luigi Di Maio a breve la comunicherà. La nostra posizione resta la stessa: siamo contro il Muos. Non ci sono alternative. Noi ci proviamo, ovvio. La memoria della ministra Trenta, che incontrerò il 7 novembre, è un fatto passato».

Il ministero della Difesa guidato da un esponente M5s: il satellite non si tocca
La memoria a cui ha fatto riferimento Trizzino è quella presentata dal ministero della Difesa per chiedere al tribunale di giustizia amministrativa di respingere il ricorso presentato dagli attivisti No Muos per bloccare l’attività del mega satellite. L’uscita di Trizzino ha spinto fonti della Difesa a ricordare che «l’unica voce ufficiale sul tema è e sarà quella del governo». Le stesse fonti hanno dunque sconfessato «qualsiasi altra esternazione o posizione assunta da esponenti non appartenenti all’esecutivo».

L’opportunità di rimandare una decisione a dopo il vertice sulla Libia
Allo stato attuale l’intenzione dei vertici pentastellati è di rinviare per quanto possibile la comunicazione sulle decisioni su questo nuovo dossier. Anche perché il vertice sulla Libia di Palermo è alle porte. E far saltare il banco con un alletato così importante proprio a pochi giorni da questo appuntamento non è nell’interesse dell’esecutivo giallo verde, che su questa iniziativa per la stabilizzazione del paese del Nord Africa ha puntato più di una fiche.

Dopo la battaglia finita in tribunale, il 14 novembre spetterà al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia decidere sulla sentenza emessa nel 2016 dallo stesso Consiglio che aveva sbloccato i lavori. Ma il vertice sulla Libia, quel giorno, sarà già alle spalle.

* Il termine radar, utilizzato in precedenza, è stato sostituito con quello tecnicamente più corretto di satellite

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