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Cos’è la “twindemia”, rischio doppia ondata Covid e influenza

Continua a salire l’incidenza settimanale dei casi di coronavirus. L’Iss certifica l’incremento con valori che raggiungono i 441 casi ogni 100mila abitanti

Covid, Rezza: "Rt a 1.18, sopra soglia epidemica"

3' di lettura

Dopo due inverni con la mascherina, che ha quasi annullato l’influenza, si prospetta ora invece una doppia ondata di Covid e influenza. Una “twindemia” è una «epidemia gemellare» (dall’inglese twins, gemelli), per esempio la combinazione di Covid e dell’influenza stagionale. E attualmente esiste il rischio di una doppia ondata.

Rezza: abbastanza rilevante crescita ricoveri

Anche questa settimana il numero dei casi di Covid nel nostro Paese tende ad aumentare con 441 casi ogni 100mila abitanti. E anche l’indice Rt mostra una tendenza al rialzo raggiungendo quota 1,18, quindi al di sopra di quella che è considerata il limite epidemico. A sintetizzare i dati Covid è il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza. Quanto ai ricoveri, il tasso di occupazione da parte di pazienti Covid nei reparti di area medica e nelle terapie intensive è «rispettivamente dell’8,2% e dell’1,8%, al di sotto della soglia critica, ma con un aumento abbastanza rilevante» dei ricoveri ordinari, «mentre sale di poco la terapia intensiva». Con l’aumento della velocità di circolazione del virus è bene secondo Rezza «mantenere comportamenti ispirati alla prudenza e soprattutto fare le dosi di richiamo di vaccino, in particolare per le persone più fragili e gli ultra 60enni».

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Dalla Francia al Regno Unito, rimbalzo dei casi

Prosegue anche in Francia l’aumento dei contagi da coronavirus. Cominciata ad inizio settembre, l’ultima ondata continua la sua progressione sia in termini di casi sia di ricoveri, secondo il bilancio settimanale reso pubblico dalle autorità sanitarie d’Oltralpe. La settimana scorsa, la circolazione del virus è progredita «fortemente su tutto il territorio, in particolare, tra i più anziani», stando al bilancio di Santé Publique France. Rimbalzo dei casi di contagio da Covid anche nel Regno Unito, dopo oltre due mesi di calo costante e generalizzato malgrado l’assenza ormai totale di restrizioni. I dati settimanali diffusi sulla base delle elaborazioni a campione dell’Office for national statistics (Ons), indicano ora una stima media di circa una persona infettata ogni 50 nel Paese. Le infezioni, notano gli specialisti (a cominciare dai responsabili e dai consulenti medici della UK Health security agency), sono risalite al picco da metà luglio. Sottolineando tuttavia come il trend non desti al momento “allarme” né imponga la necessità di nuove limitazioni sociali o individuali; e debba piuttosto suggerire cautela verso le fasce di età più avanzata e i vulnerabili, intanto che si procede all’offerta di una quarta dose di vaccino tarata sulle diverse sottovarianti del ceppo Omicron tuttora prevalenti, messa a disposizione da questo mese dell’intera popolazione over 50.

La possibilità di infezioni simultanee

Oltre a ciò in autunno e inverno si potrebbero riscontrare più infezioni simultanee causate da diversi virus respiratori. «Spesso una doppia infezione comporta un decorso più grave della malattia e anche un incremento della mortalità», spiega Christian Wiedermann dell’Istituto di medicina generale e Public Health di Bolzano. «In Inghilterra - spiega Wiedermann - sono state rilevate doppie infezioni virali in circa l’8% dei pazienti che hanno contratto il Covid. In casi di questo tipo il rischio di dover ventilare meccanicamente i pazienti raddoppia». Negli Stati Uniti le autorità sanitarie prevedono sino a 50mila decessi legati all’imminente epidemia influenzale. Inoltre vengono stimati 150mila decessi annuali per coronavirus. Dall’introduzione delle misure anti-Covid (distanza interpersonale, igiene, mascherina) nel marzo del 2020, la bassissima diffusione del virus dell’influenza potrebbe aver indebolito lo scudo immunitario.

L’esperienza “australiana”

Wiedermann prevede un aumento del numero di casi nell’attuale stagione influenzale, basandosi anche sull’esperienza dell’influenza “australiana”. Lì infatti le infezioni influenzali sono aumentate del 25% rispetto al 2019, illustra l’esperto. «Il fatto di indossare le mascherine e di mantenere la distanza interpersonale ha prosciugato il bacino nel quale il virus dell’influenza si sviluppa. Proprio per questo motivo non è stato in grado di diffondersi nel modo abituale. Le nostre difese immunitarie hanno avuto meno contatti virali. Questi contatti, oltre alla vaccinazione, contribuiscono alla nostra continua protezione immunitaria», spiega Wiedermann.

Minori vaccinazioni e bassa protezione

A questo si aggiunge anche che dallo scoppio della pandemia meno persone sono state vaccinate contro il virus dell’influenza. «Di conseguenza una parte aggiuntiva della nostra protezione immunitaria è andata persa. Pertanto consiglio vivamente la vaccinazione antinfluenzale in questo autunno. La vaccinazione protegge anche dalla variante “australiana” dell’influenza», sottolinea Wiedermann. «Le persone di età superiore ai 65 anni e particolarmente le persone con malattie croniche hanno un rischio maggiore di un decorso grave dell’influenza soprattutto dopo un doppio contagio da Covid e influenza», spiega il coordinatore dei progetti di ricerca dell’Istituto di medicina generale.

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