Emergenza Covid

Vaccino, terza dose sì o no? Le 3 variabili chiave per capire cosa accadrà in autunno

Sono alcuni dei nodi da sciogliere per avere una risposta sulla opportunità della terza dose di vaccino a tutta o parte della popolazione

I dati dei vaccinati al 21 agosto 2021

3' di lettura

Terza dose sì o no? In Italia il dibattito si protrae già da alcune settimane ma non c’è ancora una risposta univoca. Non sembra avere dubbi il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri per il quale «la terza dose di vaccino anti-Covid andrà fatta. Dovremmo iniziare da ottobre, partendo dalle persone più fragili, coloro in cui ci si aspetta una minore risposta immunitaria dopo il vaccino, come i pazienti oncologici in chemioterapia o le persone che hanno subito un trapianto». Più prudente Gianni Rezza, direttore generale della prevenzione sanitaria al ministero della Salute che mette le mani avanti: «Sulla terza dose, per ora - spiega - conviene astenersi dal solito dibattito fra pro e contro, iniziando a programmare gli eventuali richiami, da effettuare in maniera graduale, sulla base delle necessità e delle evidenze scientifiche».

Molto cauto Guido Rasi, professore ordinario di Microbiologia all'Università di Roma Tor Vergata, ex direttore dell'Ema e consulente per l'emergenza del generale Figliuolo: «Al momento - dichiara - non è detto che sia necessaria una terza dose di vaccino anti-Covid. Presto arriveranno i primi dati di studio e ne sapremo di più» spiega. Nel caso comunque in cui dovesse rendersi necessaria, «l’Italia sarebbe comunque pronta».

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I nodi da sciogliere

Secondo Rezza, per avere una risposta sulla terza dose di richiamo a tutta o parte della popolazione bisogna prima sciogliere tre nodi. E capire: quanto dura l’immunità conferita dai vaccini; quale ruolo giocano le varianti nel ridurre l’efficacia e la durata della protezione; se sarà possibile raggiungere la cosiddetta immunità di gregge o di comunità. Al primo quesito non sappiamo ancora rispondere con certezza, visto che il follow-up delle persone vaccinate è ancora troppo breve. Il quesito relativo alle varianti è ancor più complesso. «La variante beta (sudafricana) sembra essere la più resistente ai vaccini - spiega Rezza - ma per fortuna la sua circolazione da noi è estremamente limitata. Per quanto attiene alla variante delta (indiana), i vaccini conservano un'elevata efficacia nel proteggerci dalle forme gravi di malattia, ma non sempre sono in grado di evitare l'infezione».

L’incognita immunità di gregge

Ecco perché l’immunità di gregge è un obiettivo ambizioso che sembra purtroppo tramontato. Fino alla comparsa delle più contagiose varianti si pensava che sarebbe bastato immunizzare l'80% della popolazione (un obiettivo da raggiungere entro settembre) per fermare la circolazione del virus. Ma oggi si sa che, con la variante Delta, in un certo numero di casi, il virus può continuare a circolare tra le persone vaccinate, pur non causando i danni gravi a cui ci aveva abituato in precedenza.

In Israele terza dose anche a over 40

Intanto però altri Paesi si sono portati avanti. In Israele, primo paese al mondo ad avviare la vaccinazione con la terza dose, sono già più di un milione le terze dosi somministrate a operatori sanitari, fragili e over 50. E il ministero della Sanità di Israele ha dato il via libera alla somministrazione della terza dose di vaccino anche per gli over 40.

Negli Usa si parte il 20 settembre

Gli Stati Uniti invece inizieranno invece con le terze dosi il 20 settembre, seguiti a ruota con ogni probabilità da Francia e Germania, ma solo per i fragili.

Oms: no alla terza dose, priorità è proteggere tutti

Tutto questo malgrado la contrarietà dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). «I dati non indicano il bisogno di una terza dose» ha detto in conferenza stampa Soumya Swaminathan, chief scientist dell’Oms, per la quale la priorità deve invece essere quella di aumentare le coperture nei Paesi che ancora non hanno avuto accesso ai vaccini perché iniziare con i «booster» con buona parte del mondo ancora non immunizzata potrebbe essere addirittura controproducente: «Non aiuterà a rallentare la pandemia - ammonisce Swaminathan - e togliendo dosi alle persone non vaccinate i booster favoriranno l’emergere di nuove varianti».

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