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Cosa c’è scritto nel Ddl Zan contro l’omotransfobia che infiamma la maggioranza e sale alla ribalta con Fedez

Una legge attesa da 24 anni, che consentirebbe anche l’apertura di “case rifugio” per le vittime di odio omofobo

di Nicoletta Cottone

1 Maggio, il discorso di Fedez al Concertone

3' di lettura

Rimpalli, pressing, resistenze, maggioranza spaccata. Vita dura per il ddl Zan contro l’omotransfobia, giunto al Senato il 5 novembre 2020 e subito assegnato alla commissione Giustizia di palazzo Madama, dopo il via libera della Camera dei deputati del 4 novembre 2020. E lì si è fermato. Al Senato il 28 aprile 2021, con 13 sì e 11 no, è stata decisa la calendarizzazione in commissione Giustizia dopo cinque mesi di discussioni, rinvii e frenate. Il testo dovrà ora essere incardinato, si dovranno svolgere audizioni prima di arrivare alla discussione e all’approvazione che sembra essere in salita. Dopo lunghi tira e molla, la relazione di avvio lavori è attesa per giovedì 6 maggio, con il senatore leghista Andrea Ostellari che, in quanto presidente della commissione Giustizia a palazzo Madama, ha deciso di trattenere la delega come relatore unico.

Il testa a testa in commissione spacca la maggioranza

Un testa a testa in commissione che ha spaccato la maggioranza, e vede da una parte Pd, M5s, Leu e Italia viva e dall’altra il centrodestra, che ha definito il ddl «non essenziale». Promosso da Laura Boldrini (gruppo Misto) e dal ministro Roberto Speranza (Leu), il ddl S2005 prende il nome dal relatore alla Camera, il deputato dem Alessandro Zan. Un disegno di legge che ha visto scendere in campo anche la Cei, perché un testo che «intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna».

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Alla ribalta grazie al monologo di Fedez il 1° maggio

Il testo è ora alla ribalta di un pubblico più ampio, dopo il discorso del 1° maggio del rapper Fedez, che ha criticato i leghisti, e in particolare il senatore Ostellari per le posizioni omofobe e l’ostruzionismo al disegno di legge, accusando Rai 3 di voler effettuare una censura preventiva sul suo discorso. Una legge attesa da 24 anni, che consentirebbe anche l’apertura di “case rifugio” per le vittime di odio omofobo. Le prime proposte di legge sono datate 1996, promosse da Nichi Vendola (Prc) e Antonio Soda (Pds), relatore il deputato cattolico del Ppi, Paolo Palma. Nelle ultime tre legislature il tentativo è fallito nonostante l’impegno di parlamentari espressione dell’associazionismo Lgbt, come Franco Grillini o Anna Paola Concia.

La telefonata di Fedez con una dirigente Rai

Dieci articoli per estendere la legge Reale-Mancino

Dieci articoli in tutto per il disegno di legge che contiene “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità”. Mira ad estendere la legge Reale-Mancino dall’ambito del razzismo a quello dell’omotransfobia per poter punire con il carcere - con pene variabili a seconda delle diverse situazioni - chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o violenti per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere».

Centri antidiscriminazione e una giornata contro l’omofobia

Il testo della legge Zan prevede la creazione di centri antidiscriminazione e di case rifugio per dare riparo e sostegno alle vittime sull'esempio di quanto fatto per difendere le donne vittime di stalking. Viene anche sancita l’istituzione il 17 maggio di ogni anni della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, con l’obiettivo, si legge nel testo, di «promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sanciti dalla Costituzione». Viene anche prevista una rilevazione statistica e, con «cadenza triennale», l’elaborazione di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni.

Reclusione fino a un massimo di 4 anni

Il testo prevede la reclusione fino 18 mesi o una multa fino a 6mila euro per chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità. É previsto il carcere da 6 mesi e fino a 4 anni per chi, sulle stesse basi, istiga a commettere o commette violenza. La reclusione da 6 mesi a 4 anni riguarda chi partecipa o aiuta organizzazioni che hanno fra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza. Inoltre per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio il testo aumenta la pena fino alla metà. Chi viene condannato per istigazione alla violenza e alla discriminazione può ottenere la sospensione condizionale della pena se lavora in favore delle associazioni che tutelano le vittime dei reati.



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