Interventi

Cosa ci dice la doppia disfatta populista

di Carlo Carboni

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La festa per Stefano Bonaccini in Piazza Grande a Modena per la vittoria alle elezioni regionali in Emilia-Romagna (Ansa)


3' di lettura

Sarà per i servizi sociali e per la salute, tra i migliori in Italia, o per le ottime scuole o per centri per l'impiego funzionanti; o per un percorso virtuoso gestito da un pragmatico municipalismo socialista che l'ha traghettata da regione rurale a economia integrata nella piattaforma continentale europea; o anche per un civico ceto medio, tutt'altro che in declino; o, infine, per la “sveglia” in piazza data dalle Sardine. Sarà per questo modello di sviluppo (Bonaccini incluso) che in Emilia-Romagna il populismo ha registrato una doppia disfatta delle sue due versioni “all'italiana”.

La prima è la sconfitta del secondo Matteo. Nonostante quel che si dica, in nessuna ricerca o sondaggio gli Italiani hanno espresso, a maggioranza, che sia meglio un solo uomo a governare. Ciò non impedisce che nel vuoto pneumatico che separa le élite politiche dai suoi “pubblici”, spunti ritmicamente un leader in grado di bucare quel vuoto - che è carenza di buon governo- e d'accorciare le distanze con il popolo: un leader pigliatutto con la sua squadra di leali nominati, come nel caso del primo Matteo, scontratosi con il suo carattere iperdecisionista. Renzi e Salvini sono leader troppo inclini a sottoporre secche alternative non richieste dagli Italiani, forzando un'idea del leader plenipotenziario alla guida del Paese, avversa al sentiment diffuso. Nel caso di Salvini, corre poi il sospetto di un vento illiberale che spira da paesi est-europei, come la Polonia e l'Ungheria, un vento che proviene dalle grandi autocrazie asiatiche, come la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan, la Cina di Xi Jinping, l'India di Modi. Queste autocrazie non sono nelle nostre corde democratiche. Il sigillo alla sconfitta di Salvini è il ritorno (dopo le europee) del Pd a primo partito in Emilia-Romagna. Tuttavia, si è trattato di una battaglia elettorale persa, ma altri appuntamenti elettorali, non solo regionali, sono alle porte: Salvini ha dalla sua l'opportunità di cavalcare una campagna elettorale permanente. Il Paese perciò corre sul filo del rasoio di questo costante corpo a corpo elettorale che rischia di annebbiare un'agenda di governo, già in bilico per le divergenze in maggioranza. La partita è tutt'altro che chiusa. La Lega continua a mietere successi nelle aree semiperiferiche del Centro Nord. Tuttavia, la capacità d'urto e di contagio del sovranismo leghista è diminuita.

Il tonfo in Calabria - con esclusione dal consiglio regionale- bissato dall'irrilevanza in Emilia-Romagna, è la foto elettorale del M5S, l'altra faccia del populismo all'italiana. Dall'adozione della teoria del doppio forno, in voga tra i suoi gruppi parlamentari, sta rovinosamente precipitando in consenso elettorale, specie al Sud. Da primo partito nel 2018, ha perduto consensi a destra, in gialloverde, e, poi, a sinistra, in giallorosso. L'anima centrista del doppio forno non ha pagato. Il M5S ha finito per perdere anche la carica innovativa di partito-piattaforma, aperto nel programma politico a cittadini iscritti. Nato come movimento senza dirigenti, dopo il grillismo, è diventato ostaggio delle scelte dei suoi gruppi parlamentari e di suoi leader ministeriali non convincenti. La partecipazione a due governi opposti ha sbiadito il carattere “contromano” del progetto originario. Una plausibile traiettoria prevede ulteriori conferme di declino elettorale del M5S alle prossime scadenze regionali, per le scarse radici territoriali di questo partito-piattaforma, “dimezzato” da problemi di privacy e di proprietà della piattaforma. La sua traiettoria è in linea con quella di altri partiti-piattaforma europei, che, a picchi elettorali a due cifre, hanno fatto seguire bruschi ridimensionamenti. Anche questo secondo tipo di populismo, che si prefigge forme più dirette di decisione dei cittadini, è in ritirata. Nessun cittadino si sente onnicompetente né – immerso nei suoi problemi quotidiani- ha tempo per valutare problematiche-paese sempre più complesse. La rete non ci può assicurare la democrazia diretta, ma forse può aiutarci nella selezione di una buona rappresentanza politica. Sarebbe sciocco se i partiti non considerassero che, al di là dei like dei social network, la digitalizzazione in corso del Paese apre nuove opportunità d'interconnessione per istituzioni, politica e cittadini.

I due populismi hanno ottenuto una larga maggioranza “asimmetrica” nel 2018. Un risultato fortemente eroso dagli ultimi eventi elettorali, che hanno spinto la Lega a tornare nel centro destra e il centro sinistra, toccato il fondo dello scissionismo personalista, a ritrovare un pezzo della sua “anima” nel movimento di cittadinanza delle Sardine, finora l'unica forza civica e politica in grado di rimotivare al voto una significativa fetta di astenuti. Il voto in Emilia-Romagna evidenzia al governo nazionale quanto sia prezioso il buon governo sul piano elettorale. Alla politica conferma che un bipolarismo destra-sinistra potrebbe tornare, dopo il mito del leader e di un popolo rimasto semplice pubblico mediatico, suo malgrado.

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