gli emendamenti inammissibili

Cosa non entra in manovra: sconti più alti sui capannoni e aiuti a mamme lavoratrici

di Marco Mobili e Marco Rogari


La manovra premia la scuola con 20mila assunzioni

3' di lettura

Mentre l'Aula del Senato era impegnata nel concerto di Natale, in commissione Bilancio si contano le prime vittime eccellenti dell’atteso restyling della manovra: dall'ulteriore aumento al 50% dell'Imu sui capannoni alle graduatorie dei concorsi pubblici Pa e a un emendamento targato Renzi sull’abolizione di oltre 20 miliardi di Irap a imprese e professionisti. I lavori sono ripresi e poi velocemente interrotti con una veloce seduta in cui sono stati dichiarati inammissibili circa 170 emendamenti alla manovra.

Imu sui capannoni
Tra i correttivi bocciati “in partenza” non hanno superato il primo vaglio del presidente della commissione Bilancio, Daniele Pesco (M5S) sia perché ordinamentali sia perché generano maggiori oneri. A questa seconda categoria appartiene uno dei cavalli di battaglia degli ultimi giorni dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio utilizzati per andare incontro alle richieste delle imprese: l'aumento della deducibilità Imu sui capannoni. La commissione Bilancio ha infatti giudicato inammissibile l'emendamento a firma M5s alla manovra con cui si voleva ulteriormente aumentare la deducibilità al 50% dal reddito d'impresa e dal reddito di lavoro autonomo dell'Imu pagata sui beni strumentali. L'emendamento è stato giudicato inammissibile per mancanza di coperture.

Stop a pensione anticipata per mamme lavoratrici
Finisce sotto la scure dell’inammissibilità della commissione Bilancio del Senato anche l’emendamento della Lega che puntava a mandare in pensione prima le mamme-lavoratrici con tre figli, che abbiano già 50 anni e 20 di contributi. La proposta a prima firma Pillon, prevedeva anche il raddoppio dei giorni che si possono prendere per malattia dei figli (10 e fino ai 16 anni dei figli). Niente da fare anche per un'altra proposta, sempre leghista, che permetteva di usufruire del congedo parentale fino ai 16 anni dei figli contro gli attuali 12

Stop a proroga delle graduatorie dei concorsi pubblici
Non passa l’esame di ammissibilità la proroga della validità delle graduatorie dei concorsi pubblici. La commissione Bilancio del senato ha giudicato cestinato tre emendamenti M5s al Ddl di bilancio. In particolare è stata stoppata anche la proposta di modifica, a prima firma Nunzia Catalfo, presidente della commissione Lavoro, che prorogava al 31 dicembre 2019 «l'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni». Un'altra, sempre a firma Catalfo, puntava a prorogare al 31 dicembre prossimo l'efficacia delle graduatorie dei concorsi nei comparti della sicurezza, del soccorso e della difesa, della scuola e delle università. Mentre un terzo correttivo, a prima firma Ugo Grassi, si riferiva al concorso pubblico per allievi vice ispettori del Corpo forestale dello Stato sempre al 31 dicembre 2019.

Ricerca idrocarburi
Inammissibile l'emendamento M5S alla manovra che puntava a escludere tra le attività di interesse strategico nazionale (con conseguenti semplificazioni amministrative, per esempio in tema di espropri) la prospezione, la ricerca e coltivazione di idrocarburi. La proposta di modifica, giudicata inammissibile per estraneità di materia, puntava a superare lo Sblocca Italia del 2014

Stop a 90 milioni per la digitalizzazione della Rai
Giudicato inammissibile l'emendamento M5s che destinava 90 milioni nel 2019 alla Rai «per la realizzazione di infrastrutture digitali» secondo modalità stabilite con un decreto del ministero dell'Economia, di concerto con il ministero dello Sviluppo economico. Lo stanziamento era a valere sul Fondo investimenti amministrazioni centrali, istituito dalla stessa legge di Bilancio, ma per il presidente Pesco il correttivo era privo di coperture.

Freno alla semplificazione dei contributi statali alle partecipate
Inammissibile anche l'emendamento della Lega per semplificare l'erogazione di contributi pubblici alle partecipate. Il correttivo stabiliva che «i contributi di importo fino a 50 milioni di euro concessi dallo Stato a società partecipate dallo Stato medesimo o ad organismi di diritto pubblico, anche costituiti in forma di società di capitali, finanziati dallo Stato in misura maggioritaria, con la finalità di effettuare investimenti di pubblico interesse, sono erogati dallo Stato, a titolo definitivo, contestualmente alla realizzazione dell'intervento in forma globale, ovvero quota imponibile più Iva, e progressivamente alla realizzazione dell'intervento medesimo, se il provvedimento di concessione del contributo reca la dicitura “comprensivo di Iva”».

Farmacisti per almeno il 51% del capitale
È stato dichiarato inammissibile anche l'emendamento, segnalato dalla Lega in commissione Bilancio del Senato, che chiedeva che almeno il 51% del capitale sociale e dei diritti di voto nelle farmacie dovesse essere composto da farmacisti iscritti all'albo. La misura era stata proposta anche alla Camera, approvata in commissione Bilancio di Montecitorio e poi era stata stralciata con una decisione del presidente Roberto Fico poiché considerata una norma ordinamentale.

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