Guerra in Europa

Cosa prevede lo stato di emergenza umanitaria per l’Ucraina fino al 31 dicembre

Stanziati 10 milioni di euro, a carico del Fondo per le emergenze nazionale. Ampliata con ulteriori 8mila posti la rete nazionale di accoglienza

di Andrea Gagliardi

Ucraina, Draghi: l'Italia non intende voltarsi dall'altra parte

3' di lettura

«Nel Consiglio dei ministri di ieri abbiamo stanziato 10 milioni di euro, a carico del Fondo per le emergenze nazionali, per assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina. Per farlo è stato dichiarato uno stato di emergenza umanitaria, che durerà fino al 31 dicembre e che ha esclusivamente lo scopo di assicurare il massimo aiuto dell'Italia all'Ucraina». Lo ha spiegato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, parlando martedì 1 marzo al Senato. «È un impegno di solidarietà, che non avrà conseguenze per gli italiani, e che non cambia - ha puntualizzato il premier- la decisione di porre fine il 31 marzo allo stato di emergenza per il Covid-19».

Stato di emergenza umanitaria per la guerra in Ucraina

Nessun collegamento, dunque, neppure indiretto, tra stato di emergenza per l’accoglienza dei cittadini ucraini in fuga dalla guerra e quello legato al Covid. Anche se l’espressione “stato di emergenza” usata nel provvedimento adottato dal Cdm (“Dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all’esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto”) ha colpito l’immaginario collettivo.

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Più risorse alla rete di accoglienza

Oltre allo stanziamento di 10 milioni di euro, a carico del Fondo per le emergenze nazionali, previsto della deliberazione dello stato di emergenza, è il decreto con misure urgenti per la crisi in Ucraina, approvato sempre il 28 febbraio dal Cdm, a contenere le prime misure per far fronte alle eccezionali esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini scappati dalla guerra. A tal fine sono incrementate le risorse del Ministero dell’Interno destinate alla attivazione, locazione e gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza, per poter fruire di ulteriori 5.000 posti. Per le stesse finalità è autorizzata l’attivazione di ulteriori 3.000 posti nel Sistema di accoglienza e integrazione (SAI), gestito dagli enti locali, destinati soprattutto a nuclei familiari e persone vulnerabili.

«S'intende in questo modo - si legge nella relazione tecnica di accompagnamento al decreto - conseguire l'ampliamento della rete nazionale di accoglienza, per un numero complessivo di circa 8.000 posti». La spesa per l’accoglienza di 5mila profughi ucraini ospitati nel sistema dei centri governativi, più tempestivamente attivabile, è di 54,1 milioni nel 2022. Quella per gli altri 3mila profughi da sistemare nella rete degli enti locali ammonta invece a 37,7 milioni nel 2022 e in 44,9 milioni per ciascuno degli anni 2023 e 2024

La vendita di armi fino al 31 dicembre

Ma in realtà uno stato di emergenza di fatto è collegato anche alla decisione del governo, ratificata dal Parlamento, di autorizzare fino al 31 dicembre 2022, la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, in deroga alle rigide disposizioni della legge 9 luglio 1990 che tra l’altro vieta «l’esportazione ed il transito di materiali di armamento verso i Paesi in stato di conflitto armato». Nella relazione illustrativa al decreto si legge infatti che l’autorizzazione alla «cessione di equipaggiamenti militari alle autorità governative ucraine», a seguito della risoluzione delle Camere, è assicurata «dato il carattere emergenziale della disposizione, per un periodo di tempo limitato fino al 31 dicembre 2022»

In arrivo missili anticarro e antiaereo

L'elenco dei rifornimenti militari esiste già ma è top secret. È un decreto del Ministro della difesa, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione
internazionale e dell’economia e delle finanze, a dettagliare l’elenco di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari da inviare in Ucraina. Da quanto filtra sembra le spedizioni prevederanno l'invio di centinaia di missili anticarro e antiaereo Stinger e Spike facilmente trasportabili, mortai, migliaia di mitragliatrici pesanti Browning e leggere MG.

I militari italiani mobilitati in Lituania e Romania

Il Consiglio dei ministri aveva già approvato il 25 febbraio un primo decreto di aiuti militari stanziando 174 milioni di euro fino all 2023 per il potenziamento della presenza militare a Est con previsto rafforzamento delle tre missioni già in atto: in Romania, la “Baltic Guardian” in Lettonia e quella nel Mediterraneo Orientale. Quel provvedimento mobilitava 1.350 militari fino al 30 settembre e altri 2.000 per rinforzi e avvicendamenti.

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