DECISIONE ENTRO IL 12 MAGGIO

Cosa prevede lo storico accordo sul nucleare con l’Iran del 2015

di Roberto Bongiorni


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La Guida suprema iraniana Ali Khamenei (Epa)

4' di lettura

Lunedì sera, il premier israeliano Benjamin Natanyahu ha lanciato accuse durissime: «L’Iran ha mentito. L’Iran punta a dotarsi di almeno cinque ordigni nucleari analoghi a quelli utilizzati su Hiroshima». Citando 55mila documenti sottratti dai servizi israeliani in una località segreta dell’Iran (documenti però senza data) Netanyahu ha mostrato le sue «prove nuove e conclusive» con cui punta non solo a convincere il presidente americano Donald Trump ad uscire dall’accordo sul nucleare iraniano,ma a vincere la riluttanza di chi, come i paesi europei, continuano a difenderne la sopravvivenza.

Netanayhu è convinto che l’accordo vada modificato in modo sostanziale oppure annullato. In caso di stralcio, le già alte tensioni tra Israele e Iran in Siria potrebbero subire una preoccupante escalation. Ma cosa è esattamente l’accordo sul nucleare iraniano?

Il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa)
Dopo due anni di intensi negoziati, il 14 luglio del 2015 viene annunciata la firma del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), noto anche come accordo sul nucleare iraniano. L’intesa è stata raggiunta dall’Iran ed il gruppo 5+1 ,ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ( Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti) più la Germania, oltre all’Unione europea.

L’obiettivo primario è impedire all’Iran di sviluppare una tecnologia tale da permettergli di costruire ordigni atomici ma consentirgli di proseguire il programma volto alla produzione di energia nucleare ad usi civili.
Come conseguenza dell’accordo, all’inizio del 2016 sono state rimosse le sanzioni economiche in precedenza imposte dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dal Consiglio di sicurezza dell’Onu ( emanate con la risoluzione 1747) .

I termini dell'accordo
In base all’intesa, l’Iran ha accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento e di tagliare del 98% quelle di uranio a basso arricchimento, portandole a 300 chilogrammi.
L’Iran si è impegnata altresì a ridurre di oltre due terzi le sue centrifughe a gas per tredici anni, portandole da 19mila a 6.104, di cui solo 5.060 adibite ad arricchire l'uranio per i prossimi 10 anni (l'arricchimento dell'uranio è un passaggio necessario per la costruzione della bomba atomica). Le centrifughe rimanenti dovranno essere solo di prima generazione, quindi meno efficienti e moderne.

Il Jcpoa prevede inoltre che per i 15 anni successivi dalla firma l’Iran potrà arricchire l’uranio ad una gradazione non superiore al 3,67% e non potrà costruire alcun reattore nucleare ad acqua pesante per lo stesso periodo.
Le attività di arricchimento dell'uranio, così come quelle di ricerca, saranno limitate a un singolo impianto, Natanz. Nessun processo di arricchimento sarà invece permesso per almeno 15 anni nel sito di Fordo. Altri impianti saranno convertiti per evitare il rischio di proliferazione nucleare.

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I controlli dell’Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea)
Per monitorare e verificare il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) avrà regolare accesso a tutti gli impianti nucleari iraniani. Gli ispettori dell’Aiea potranno accedere solo ai siti concordati nel Jcpoa. Per ispezonare altri siti dovranno prima ottenere il permesso di Teheran. Dal 2015 a oggi gli ispettori dell’Aiea hanno certificato 10 volte l’adesione da parte dell’Iran agli impegni assunti nel Jcpoa. Le ispezioni riguardano anche le miniere di uranio e le yellowcake (scorte di uranio concentrato, sostanza che può essere usata nella preparazione di combustibili per i reattori nucleari).

La posizione dell'Unione Europea
L’Unione europea nel suo insieme, ma anche diversi capi di Stato e di Governo separatamente, hanno sempre espresso una posizione compatta nel difendere l’intesa con l’Iran. L’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, ha ribadito in più occasioni che gli Stati Uniti non hanno il diritto di ritirarsi unilateralmente dall’accordo e ripristinare le sanzioni. Il presidente francese Emmanuel Macron ha cercato un compromesso con Trump, accennando a potenziali nuove sanzioni europee contro il programma balistico iraniano e sostenendo la necessità di « un nuovo accordo con fondamenta solide». Ma ha parimenti precisato che al momento non esiste un “piano B” al Jcpoa. Trump sembra aver respinto l’offerta di Macron.

L’uscita degli Stati Uniti dal Jcpoa farebbe scattare nuovamente le sanzioni americane, probabilmente anche un embargo petrolifero

La posizione degli Stati Uniti
Nel 2015 l’allora presidente americano Barack Obama aveva salutato la firma del Jcpoa come un «accordo storico», che avrebbe impedito all’Iran di avere un arsenale nucleare rendendo il «mondo più sicuro»

Con l’avvento alla presidenza di Trump le cose sono cambiate.Radicalmente. Per Trump, che anche in campagna elettorale aveva ripetutamente definito il Jcpoa come «il peggior accordo internazionale mai firmato dagli Stati Uniti», l’intesa è sbilanciata a favore di Teheran e rappresenta una minaccia alla stabilità del Medio Oriente. Secondo il presidente americano, se non nella forma, l’Iran ha violato ripetutamente l’accordo nel suo spirito.

Le condizioni di Donald Trump agli alleati europei
Trump ha fissato entro il 12 maggio il termine entro cui gli alleati europei devono accettare una serie di modifiche sostanziali al Jpcoa. Se non lo dovessero fare il presidente americano ha minacciato di non certificare l’adesione dell’Iran all’intesa. L’uscita degli Stati Uniti dal Jcpoa farebbe scattare nuovamente le sanzioni americane, probabilmente anche un embargo petrolifero.

Queste sono le principali condizioni poste da Trump:
1) La rimozione delle limitazioni temporali e geografiche alle ispezioni di qualsiasi sito nucleare (ma anche militare) iraniano. Da tempo Trump sostiene che l’Iran stia conducendo clandestinamente attività proibite in altri siti (non meglio precisati) che non sono inclusi nell’accordo sul nucleare e quindi sono sottratti ai controlli del team dell’Aiea.

2) L’introduzione di nuove sanzioni sul programma missilistico iraniano. Trump sembra intenzionato ad accorpare il programma balistico all’accordo sul nucleare. In questo caso una violazione da parte di Teheran sul suo programma di missili –che l’Iran definisce legittimo ed a mero scopo difensivo – equivarrebbe a una violazione dell’intesa anche sul nucleare. L’Unione Europea, invece, ha già condannato il programma balistico iraniano ma lo vuole mantenere separato dal dossier nucleare.

3) L’estensione della durata delle limitazioni al programma nucleare iraniano previste dall’accordo. In altre parole Trump vorrebbe che i controlli al programma iraniano non avessero alcun limite temporale.

4) Un intervento più energico contro le attività di Teheran in Medio Oriente, che secondo gli Stati Uniti sono la principale causa di instabilità nella regione. Questo punto è controverso e di difficile applicazione. Trump è allarmato dal rafforzamento della presenza militare iraniana in Siria, una minaccia per Israele, e in Yemen, una minaccia per l’Arabia Saudita.

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