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Cosa rivela l’ultima bozza del PNRR

La sensazione che si ha è che si siano favoriti i grandi centri di spesa nazionali (ferrovie, porti, strade) oppure le spese diffuse finanziate da incentivi di mercato (ecobonus mobilità, edilizia, industria 4.0), limitando fortemente gli investimenti locali in acqua, rifiuti, mobilità, scuola, ospedali.

(beawolf - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il testo che sta circolando in questi giorni, ancora in bozza e datato 29 dicembre, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ha subito per adesso un editing migliore: 17 maxi schede (al posto dei 52 progetti, di cui si è letto nei giorni scorsi), che si articolano al loro interno con molte decine di sottocapitoli, frutto della solerzia dei Ministeri.
I 17 capitoli cubano 195 miliardi di spesa, ma solo 89 saranno frutto di risorse aggiuntive, il resto è debito sostitutivo, cioè finanziamo con il PNRR, interventi già finanziati da risorse proprie.
Non si capisce ancora la Governance della spesa e non si capisce se i 17 macro progetti sono stati condivisi o meno con Regioni ed Enti locali. Un piccolo passo avanti, ma la sensazione che manchi ancora un “disegno” complessivo per la ripresa del Paese, rimane tutta.
Gli assi di spesa sono ridotti a pochi: digitalizzazione ed innovazione (inclusa Industria 4.0), sviluppo green (economia circolare, risorse idriche), fonti rinnovabili, reti energetiche ed idrogeno, efficienza energetica degli edifici (proroga superbonus 110%), mobilità sostenibile (ferrovie, autostrade, porti, flotte e mobilità elettrica), inclusione sociale, scuola e sanità.
La macrovoce più finanziata è quella per la riqualificazione energetica degli edifici che assorbe 40,1 miliardi (12,4 aggiuntivi) pari a circa il 21% del totale. Segue il capitolo innovazione e digitalizzazione con 32,4 miliardi (19,9 aggiuntivi) pari al 16,6% del totale. Poi le infrastrutture per la mobilità con 23,7 miliardi di cui 12,48 aggiuntivi e pari al 12,2%. La scuola assorbe oltre 10 miliardi (9,26 aggiuntivi) pari a circa il 5,5% del totale. Il resto con quote dal 5% in giù.
Attribuzioni di risorse importanti vanno ad Industria 4.0 (21,7 miliardi) cui vanno aggiunti 5,8 md di “patent box”, alle fonti rinnovabili (8,7 miliardi), superbonus edilizia 110% (20,4 miliardi), ristrutturazione scuole (6,3 miliardi), ospedali moderni (5,5 miliardi), rischio idrogelogocico (4 miliardi), infrastrutture di trasporto (21,7 miliardi). Poi una sfilza di micro progetti sotto il miliardo, alcuni dotati di qualche milione di euro.
La parte acqua e rifiuti appare poco finanziata. Per il servizio idrico integrato si stanziano 3,5 miliardi fra acquedotti, perdite di rete e depuratori. Mentre per i nuovi impianti di gestione dei rifiuti e l'economia circolare si stanziano 1,26 miliardi (cui aggiungere 3 miliardi per biocombustibili, bioprodotti, chimica sostenibile e una parte di 4,7 miliardi dedicati al biometano). Leggendo bene le schede sembra prevalere l'idea di finanziare le filiere agricole e gli impianti “chimici” di gestione dei rifiuti, in particolar modo collocati nei poli chimici più importanti. Non si parla mai di “digestori anaerobici”, e si dedicano 1,26 miliardi ad “impianti esistenti”, soprattutto per le aree critiche (Napoli, Roma, Palermo). Non sembra quindi una misura di sistema e non punta ad adeguare l'impiantistica dei rifiuti esistente al fabbisogno, superando il deficit cronico del nostro Paese.
Per il trasporto pubblico locale si investono 6,95 miliardi per sostituzione flotte e digitalizzazione. Per l'edilizia residenziale pubblica 2,6 miliardi.
La sensazione che si ha è che si siano favoriti i grandi centri di spesa nazionali (ferrovie, porti, strade) oppure le spese diffuse finanziate da incentivi di mercato (ecobonus mobilità, edilizia, industria 4.0), limitando fortemente gli investimenti locali in acqua, rifiuti, mobilità, scuola, ospedali. L'esito prevedibile di una impostazione centralistica del PNRR, mai discusso e condiviso realmente, da quello che si percepisce, con Regioni ed Enti locali.
Resta forte la frammentazione di una parte importante della spesa.
Il capitolo sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione è diviso in decine di sottoprogetti, il capitolo sull'innovazione finanzia per 140 milioni di euro “l'agricoltura digitale”. Per 100 milioni il “turismo lento”, per 20 milioni il “turismo delle radici”; per 20 milioni un progetto chiamato “terreconomy; per 100 milioni “appennino e conoscenza”; per 200 milioni un progetto chiamato “Ecosistema innovativo della salute”.
Un passo avanti è stato fatto rispetto alle prime schede “lenzuolo” che circolavano settimane fa. Ma il disegno del PNRR è ancora incerto, e ancora troppo legato agli input dei centri di spesa nazionali e ai progetti nei cassetti dei Ministrri, anche microscopici. Quel che manca è il “pezzo di mezzo”, quel sistema di investimenti infrastrutturali locali, in particolar modo sui servizi pubblici locali, che andrebbero condivisi con le Regione e gli Enti locali. Investimenti, specie quelli nei settori rifiuti, acqua, energia, mobilità ed edilizia residenziale pubblica, che potrebbero essere attivati rapidamente coinvolgendo le utilities. Regioni ed Enti locali, fatevi sentire.

Alfredo De Girolamo (@degirolamoa)

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