valute complementari

Cosa sono e come funzionano le criptovalute

di Andrea Gennai


3' di lettura

La novità più dirompente in ambito finanziario negli ultimi anni è stata l’arrivo delle cosiddette criptovalute. Quella più famosa è il Bitcoin. Valute che vengono anche definite digitali e che sono salite alla ribalta per le strabilianti performance ma che tutt’oggi stentano a decollare come reali mezzi di pagamento. In fondo una moneta nasce in primis come funzione di mezzo di pagamento e il Bitcoin, insieme alle altre divise digitale, vuol porsi come alternativa ai mezzi di pagamento tradizionali con un meccanismo di per se rivoluzionario. Per la prima volta una moneta è sottratta all’emissione e al controllo di una banca centrale, ma si ispira a una tecnologia, la blockchain, che ha come caratteristica quella di essere gestita alla pari, tra utenti che partecipano a questo processo.

La tecnologia blockchain


Si chiamano criptovalute perché la loro sicurezza è garantita da un sistema di protezione inattaccabile, attraverso una serie di calcoli complessi. L’inviolabilità del protocollo che sta alla base di queste divise è uno dei motivi che ha garantito il loro successo, a circa 10 anni oramai dal loro debutto. Nel gennaio del 2009 infatti venne minato il primo blocco della blockchain del Bitcoin. Una formula che nasconde una serie di concetti che cercheremo di spiegare. Il Bitcoin e le altre criptovalute sono infatti un esempio concreto della tecnologia blockchain, ovvero catena di blocchi, che viene utilizzata in molti altri campi.
Il bitcoin in sostanza è una serie numerica concatenata in maniera immutabile sotto forma di blocchi di bit all’interno di una catena (blockchain). Chi possiede Bitcoin conserva questa serie numerica su un indirizzo internet che serve per fare o ricevere pagamenti.

Il processo del mining

Il mining è il processo attraverso il quale viene realizzato tutto questo complesso meccanismo. I miners, o minatori, sono coloro che garantiscono questo iter informatico per la creazione delle monete, attraverso l'utilizzo di Pc sempre più potenti, e in compenso ricevono nuovi Bitcoin minati.
I miners creando nuovi Bitcoin agganciano, attraverso complicati calcoli, nuovi blocchi alla catena che contiene il registro con la trascrizione immodificabile di tutte le transizioni avvenute fino a quel momento. Quindi una sorta di catena continua che ha però un limite. Rispetto alle valute tradizionali, il Bitcoin ha un numero massimo di pezzi coniabili: 21 milioni mentre oggi abbiamo raggiunto circa i 17 milioni. Questo significa che il processo diventa sempre più complesso e richiede investimenti sempre più massicci per coniarli. L’algoritmo è tarato per fare in modo che un blocco venga “minato” ogni dieci minuti.

Le altre cripto


Oggi sul mercato esistono oltre 1.000 divise digitali. Nei momenti di euforia la capitalizzazione totale è arrivata a circa 800 miliardi di dollari. Poi da dicembre del 2017 è iniziata la discesa delle principali divise e a settembre del 2018, dopo 9 mesi di sgonfiamento degli eccessi, la capitalizzazione totale è precipitata a 220 miliardi. Circa la metà riguarda il Bitcoin che resta ancora la valuta più importante.

Le altre due divise principali sono, Ethereum e Ripple, a debita distanza, con una capitalizzazione di 24 e 22 miliardi di dollari. Il meccanismo di queste due cripto è legato alla filosofia blockchain ma funzionano diversamente rispetto al Bitcoin. Tecnicamente Ethereum è un sistema collegato alla valuta Ether. consente di creare contratti intelligenti (smart contract) considerati a tutti gli effetti denaro digitale. In sostanza è una rete per far girare contratti basati su Ether.

Ripple invece rappresenta sia una valuta digitale che un network di pagamenti. In sostanza è un protocollo internet open source basato su una valuta chiamata Ripple.

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