Fondi Europei

Cosenza, No-Tav in salsa Calabra contro la metropolitana per collegare il centro all'Università

di Donata Marrazzo

Cosenza, No-Tav in salsa calabra


2' di lettura

C'è chi la vuole e chi non la vuole. Chi la considera un valore aggiunto per la mobilità in città, chi un'opera inutile, antieconomica, obsoleta. La metropolitana di Cosenza, di fatto una tramvia lunga 22 chilometri da realizzare su viale Parco e altre strade urbane, divide politica e cittadini. Una No Tav in salsa calabra.

Si tratta di un'opera da 160 milioni di euro le cui coperture, a partire dal 2006, sono passate da un programma operativo regionale all'altro, con relative modifiche, ora finanziata nel quadro del Por 2014-2020.

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Con una nuova denominazione si fa riferimento alla “realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile attraverso opere strategiche e il collegamento metropolitano tra Cosenza Rende e Università della Calabria». Il primo lotto di cui sono partiti i lavori non riguarda propriamente la metropolitana ma una variante del progetto, ovvero il parco benessere voluto dal sindaco Mario Occhiuto: «Servirà ad attrarre turismo, a creare lavoro e a far diventare Cosenza una città sostenibile. L'opera nel suo complesso sarà un grandissimo vantaggio per tutti. Tutti si potranno spostare liberamente nell'area urbana con il tram senza dover ricorrere necessariamente all'auto privata che inquina, costa e crea traffico e inquinamento atmosferico».

Gli interventi riguardano prevalentemente viale Parco, una grande arteria realizzata con fondi europei proprio negli stessi anni in cui, per gli stessi luoghi, già si pianificava la metropolitana leggera Cosenza Rende. A volerlo fu in tempi eroici il sindaco Giacomo Mancini con l'intento di dare una nuova forma alla città, sostituendo il vecchio rilevato ferroviario e integrando una vasta area della periferia degradata, quella di via Popilia. «Che ora con la barriera della metropolitana torna a essere separata dal centro urbano», fa notare l'ingegnere Mimmo Gimigliano, del comitato No Metro, che si è costituito per fermare il progetto. Procede a colpi di ricorsi. Nei piani del comitato c'è tutta un'altra idea di sviluppo urbano che parte dalla funzione strategica della metropolitana, «che restituisca centralità alla parte vecchia della città, a ridosso della quale passa il vecchio tracciato della ferrovie della Calabria a scartamento ridotto. Congiunge Catanzaro a Cosenza, valorizzando la vasta area della stazione di Vagliolise, prevedendone lo sviluppo anche in termini di ricettività e servizi, con la creazione di un nodo intermodale».

Ma la Regione sostiene invece con convinzione la nuova metro, la qualità dell'opera a misura del centro urbano e la sua congruenza anche con il sistema tramviario pensato per Catanzaro e Reggio Calabria. Considerate le procedure complesse, però, è impossibile non prevedere già da adesso criticità, ritardi e slittamenti. «A partire dall'appalto dei lavori a una società in amministrazione controllata. Da un progetto esecutivo ancora da produrre e certificare, che si preannuncia difforme dal definitivo. Da questioni di legittimità, sicurezza e altre anomalie», come sostengono i No Metro.

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