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Così in 10 anni il Belgio è diventato la culla delle biotech e la lezione per l’Italia

Siglato un protocollo d’intesa tra l’ambasciata belga con Galapagos Biopharma Italy per contribuire allo scambio di idee e di proposte fra Belgio e Italia

di Marzio Bartoloni

(Alessandro Serrano' / AGF)

4' di lettura

In poco più di 10 anni il Belgio è diventato una delle culle europee delle biotecnologie destinate già nel 2026 a diventare maggioranza tra i primi 100 farmaci più venduti nel mondo. Il segreto è un mix di open innovation, poli tecnologici, agevolazioni fiscali per la ricerca privata e fondi pubblici oltre a norme semplici e tempi rapidi per chi vuole sperimentare nuovi farmaci. Ad accendere i riflettori sul confronto con l’Italia è uno studio realizzato da I-com presentato Roma nella residenza dell’ambasciatore del Belgio che ha siglato un protocollo d’intesa con Galapagos Biopharma Italy per contribuire allo scambio di idee e di proposte fra Belgio e Italia nell'ambito della ricerca scientifica farmacologica, anche grazie alla collaborazione con il settore industriale

Lo sviluppo delle biotech in Belgio in poco più di 10 anni

Il processo che ha visto il Belgio affermarsi nel panorama internazionale del biotech medico «si è compiuto in tempi relativamente brevi»: fino al 2009, infatti, non era più coinvolto nella filiera delle biotech medicali di altri Paesi, con un investimento di circa il 2% del Pil nella R&S. Negli anni successivi, «la spinta propulsiva delle aziende presenti sul territorio ha incoraggiato un importante intervento da parte del Governo federale». Un robusto credito d'imposta su tutte le attività di ricerca ha fatto sì che circa il 60% della spesa in ricerca e sviluppo sia svolta all'interno delle imprese. «Grazie alla partnership tra pubblico e privato, il Belgio ha rispettato l'obiettivo strategico che tutti i governi si sono posti negli ultimi anni : raggiungere un investimento in R&S pari ad almeno il 3% del Pil (2% sostenuto dal settore privato e 1% dal pubblico)».

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Il confronto con l’Italia dove ci sono più imprese ma piccole

Dal confronto con il Belgio si nota che, sebbene in Italia si mettano in campo risorse finanziarie e umane non di poco conto, l'impegno belga è sicuramente più rilevante se messo in relazione alle dimensioni del Paese. In Italia ci sono più imprese (376), ma il Belgio con 140 imprese rappresenta il primo mercato azionario in Europa in questo settore, con il 24% della capitalizzazione totale . Questo perché Il comparto biotech italiano è composto all'80% da micro e piccole imprese, «a rispecchiare le caratteristiche tipiche del tessuto industriale», avverte lo studio di I-com. Da qui discende anche il fatto che in Belgio si impiega quasi cinque volte il numero di addetti delle imprese italiane e quasi il doppio degli addetti in ricerca e sviluppo. Tra l’altro, segnala sempre il report, il sistema innovativo italiano trova un limite sostanziale nell’esiguità di risorse e personale impiegati nel trasferimento tecnologico: «il numero di professionisti del trasferimento tecnologico è pari a 5,6 addetti per ufficio di trasferimento tecnologico, contro la media europea di 8,5 addetti».

Poca burocrazia e tempi rapidi per sperimentare i farmaci

Tra i grandi punti di forza c’è il fatto che il Belgio rappresenta una meta estremamente attraente nel panorama internazionale per quanto riguarda lo svolgimento delle sperimentazioni cliniche. In media l'approvazione per una sperimentazione di Fase I in Belgio richiede 15 giorni , una delle tempistiche più brevi in Europa. Con i suoi 23,2 trial avviati per 100mila abitanti nel 2021, il Belgio è secondo in Europa solo dopo la Danimarca (con circa 27 trial). L’Italia è più indietro anche se rimane al di sopra della media Europea con 8,2 trial ogni 100mila abitanti. Ad aiutare anche la rapidità con cui il Belgio ha recepito già dal 2017 il nuovo regolamento Ue 536/2014 che rivoluziona le sperimentazioni cliniche. L’Italia, invece, dopo 8 anni dalla deliberazione della nuova normativa, non ha ancora emanato i necessari decreti attuativi.

Il protocollo d’intesa tra ambasciata belga e Galapagos

Favorire il dialogo e il confronto su ricerca e innovazione nel campo della salute, lo studio dei modelli di assistenza sanitaria, lo sviluppo e l'uso delle nuove tecnologie applicate alla salute. Ma anche contribuire allo scambio di idee e di proposte fra Belgio e Italia nell'ambito della ricerca scientifica farmacologica, anche grazie alla collaborazione con il settore industriale. Questi gli obiettivi principali del protocollo d'intesa firmato dall’ambasciata del Belgio in Italia e Galapagos, azienda biotech belga impegnata nello sviluppo di farmaci innovativi, presentato durante l'evento «BioTech Bridge. Tracing new routes for human health» che si è tenuto presso la residenza dell’ambasciatore del Belgio a Roma. .«Promuovere relazioni economiche e sociali con l'Italia è uno dei compiti istituzionali dell'Ambasciata e siamo felici di poter contribuire alla valorizzazione delle competenze e delle eccellenze italiane nel settore salute presenti sul territorio attraverso questo accordo», ha dichiarato l’ambasciatore del Belgio in Italia Pierre Emmanuel De Bauw.

L’iniziativa Bioneers in Italia per favorire la ricerca

L’accordo, di durata triennale, è la cornice in cui si inscrive il progetto Bioneers, una serie di iniziative tese favorire lo sviluppo di una cultura della cooperazione sui temi della salute, della cura e del benessere delle persone. In particolare ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico sono i tre pilastri su cui poggia il progetto Bioneers. «Siamo orgogliosi di aver dato vita a questo protocollo d'intesa con l’ambasciata del Belgio per la promozione del dialogo fra i due Paesi e la valorizzazione della ricerca scientifica. Galapagos nasce dalla ricerca e mette al centro delle sue attività la scoperta e lo sviluppo di molecole innovative che possano fare la differenza per i pazienti», spiega Alberto Avaltroni, Ceo di Galapagos in Italia. «Siamo però consapevoli - continua il Ceo di galapagos - che è necessario migliorare anche l'assistenza e l'accesso dei pazienti alle innovazioni terapeutiche e a questo scopo collaboriamo con Istituzioni e Società Scientifiche e Associazioni di pazienti».

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