pasticcio graduatorie

Coronavirus, perché 14mila giovani medici in piena pandemia non possono specializzarsi

La prova che si è svolta a settembre è finita sotto una pioggia di ricorsi al Tar perché c’era una domanda sbagliata nel test

di Marzio Bartoloni

In prima linea contro il virus, una giornata con i medici Usca

La prova che si è svolta a settembre è finita sotto una pioggia di ricorsi al Tar perché c’era una domanda sbagliata nel test


2' di lettura

Da oltre due mesi il ministero dell’Università non pubblica la graduatoria del concorso per specializzarsi a cui hanno partecipato 24mila giovani medici freschi di laurea e che porterebbe in corsia per formarsi 14mila camici in più.La prova che si è svolta a settembre è finita sotto una pioggia di ricorsi al Tar perché c’era una domanda sbagliata nel test (una radiografia da analizzare in cui si confondevano destra con sinistra) e la graduatoria non è stata ufficilizzata. La palla passa ora al Consiglio di Stato che deciderà il 15 dicembre. Il ministro Gaetano Manfredi prova a rassicurare: «Dal 15 gennaio saranno in corsia».

Tutte le tappe del concorso “sospeso”

A ricostruire la vicenda kafkiana ancora più assurda in un momento in cui per la carenza di personale si richiamano i medici pensionati e tutti i camici bianchi, anche i giovani in formazione, sono necessari è l’Ordine dei medici. Che chiede di «porre termine alla storia infinita e paradossale, che potrebbe essere la trama di un romanzo di Kafka o la sceneggiatura di un’opera di Samuel Beckett del Concorso per le Scuole di Specializzazione».

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Ecco le ultime tappe: prima, la prova rimandata di due mesi, per l'emergenza Covid; poi, il blocco, a causa dei numerosi ricorsi, della graduatoria, che avrebbe dovuto essere pubblicata il 5 ottobre, per arrivare il 13 all'assegnazione. Ancora, la pubblicazione, il 26 ottobre, della graduatoria provvisoria, con il differimento delle successive fasi relative alla scelta di tipologia e sede e all'assegnazione dei candidati alle tipologie prescelte, secondo un cronoprogramma pubblicato poi il 9 novembre e aggiornato, alla luce dell'esito dei diversi contenziosi, il 30 novembre. Entro il 1° dicembre i candidati avrebbero dovuto comunicare la propria scelta, per dar modo al ministero di assegnare, il 3 dicembre, i candidati alle scuole. Poi l’ennesima doccia fredda per i candidati informati dell’ennesimo ritardo legato alla decisione del Consiglio di Stato attesa per il 15 dicembre.

La decisione del Consiglio di Stato e il rinvio dei corsi

Gli effetti di questa lunga sospensione per i 24mila giovani medici laureati non sono da poco visto che restando in ostaggio per così lungo tempo nel frattempo hanno dovuto lasciare altri incarichi: dalle Usca impegnate contro il Covid alle Rsa fino alle Guardie mediche.
La legge prevede per questi giovani laureati, in vista di un contratto di formazione specialistica, di non poter assumere altri incarichi, in quanto incompatibili. Ora gli occhi sono tutti puntati sulla decisione del Consiglio di Stato del prossimo 15 dicembre che dovrà decidere se la graduatoria definitiva per accedere ai posti (e alle borse) nelle scuole di specializzazione medica (ortopedia, cardiologia, anestesia, ecc.) si farà contando tutte e 100 le domande del concorso o solo le 99 giuste.
Le specializzazioni dovrebbero cominciare il prossimo 30 dicembre, dopo 15 giorni. «Se i tempi saranno troppo stretti - assicura il ministro dell’Università Gaetano Manfredi in una intervista al Corriere della sera - rinvieremo l’inizio al 15 gennaio, per dare il tempo a chi deve cambiare città di sistemarsi».

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