gli usa al voto / Lo speciale di IL

Così anche i nemici e le vittime di Trump hanno adottato la sua visione del mondo

Tra i molti segnali dei danni che ha fatto l’attuale Presidente degli Stati Uniti, forse il più tragico è la crescente avidità con la quale anche i suoi detrattori hanno finito per assimilare il suo modo di pensare sintetizzato nello slogan da lui reso famoso: “Sei licenziato”

di David Leavitt

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David Leavitt è nato a Pittsburgh nel 1961. Ballo di famiglia (1984) lo ha collocatoper sempre tra i più interessantiscrittori americani contemporanei.Ha trascorso lunghi periodi in Italia.

Tra i molti segnali dei danni che ha fatto l’attuale Presidente degli Stati Uniti, forse il più tragico è la crescente avidità con la quale anche i suoi detrattori hanno finito per assimilare il suo modo di pensare sintetizzato nello slogan da lui reso famoso: “Sei licenziato”


7' di lettura

Chi tra Donald Trump e Joe Biden sarà il 46° presidente degli Stati Uniti? Il voto del 4 novembre coincide con un'emergenza globale inedita che marca i contorni di un Paese sempre più complesso e dalle contraddizioni a volte poco leggibili, in particolare per noi cittadini del Vecchio Continente. Così abbiamo chiesto ad alcuni osservatori “speciali” di restituirci la loro analisi di quello che sta accadendo per provare a comprendere ciò che è ma soprattutto ciò che sarà. Si tratta di scrittori come nel caso di Ben Lerner, di David James Poissant, di Joe R. Landslale e di David Leavitt. Di musicisti: Sufjan Stevens. Oppure di un'artista visiva qual è Martha Rosler. Alla loro voce abbiamo aggiunto i nostri approfondimenti a partire da quello sullo stato della sanità americana di Emanuele Bompan che firma anche questo pezzo sul peso nelle urne delle scelte in materia di politica ambientale. O l'analisi di un politologo di fama internazionale come Francis Fukuyama. Un viaggio che come tutti i viaggi è fatto di incontri e di scoperte che si aggiungono chilometro dopo chilometro. Ad ogni tappa un arricchimento.

Quello che segue è il breve resoconto di un episodio che recentemente ha scosso il mondo della poesia americana. Visto che si tratta di un ambiente molto circoscritto,l'evento ha avuto una copertura mediatica piuttosto ridotta. Ma spesso sono proprio le storie minute, quelle che ricevono meno attenzione, a insegnarci di più. Racconterò questa storia in forma cronologica, per cercare di renderla più comprensibile.

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12 ottobre 1912. Harriet Monroe fonda a Chicago il mensile Poetry. Pur pubblicando solo testi in versi, saggi sulla poesia e recensioni di raccolte poetiche, la rivista si afferma rapidamente, insieme a The New Yorker e The Atlantic, come uno dei periodici in grado di lanciare la carriera di uno scrittore. Tra le poesie che sono comparse per la prima voltasulle pagine di Poetry nei 108 anni successivi ci sono Il canto d'amore di J. Alfred Prufrockdi T. S. Eliot, Febbre a 40° di Sylvia Plath, Voltaire a Ferney di W. H. Auden e le traduzioni in inglese di 20 gennaio o 30 anni e Proda di Versilia di Eugenio Montale.

Dopo la morte di Harriet Monroe, nel 1938, il ruolo del direttore passa di mano undici volte. E tutte le volte viene affidato a un uomo.

Novembre 2002
Ruth Lilly, erede del colosso farmaceutico Lilly, lascia 200 milioni di dollari alla Poetry Foundation, casa madre di Poetry, che diventa una delle organizzazioni letterarie non-profit più ricche al mondo.

3 giugno 2020
A seguito dell'atroce omicidio di George Floyd e delle proteste che ne derivano, la Poetry Foundation pubblica un breve “messaggio alla nostra comunità e ai nostri sostenitori” che recita:
La Poetry Foundation e la rivista Poetry sono solidali con la comunità nera e denuncianol'ingiustizia e il razzismo sistemico. La nostra organizzazione sa bene che c'è ancora moltastrada da fare e combatte per sradicare ogni forma di razzismo istituzionale. Siamo consapevoli del fatto che i cambiamenti richiedono tempo e dedizione e ci impegneremo sempre perché questa sia una nostra priorità.

6 giugno 2020
In risposta a questa dichiarazione, un gruppo di poeti legati alla fondazione pubblica una lettera aperta nella quale lamenta il fatto che il messaggio è stato l'unicarisposta della fondazione agli omicidi di Stato commessi dalla polizia all'interno della comunità nera e all'ondata di violente repressioni nei confronti di chi ha protestato contro questi omicidi. La lettera si conclude con una serie di richieste, la prima delle quali è che il presidente della fondazione «venga sostituito con qualcuno che sia disposto non solo a sostenere la poesia, ma anche a impegnarsi per un mondo giusto, dove persone di colore, disabili, trans, omosessuali e immigrati si sentano al sicuro».

10 giugno 2020
Poco dopo la pubblicazione della lettera aperta del 6 giugno, Henry Bienen, presidente della Poetry Foundation e Willard Bunn III, presidente del Consiglio di amministrazione, annunciano le loro dimissioni.

20 giugno 2020
Il numero di luglio/agosto di Poetry viene pubblicato e inviato agli abbonati. Contiene, tra le altre, poesie di Rae Armantrout, Joyce Carol Oates,Erika Meitner, Rosebud Ben-Oni e Michael Dickman. A pagina 30 compare l'opera di Dickman, Scholls Ferry Rd., un ricordo in versi della famiglia e in particolare di sua nonna, che, pur non essendo tanto lunga, occupa all'interno della rivista più spazio di tutte le altre. Questo dipende dal fatto che Dickman ha deciso di lasciare vuota almeno la metà di ogni pagina. La pagina con il numero maggiore di versi ne conta 13, alcuni dei quali composti da un'unica parola.Su tre pagine c'è un solo verso. Il resto è spazio bianco.

24 giugno 2020
Una poetessa e studentessa di medicina, di nome Hana Shapiro, pubblica sul suo profilo Twitter una foto di due pagine della poesia Scholls Ferry Rd. E scrive: «È assolutamente inaccettabile che abbiate pubblicato una cosa del genere,soprattutto in un momento in cui molte persone di colore vengono prese di mira e soffrono. Non dovreste sforzarvi di dare più spazio alla voce dei neri?».

Fronte:
“Negra” era una parola che le piaceva usareLe sembrava che fosse più gentile
«Oh, non si capisce mai come vogliono essere chiamati»
Sull'autobus le era caduta la borsa
Ero con lei
Una negra carina gliel'aveva raccolta
Lei aveva allungato una mano per prenderla e per tutto il tempo aveva guardato fuori dal finestrino
Senza dire una parola
Qualche ora più tardi: «Che hawaiana carina»
Retro:
Davanti alla macchina ferma stava passando un fiume di uomini d'affari giapponesi

«Investili,
Wendy»
La città delle Rose

Questo tweet è stato condiviso migliaia di volte. Quando leggo i commenti non sono sorpreso di scoprire che la causa principale della rabbia collettiva riguarda l'uso che Dickman fa della parola “negra”, nella poesia messa in bocca a sua nonna. Mi stupisce di più che qualcuno si senta oltraggiato dall'uso che la nonna fa della parola “hawaiana”nel senso di asiatica. Ciò che mi lascia assolutamente stupefatto è che l'espressione“uomo d'affari giapponese” venga considerata un cliché razzista.

26 giugno 2020, ore 13.09
Jane Huffman, beneficiaria di una borsa di studio del valore di 25.800 dollari assegnatale dalla Poetry Foundation, scrive su Twitter a proposito di Scholls Ferry Rd.: «Non abbiamo bisogno di poesie scritte da bianchi che riportino con leggerezza e senza una posizione critica gli episodi di razzismo ai quali hanno assistito e che hanno condiviso con gli amici e la famiglia. Il razzismo di sua nonna non può essere il tema della sua opera poetica».

Chissà se la Huffman ritiene che Dickman non avrebbe mai dovuto pubblicare quella poesia oppure che avrebbe dovuto aggiungere qualche verso per chiarire inequivocabilmente la sua strenua disapprovazione nei confronti dell'uso che sua nonna faceva di questi termini.

26 giugno 2020, ore 20.15
Sul sito e sul profilo Twitter di Poetry compare questa letteraa firma degli “Editori”:Gli abbonati di Poetry hanno ricevuto di recente il numero luglio/agosto e i membri della nostra comunità hanno espresso il loro sdegno nei confronti del linguaggio razzista usato in questa poesia. Prendiamo atto del fatto che in quest'opera viene effettivamente utilizzato un linguaggio razzista e che espressioni del genere sono insidiose e, nel caso specifico,particolarmente offensive nei confronti dei neri, degli abitanti delle isole del Pacifico e degli asiatici. Ne siamo profondamente dispiaciuti. Siamo riconoscenti ai nostri lettori che ci hanno contattato per esporci le loro perplessità e le loro critiche nei confronti della nostra decisione di pubblicare questa poesia. L'opera usa un linguaggio razzista, offensivo e scorretto. Abbiamo scelto di pubblicarla perché l'abbiamo interpretata come un'accusa al razzismo diffuso nelle famiglie dei bianchi, ma è stato un errore.

26 giugno 2020, ore 20.20
Cinque minuti dopo viene pubblicato sul sito e sul profiloTwitter di Poetry un secondo annuncio:
Don Share, editor della rivista Poetry, ha rassegnato le dimissioni, che saranno effettive apartire dalla fine dell'estate in modo da garantire la continuità, mentre inizia la ricerca di unsostituto. «Spero che la mia partenza lasci spazio ad altri e che possa contribuire a grandi cambiamenti

5 agosto 2020
Sul sito di Poetry compare una nuova lettera indirizzata ai “Cari lettori”.Comincia così: «Questo settembre la rivista Poetry, per la prima volta dalla sua fondazione, interromperà la tradizione che prevede un'uscita mensile». La redazione,prosegue la lettera, sfrutterà questo periodo di transizione per «verificare e riconfigurare il processo editoriale del periodico, le strutture apicali e le pratiche di assunzione,in collaborazione con lo staff e i consulenti, accogliendo i suggerimenti che sono arrivati dalla comunità» e «si affiderà a un consulente esterno specializzato in risorse umane, che dia spazio in tutti gli annunci ai temi della diversità, dell'uguaglianza e dell'inclusione».

Conclusioni e dubbi
Non essendo io legato al mondo della poesia, posso solo riportare quello che vedo. Ciò che non funziona nel quadro descritto rispecchia perfettamente quello che non funziona in questo Paese. Tra i molti segnali dei danni che ha fatto Donald Trump, forse il più tragico è la crescente avidità con la quale noi, suoi nemici e vittime, abbiamo adottato, senza rendercene conto, la sua visione del mondo, che è racchiusa perfettamente nello slogan da lui reso famoso: “Sei licenziato”. Siamo davvero arrivati al punto di credere che l'unica soluzione sia sempre il disfacimento? Io spero di no. Se Scholls Ferry Rd. non fosse stato spalmato su trenta pagine, se non avesse contenuto così tanti spazi bianchi, avrebbe suscitato le stesse reazioni? Chissà. E se per settimane i cittadini di Chicago hanno invaso notte dopo notte le strade della loro città per protestare, se la sindaca Lori Lightfoot, donna brillante, nera e gay, è scesa in strada per convincere i giovani neri a indossare le mascherine, è mai possibile che l'annuncio dell'assunzione di un consulente esterno specializzato in risorse umane e ovviamente pagato una fortuna, ci lasci indifferenti? Io penso di no.

David Leavitt è tra i più celebri scrittori della sua generazione.È nato in Pennsylvania, è cresciuto in California, ha studiato a Yale, ha insegnato a Princeton e ha scritto romanzi, racconti e non-fiction. Ora vive a Gainesville, insegna scrittura creativa all'Università della Florida e dirige la rivista letteraria Subtropics. In Italia tutte le sue opere sono in corso di pubblicazione presso l'editore SEM. Il suo ultimo romanzo si intitola “Il decoro” (SEM, 350 pagine, 17 euro, traduzione di Fabio Cremonesi e AlessandraOsti).

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