non solo business

Così le aziende iniziano a capire il valore della diversità

di Giovanna Prina *


(monamis - Fotolia)

3' di lettura

«Gurdeep Singh & Daughters» è uno spot pubblicitario dell’emittente televisiva indiana Star Plus, che mette in risalto la diversità di genere. Nel filmato Gurdeep Singh, proprietario di un negozio di dolciumi in una piccola città indiana, racconta orgoglioso a un cliente che il suo business sta andando a gonfie vele grazie al contributo della sua prole. Lavorando tutti insieme, infatti, sono riusciti a introdurre una serie di cambiamenti e hanno iniziato a lavorare anche online. Il cliente si complimenta per il contribuito ricevuto dai figli, dando per scontato che siano maschi, ma il proprietario del negozio lo corregge: «Non figli, figlie!», sottolineando che il progresso e le buone idee non distinguono tra sessi.

Airbnb ha lanciato una campagna per un progetto di accoglienza, presentato lo scorso anno ai suoi membri, chiedendo di condividere in modo forte e netto valori di uguaglianza, accettazione, apertura e disponibilità verso l’altro, indipendentemente da fattori di provenienza, religione, sesso o orientamento sessuale.

«Essa coca es una fanta» è un modo di dire brasiliano per segnalare che qualcosa in realtà è qualcos’altro. È di fatto una forma dispregiativa per indicare persone con un diverso orientamento sessuale. Nel 2017, la Coca-Cola ha voluto cambiare la connotazione dell’insulto lanciando un’edizione limitata di lattine con il design della Coca-Cola che in realtà contenevano aranciata. Sulle lattine era stampata la frase «Questa Coca-Cola è Fanta. E allora?». Partita come una campagna interna all’azienda, volta a rompere pregiudizi e chiusure rispetto a differenze di orientamento sessuale, questa iniziativa si è rapidamente diffusa sui social network, riuscendo addirittura trasformare l’insulto in un messaggio positivo durante la sfilata del gay Pride.

Questi sono solo tre dei numerosi esempi che possiamo trovare nel mondo aziendale rispetto alla diversità. Genere, culture, religione, orientamento sessuale: già da alcuni anni molte aziende affrontano il tema delle differenze in modo diretto e trasparente. Diverse motivazioni le hanno portate a occuparsene. Le esigenze trainanti sono sia interne sia di mercato. Nel primo caso, la necessità di far funzionare team e gruppi differenti presenti nelle proprie strutture, per poter ottenere il massimo valore che le differenze possono portare; nel secondo, la volontà di parlare in modo ampio e diffuso a più target, creando un’immagine e un dialogo con il proprio mercato non solo su elementi di prodotto o servizio.

Ragioni economiche intrecciate a ragioni etiche. Gestire in modo consapevole le diversità ha comunque permesso di sviluppare idee, creare business innovativi, gestire progetti a livello internazionale, portando a casa nuovi punti di vista e nuove ricchezze. Molte aziende sono partite con il tema della multiculturalità, per affiancare pian piano quelli delle differenze di genere, età religione, orientamento sessuale.

Negli ultimi anni il termine diversity è diventato quasi di moda, rischiando a volte di mandare un messaggio un po’ pericoloso. Perché a mio parere, più ci si focalizza sulle diversità, più si rischia di mettere in evidenza ciò che ci allontana e non ciò che ci accomuna: ogni persona è unica e come tale deve essere accettata. Forse parlare di unicità e di rispetto delle individualità ci potrebbe rendere meno diversi. Ma al di là delle considerazioni lessicali, ciò che colpisce è che il mondo aziendale ha portato al suo interno il tema della diversità perché ha capito che è una leva di successo e crescita.

C’è quindi un messaggio utile che le aziende possono insegnare alla società, e molte lo stanno già facendo: tolleranza, apertura, scambio e rispetto non sono solo aspetti collegati all’etica o al sociale. Sono elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la ricchezza, anche economica.

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