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Così le banche locali sostengono aziende e territori

La struttura produttiva italiana appare dotata di una sorprendente capacità di adattamento e recupero a fronte di shock esogeni.

di Augusto dell’Erba

(industrieblick - stock.adobe.com)

3' di lettura

La struttura produttiva italiana appare dotata di una sorprendente capacità di adattamento e recupero a fronte di shock esogeni. Le strategie, messe in atto dopo la crisi del 2008, indirizzate al rafforzamento patrimoniale, al posizionamento nelle filiere produttive internazionali e a maggiori investimenti in ricerca e sviluppo sembrano aver prodotto una struttura imprenditoriale che (anche con l’indispensabile supporto contingente delle politiche di sostegno pubblico nel periodo della pandemia) ha mostrato una capacità competitiva in grado di gestire gli improvvisi e violenti cambiamenti dello scenario.

È questa una delle principali evidenze contenute nell’ultimo Rapporto del Centro Studi Met-Monitoraggio Economia e Territorio, realizzato in collaborazione con Federcasse e dedicato alle imprese industriali e innovative nei due anni di pandemia. La rilevazione offre i risultati di una indagine che ha interessato oltre 20mila imprese industriali e dei servizi. Ne emerge un quadro forse inatteso, ma che evidenzia come il nostro sistema produttivo si sia strutturato, nel tempo, forse più di quanto si sarebbe potuto immaginare. Anche grazie al supporto che in questi anni è stato assicurato dall’industria bancaria e, in questo ambito, con un contributo originale (per molti forse inatteso) dalle banche cooperative di comunità.

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Il ruolo dell’industria bancaria – evidenzia il Rapporto Met – si è dimostrato essenziale per aiutare le imprese ad assorbire lo shock della pandemia tramite la messa a disposizione di risorse proprie e di derivazione pubblica. In questo contesto, in particolare, il credito cooperativo ha svolto una funzione rilevante come riconosciuto in diverse occasioni anche dall’Autorità di vigilanza bancaria. Grazie alla tipicità del modello bancario cooperativo ovvero conoscenza diretta dei territori e delle imprese che vi operano, finalità e logica mutualistiche, dimensione relazionale a misura di comunità e catalogo dei servizi sempre più ricco grazie alla nuova architettura “di sistema” con la piena operatività dei Gruppi Bancari Cooperativi Iccrea e Cassa Centrale Banca. Ciò sta assicurando, oltre a una ulteriore solidità complessiva, anche la possibilità per le singole Bcc di restare “dentro e comunque molto prossimi” alle comunità: il 31% degli oltre 4.200 sportelli delle banche mutualistiche di comunità è collocato nelle aree interne.

Il Rapporto mette bene in evidenza l’importanza crescente delle Bcc nel processo di modernizzazione del sistema produttivo italiano. È cresciuta nel tempo la percentuale di clientela imprese cosiddetta “integrata”; si evidenzia anche un importante progresso nell’incidenza di imprese 4.0 nonché di imprese che effettuano investimenti “verdi”.

Le importanti quote di mercato raggiunte dalle Bcc nel finanziamento alle micro-piccole-medie aziende (oggi i prestiti delle Bcc rappresentano il 23,7% del totale dei crediti alle imprese della piccola manifattura e artigiane; il 22,5% del totale dei finanziamenti alla filiera del turismo; il 22,5% dei crediti all’agricoltura; il 13,7% al settore delle costruzioni e attività immobiliari; il 10,9% dei crediti destinati al commercio) comportano al credito cooperativo una specifica, crescente responsabilità nel supportare e accompagnare, nelle forme adeguate, la crescita e le scelte di sviluppo sostenibile delle imprese, tutte in marcia verso la neutralità climatica.

Tutto ciò appare ancora più rilevante nell’attuale scenario di accresciuta incertezza macroeconomica e instabilità geopolitica. Il Rapporto Met conferma che l’industria bancaria sta svolgendo una funzione di valorizzazione delle energie imprenditoriali, con il segmento delle Bcc specialmente impegnato nei territori dove opera per accrescere la competitività delle imprese clienti e quindi contribuire all’obiettivo strategico di lunghissimo periodo: creare lavoro degno, soprattutto per e con i giovani, e quindi contribuire alle disparità di reddito.

La variabile normativa europea non è evidentemente indifferente per le banche dell’Unione e per quelle italiane. A maggior ragione per quelle locali e per quelle mutualistiche. La proporzionalità regolamentare strutturale, riconosciuta da anni da altre giurisdizioni (Stati Uniti, Canada, Australia, Svizzera e altre ancora, presto anche dalla Gran Bretagna) le cui imprese sono in competizione diretta o indiretta (filiere lunghe) con quelle europee e italiane, è una questione strategica che riguarda la politica economica in generale, non solo le banche. In modo particolare per quelle che presentano finalità imprenditoriali, funzione obiettivo e peculiarità normative obbligatorie improntate alla mutualità prevalente.

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