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Così Buffett ha vinto la sua scommessa con gli hedge

di Enrico Marro


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(Reuters)

3' di lettura

Warren Buffett, uno dei più grande investitori della storia (nonché secondo uomo più ricco del mondo), lanciò il guanto di sfida agli hedge funds poco meno di dieci anni fa. Scommettiamo, disse l’oracolo di Omaha, che nel prossimo decennio l’indice Standard and Poor’s batterà il fondo di fondi hedge Protégé Partners, tenendo conto di tutti i costi e le spese di quest’ultimo? La sfida è iniziata il 1° gennaio 2008, chi perde pagherà un milione di dollari in beneficienza all’istituzione scelta dal vincitore.

Manca ancora qualche mese alla fine della competizione, ma qualcuno ha già la vittoria in tasca. E' il fondo di fondi hedge, summa delle più brillanti menti finanziarie mondiali? Macché: nei primi otto anni della sfida a mettere a segno la miglior performance è stato il passivo e “stupido” indice S&P, che ha guadagnato più del triplo rispetto al fondo Protégé Partners (il 65,7% cumulato contro il 21,9%). Questo, ovviamente, al netto dei costi del fondo di fondi hedge.

E' la più grande lezione d’investimento del mondo, spiega Buffett, sicuro di poter vincere la scommessa. «Perdere con 40 punti percentuali di scarto suona come una sconfitta terribile per l’hedge fund, ma non per i suoi gestori. Che magari hanno portato a casa un paio di punti percentuali di fee l’anno, ovvero un sacco di soldi».

E' proprio l’incredibile sistema dei compensi degli hedge che ha spinto Buffett a giocarsi un milione di dollari sicuro della vittoria. «Non esiste consulente al mondo che ti dirà mai di acquistare l’indice S&P senza fare più nulla per goderne i frutti nei prossimi cinquant’anni - ha ironizzato Buffett -non sono cose che fanno guadagnare fee annuali». E nella sua ultima lettera agli azionisti di Berkshire Hathaway, il mago della finanza ha rincarato la dose: gli investitori nell’ultimo decennio hanno bruciato oltre cento miliardi di dollari in commissioni di gestione.

Buffett insomma attacca a testa bassa su una vecchia questione: la gestione passiva non solo costa molto meno di quella attiva, ma spesso porta pure risultati migliori. In particolare negli Stati Uniti a essere sotto accusa è il famigerato “modello 2-e-20”, con gli hedge che caricano il 2% di commissioni fisse sulle masse gestite assicurandosi in più il 20% dei profitti al di sopra di una certa soglia (di solito l’8%). Un po’ troppo, hanno probabilmente pensato alcuni colossali fondi pensione statunitensi: non a caso dall’industria del risparmio gestito d’oltreoceano solo nell’ultimo trimestre dell’anno scorso si sono registrati deflussi per la bellezza di 167,1 miliardi di dollari (dati eVestment), in parte probabilmente finiti nei più economici Etf.

L’industria degli hedge si ritrova così a riflettere sulla sua struttura di fee. Il “modello 2-e-20” già nel 2015 è sceso a una media dell’1,5% di commissioni sulle masse gestite e del 17,7% sui profitti, ma c’è anche chi ha calato le fee di gestione all’1 per cento. In generale, negli ultimi dieci anni i nuovi fondi hedge che si sono affacciati sul mercato hanno diminuito le commissioni di gestione del 34% rispetto alla media (fonte Eurekahedge).

Ma c’è chi si è spinto ancora più in là. E' il caso di tre nuovi hedge funds asiatici, tutti con base a Singapore: Noviscient, Kit Trading Fund e Gordian Capital. Il primo ha cancellato del tutto le commissioni di gestione, dichiarandosi addirittura disponibile - per clienti selezionati - ad assorbire il primo 5% di perdite. In cambio chiede una performance fee stellare del 50%, ma solo per l’eventuale fascia di profitti annuali superiori al 10%. Qualcosa sta cambiando in fretta, nell’industria degli hedge funds.

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