intervista al ceo Babin

«Così Bulgari si impegna a combattere il virus. E punta sui giovani talenti»

Jean-Christophe Babin, ceo della maison di gioielli e orologi, racconta il progetto Bulgari Virus Free Fund, quelli accelerati dalla pandemia e i prossimi, come l’hotel che aprirà a Roma nel 2022

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Jean-Christophe Babin era abituato a passare più tempo in aereo che sulla terra ferma, più giorni all’estero che in Italia. La pandemia ha costretto il ceo e presidente di Bulgari a fermarsi. O meglio: Babin corre meno da un aeroporto all’altro e da un Paese all’altro, ma continua a saltare da una riunione all’altra, da una teleconferenza a una videocall. E corre, comunque, per le strade di Roma, la città dove la maison di gioielli è nata, nel 1884, e dove continua ad avere la sede principale.

Jean-Christophe Babin, ceo Bulgari dal 2013

Ogni mattina, prima di andare in ufficio, in Lungotevere Marzio, Babin corre e fotografa piazze, scorci, monumenti. Perché, spiega, «la bellezza della città deserta è ancora più stupefacente del solito. Talmente stupefacente che quando saremo fuori dall’emergenza e i romani torneranno a impadronirsi delle strade e rivedremo i turisti, non ci sembrerà verosimile quello che vediamo ora. Ecco perché scatto molte fotografie, per non dimenticare».

Loading...

Un anno fa scoppiava la pandemia in Cina. Appena arrivata in Italia, Bulgari fece donazioni all’istituto nazionale per le malattie infettive dell’ospedale Spallanzani di Roma e istituì un fondo internazionale per la ricerca. Per il futuro avete altri progetti?
«In una situazione di emergenza, ogni aiuto serve. Oltre alle donazioni, riconvertimmo subito alcuni stabilimenti alla produzione di disinfettanti, come fecero altre maison di Lvmh (il gruppo francese al quale Bulgari appartiene dal 2011, ndr). Ma bisogna sempre e comunque avere un orizzonte di medio e lungo termine. Vale per tutto e a maggior ragione per la ricerca medica, che ci proietta nel futuro, è sinonimo di speranza, di miglioramento, di progresso. Se non c’è la salute, non c’è futuro. Per nessuno, grandi maison del lusso comprese».

Continuerete a sostenere in particolare la ricerca sui virus?
«Sono ottimista per natura e credo che il futuro possa riservare molte cose positive. Ma non possiamo ignorare gli allarmi lanciati da alcuni scienziati sulla concreta possibilità che il Sars-Cov-2 non sia un caso isolato. Potrebbero arrivare altri virus, altre malattie che dobbiamo imparare a curare. Per questo è nato il Bulgari Virus Free Fund, un programma per supportare istituti di alto profilo come il Jenner Institute dell’università di Oxford, quello, per intenderci, che ha collaborato al vaccino di AstraZeneca, la Rockefeller University di New York e l’istituto Spallanzani, tutti impegnati sulla ricerca di diversi tipi di virus, tra i quali, a Oxford, l’ebola, per il quale non esistono, a oggi, vaccino o cura».

In Bulgari il 62% dei manager internazionali è costituita da donne. La presenza femminile nella ricerca medica invece è molto bassa. Pensate di poterla promuovere?
«Un esempio riguarda proprio la Rockefeller University, istituto di ricerca biomedica leader al mondo, che ha introdotto la Bulgari Women & Science Fellowship in Covid-19 Research, una borsa di studio per promuovere i talenti scientifici femminili del futuro».

Torniamo a Roma: da anni sostenete progetti di restauro, conservazione e promozione e il Covid non vi ha fermati.
«La pandemia ha rallentato tutto, ma ha anche consentito di focalizzare le energie. Mancando una serie di piccoli impegni e spostamenti quotidiani, ci siamo concentrati sui dettagli dei progetti in corso e su quelli che ci stanno già proiettando nel futuro, come il Bulgari Hotel di Roma. Nel luglio scorso abbiamo annunciato che aprirà nel 2022 in piazza Augusto Imperatore, a pochi passi da via del Corso e da piazza di Spagna ed entro il 2023 saremo anche a Parigi, Mosca e Tokyo. Sempre di questi mesi è l’impegno con la Fondazione Torlonia: Bulgari è main sponsor del restauro delle oltre 90 statue protagoniste della mostra I marmi di Torlonia. La prima tappa è a Villa Caffarelli e l’ultimo lockdown ovviamente ha creato qualche problema, ma speriamo di poter programmare presto, come avevamo pensato insieme alla Fondazione, altre tappe nel mondo».

Una salla della mostra “I Marmi Torlonia” a Roma, sponsorizzata da Bulgari

Lvmh ha appena annunciato i dati 2020: i ricavi complessivi sono scesi del 17%, ma nel quarto trimestre il calo è stato “solo” del 3% rispetto al 2019 e del 2% della divisione Watches&Jewelery, che è trainata da Bulgari. Come vede il 2021?
«La pandemia è stata un evento imprevisto ma è arrivata in un momento in cui Bulgari e il gruppo andavano molto bene, in tutti i mercati e in ogni divisione. Resto ottimista, quindi, anche sulla base dei dati del periodo ottobre-dicembre. Non abbiamo mai smesso di investire, a partire dagli eventi: a fine gennaio abbiamo organizzato, in format digitale, la Lvmh Watch Week, per presentare le novità di Bulgari, Hublot e Zenith. A Valenza, dove nel 2017 abbiamo inaugurato uno stabilimento modello, raddoppieremo spazi e capacità produttiva, assumendo 500 persone. Amplieremo inoltre i laboratori di Roma, che seguono l’alta gioielleria, dove formeremo 50 giovani, destinati a essere i maestri orafi del futuro».

Riproduzione riservata ©

Consigli24: idee per lo shopping

Scopri tutte le offerte

Ogni volta che viene fatto un acquisto attraverso uno dei link, Il Sole 24 Ore riceve una commissione ma per l’utente non c’è alcuna variazione del prezzo finale e tutti i link all’acquisto sono accuratamente vagliati e rimandano a piattaforme sicure di acquisto online

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti