Processo tributario

Così il Covid cambia la difesa con i video in udienza

Il caso a Fiumicino

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

«La necessità aguzza l’ingegno», recita il proverbio prefigurando soluzioni innovative di fronte a problemi gravi, com’è diventato quello della difesa nel processo tributario da quando, nell’ottobre 2020, le udienze “in presenza” sono state sospese a causa della pandemia.
La normativa emergenziale (prorogata al 31 luglio prossimo) prevede udienze da remoto, che però spesso incorrono nello scoglio dell’autorizzazione (con decreto motivato del presidente della Commissione tributaria provinciale o regionale) o delle limitate risorse tecniche e finanziarie. In alternativa alla discussione da remoto è previsto - per le controversie per le quali era stata avanzata istanza di pubblica udienza - la trattazione in forma esclusivamente scritta.
«Come potrò far valere le mie ragioni con un’udienza soltanto scritta?», si è chiesta Simona Baseggio, commercialista romana che ama (e usa) tecnologia e innovazione (guida anche una startup di legal tech), dopo essersi vista rifiutare più volte udienze da remoto dai giudici.
Un’udienza scritta in un processo tributario che è tutto documentale – spiega Baseggio – non avrebbe avuto molto senso, e soprattutto avrebbe alimentato il rischio di perdere la causa, come successo nei mesi precedenti: su sei ricorsi identici contro un avviso di accertamento Imu del Comune di Fiumicino, presentati per conto di una coppia di coniugi, Baseggio ha vinto i tre ricorsi discussi “in presenza” prima del blocco delle udienze (riferiti all'annualità 2013), mentre ha perso i due discussi nel periodo di blocco (riferiti al 2014), senza che fosse stata ammessa l'udienza da remoto.
All'ultimo ricorso (il sesto), dopo l’ennesimo rifiuto di udienza a distanza da parte della Commissione tributaria, la commercialista ha deciso che doveva inventarsi qualcosa: ha registrato un video con la trattazione, della durata di circa sei minuti; l'ha caricato su Youtube in modalità “privata”, raggiungibile solo da un link riservato; e ha depositato la memoria diretta alla Commissione tributaria indicando il link al video. Il link non è cliccabile direttamente dal giudice, perché i collegamenti esterni non sono ammessi nei file, ma si può copiare. Ed è così che, secondo quanto riferisce Baseggio, deve aver fatto il giudice tributario, perché dall'elenco delle visualizzazioni risulta che il video è stato visionato. La sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma, sezione 25, è stata emessa il 1 marzo scorso e ha accolto il ricorso.
«La sentenza cita le memorie ma non parla del video – spiega la commercialista – evitando così rischi di impugnazione della controparte perché questa modalità di difesa non è prevista, è fuori dalle norme. Ma spero che questo caso riapra il dibattito sul diritto di difesa del contribuente, un diritto costituzionale che è stato negato per tutti questi mesi. Si parla tanto di riforma del diritto tributario, ma intanto noi perdiamo le cause perché non riusciamo a spiegare le nostre ragioni».
La cosa sorprendente, racconta Baseggio, è stata la reazione di centinaia di colleghi che, attraverso post su Linkedin e Facebook, hanno commentato, si sono complimentati, hanno annunciato di voler “copiare” la soluzione del video. «Il post su Linkedin in cui si descrive il video ha ricevuto più di 20mila visualizzazioni, più di 100 commenti e quasi 300 reazioni».

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