più autonomia da fca

Così è cambiata la filiera dell’auto made in Italy nell’era Marchionne

di Filomena Greco


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(Bloomberg)

5' di lettura

Sono cambiati i volumi. E i legami industriali. È cambiata la filiera della componentistica, progressivamente più «indipendente» da Fiat Chrysler. È cambiata e sta cambiando la cifra produttiva del Made in Italy in campo automobilistico.

A guardare i dati raccolti nelle serie storiche dell’Associazione nazionale delle imprese della filiera automotive (Anfia) la trasformazione emerge, eccome. Nel 2004, quando Sergio Marchionne diventa il nuovo ad di Fiat, in Italia si producevano 833mila autovetture e se ne vendevano quasi 2,3 milioni: le auto a brand Fiat rappresentavano quasi i due terzi della produzione.

Nel 2017 dagli stabilimenti italiani dell’auto sono uscite 740mila unità, meno della metà a marchio Fiat, con un numero di Maserati 10 volte superiore a quell’anno (oltre 53mila contro le 5mila del 2004), quasi il doppio di Ferrari rispetto a 15 anni fa e uno zoccolo duro – quasi 180mila – di auto a marchio Jeep. Un “cambio di pelle” da parte del Lingotto, conseguente alla scelta di concentrare in Italia le produzioni nella fascia dell’alto di gamma, che ha condizionato anche la filiera dei componentisti. Ma questo è soltanto uno degli elementi in campo.

La filiera automotive italiana ha dovuto affrontare un crollo drammatico dei volumi. Il minimo storico si registra nel 2013, la produzione di auto in Italia non supera le 388mila unità, e il mercato quasi dimezza, fermandosi a 1.304.451 di immatricolazioni. Quelli sono stati gli anni più difficili per le aziende dell’indotto, con una produzione nazionale di autoveicoli (auto e veicoli commerciali) considerata dai player sotto la soglia di sostenibilità per l’industria della componentistica Made in Italy. La crisi mondiale incrocia la profonda trasformazione del Gruppo automobilistico italiano che nel 2014 acquisisce Crysler. La risalita dei volumi inizia proprio nel 2014 e accelera la trasformazione interna alla filiera della componentistica.

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Come ha resistito la componentistica italiana negli anni? Dal 2008 le imprese attive nel settore – Carrozzerie, Componenti elettrici per autoveicoli e Parti e accessori – hanno perso almeno 20mila addetti, secondo l’ultimo rapporto dell’Anfia. Ma l’innovazione tecnologica, la capacità di concentrarsi sulle lavorazioni ad alto valore aggiunto, l’apertura al mercato e la diversificazione settoriale hanno garantito la sopravvivenza della filiera. Un dato su tutti, l’evoluzione dei rapporti di dipendenza tra i produttori del comparto e il car maker nazionale: nel 2016 – ultimo dato disponibile, presentato dall’Osservatorio sulla componentistica auto curato da Cdc Torino, Anfia e Università Cà Foscari – tre aziende su quattro dell’automotive hanno FCA nel proprio portafoglio clienti ma la quota di fatturato generato da Fiat Chrysler per le imprese della componentistica scende al 37%, in calo di 5 punti rispetto all’anno precedente, un trend costante negli ultimi anni. Con solo un’azienda su cinque, in media, che dipendende da FCA per una quota del fatturato superiore al 75%.

% DI FATTURATO DIPENDENTE DA RAPPORTI CON FCA

% di fatturato da rapporti con Fca

% DI FATTURATO DIPENDENTE DA RAPPORTI CON FCA

L’Italia vanta una storica specializzazione nelle “lavorazioni intermedie” con la produzione di componentistica autoveicolare, accanto ai servizi di
ingegneria e design. Insieme a Germania e Francia, conta il tessuto industriale più consistente in Europa in ambito automotive, con campioni nazionali come Magneti Marelli (Gruppo Fca), Brembo, Adler, Pirelli, Fiamm, accanto a multinazionali come Bosch, Skf, Denso, Michelin, Lear. E conserva una filiera completa, in grado di produrre una vettura dal foglio bianco alla messa in strada, grazie alla tradizione dei carrozzieri, tra Piemonte e Emilia Romagna. «Abbiamo la capacità di proporci come i sub-fornitori per l’Europa» dice Alberto dal Poz, presidente di Federmeccanica e imprenditore dell’automotive con la sua Comec. Tutto questo nonostante, verrebbe da dire, l’Italia sia solo sesta in Europa per i volumi di produzione di auto, dopo Germania, Spagna, Francia, Regno Unito, Repubblica Ceca. E abbia un rapporto molto basso tra auto immatricolate e auto prodotte.

PERCENTUALE DI FATTURATO DA GRUPPO FCA

PERCENTUALE DI FATTURATO DA GRUPPO FCA

L’ultima fotografia sull’Industria autoveicolistica italiana (Anfia) evidenzia la metamorfosi del settore nel decennio 2007-2016: «la produzione complessiva di autovetture complete e autotelai si è ridotta del 50% nel decennio 2007-2016 rispetto alla produzione del decennio precedente» scrive l’ufficio studi. Un altro ridimensionamento si era registrato nei dieci anni precedenti rispetto al periodo d’oro dell’Italia dell’auto, a cavallo tra ani Ottanta e Novanta, quando la produzione ha sfiorato i due milioni di autovetture. In particolare, la media annuale del decennio 1987-1996 era pari a 1,8milioni di autoveicoli, passata a quota 1,5 milioni nel 1997-2006, fino alle 892mila del 2007-2016. A fronte di una Germania che mantiene una produzione media annuale di 6 milioni di auto e del Regno Unito che si attesta su 1,6 milioni.

I NUMERI DELLA COMPONENTISTICA IN ITALIA

Fatturato e addetti complessivi

I NUMERI DELLA COMPONENTISTICA IN ITALIA

Il sistema complesso della fornitura di componenti per l’automotive va dagli integratori di sistemi e fornitori di moduli, che rientrano nella categoria Tier1, fino agli specialisti e ai subfornitori, genera ricavi diretti per 40 miliardi ed esporta circa il 40% della produzione. La quota di imprese esportatrici ha continuato ad aumentare, dal 71% del 2013 ale 76% del 2016: oltre un terzo delle imprese dell’automotive Made in Italy che rientra nella categoria dei grandi esportatori, con le vendite all’estero a fare da driver per fatturati e produzione. La produzione italiana di auto e di componentistica si è progressivamente internazionalizzata: l’Italia esporta oltre il 60% delle auto che produce, così come progressivamente cresce il valore delle esportazioni dell’automotive.

In questa trasformazione profonda, che non ha allentato i legami tra la componentistica italiana e Fiat Chrysler, ma ha registrato un ampliamento delle collaborazioni con le altre case produttrici, si inserisce ad esempio la scelta del Gruppo Volkswagen di acquisire in Italia Italdesign e Ducati e di incrementare la produzione italiana in Lamborghini. Così come l’acquisizione di Pininfarina da parte degli indiani del Gruppo Mahindra. Tutti passaggi in grado di rafforzare i rapporti tra i produttori italiani e le case estere.

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Un terreno, però, su cui si può e si deve fare di più, come rilevano gli esperti dell’Università Cà Foscari: «Se la diversificazione geografica è premiante, perché contribuisce fattivamente a consolidare il fatturato della produzione automotive italiana e a renderla competitiva su un mercato auto che è ormai mondiale – scrivono nell’ultimo studio sull’automotive – ad oggi resta tuttavia uno strumento di competizione e rafforzamento ancora poco diffuso fra le imprese meno strutturate e collocate ad un livello più basso della piramide di fornitura».

Rafforzare i rapporti con i mercati più lontani, Asia e Usa, rappresenta la sfida principale per le imprese della componentistica Made in Italy, nonostante i rischi legati alla politica dei dazi. Una sfida commerciale che si affianca alla trasformazione veloce della mobilità, dallo sviluppo della guida autonoma ai sistemi di sharing e condivizione dell’auto, dal progressivo ridimensionamento del diesel allo sviluppo della trazione elettrica. Un tema centrale, quest’ultimo, per l’industria italiana, per almeno due motivi. Da un lato la presenza di una filiera molto radicata nel comparto powertrain, specializzata tanto sul diesel – in Italia l’anno scorso sono stati prodotti oltre 460mila motori diesel per le auto negli stabilimenti in capo a FCA – quanto sulla benzina, che dovrà ricalibrarsi sulle nuove motorizzazioni, a cominciare dall’ibrido, dall’altro lato, il ritardo del settore sul fronte delle motorizzazioni elettriche.

LA LOCALIZZAZIONE DELLE IMPRESE

Distribuzione % dei fornitori della componentistica per regione della sede legale d'impresa (Fonte: Indagine Osservatorio sulla componentistica automotive italiana 2018)

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