mercati e politica

Così le elezioni tedesche rischiano di mettere in crisi la «luna di miele» fra l’Europa e i mercati

di Maximilian Cellino

(AP)

4' di lettura

L’esito delle elezioni tedesche non sembra mettere in particolare agitazione i mercati questa mattina alla riapertura e in fondo non c’è da stupirsi più di tanto. Angela Merkel, al suo quarto mandato alla guida della nazione tedesca, rappresenta agli occhi degli investitori la continuità e la stabilità. Il modo in cui la Cancelliera uscente (e futura) è venuta fuori dal voto di ieri, e l’ascesa della forza di estrema destra e aniteuropeista di Alternative fuer Deutschland (AfD) potrebbe però in un’ottica di medio periodo mettere in pericolo quella sorta di «luna di miele» fra l’Europa e i mercati all’indomani dell’affermazione in Francia di Emmanuel Macron.

Le incognite «Jamaica» e Afd

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GERMANIA E MERCATI / A rischio la “luna di miele” con le Borse?

Qualcosa potrebbe insomma essersi inceppato in quel meccanismo che la scorsa primavera aveva momentaneamente permesso al «rischio politico» che aveva accompagnato il Vecchio Continente per tutto il lungo inverno post Brexit e Post Trump di uscire di scena. Confinare ai margini dello scenario le forze antisistema sia in Olanda, sia in Francia aveva contribuito a relegare in secondo piano agli occhi degli investitori il voto tedesco e anche ridotto di gran lunga il rischio associato alle elezioni italiane della prossima primavera. In questo senso, l’avanzata oltre ogni più rosea previsione di AfD e la necessità per Merkel di costituire un’alleanza inedita con verdi e liberali (definita in gergo Jamaica per via dei colori nero, verde e giallo dei tre partiti che ricordano la bandiera del Paese caraibico) rischia di rimescolare le carte in tavola.

Un Paese «meno prevedibile»

«Se da un lato l’effettivo impatto sul mercato sarà probabilmente minimo nel medio periodo, dall’altro il risultato di questo fine settimana incrementa il rischio a livello politico in Europa rispetto a quanto stimato in precedenza», spiega Timothy Graf, responsabile macro strategy EMEA di State Street Global Markets, aggiungendo che «dopo ieri sera, la Germania è diventata meno prevedibile e i mercati dovrebbero tenerne conto». Due in effetti gli elementi chiave che derivano dal voto di Berlino isolati dagli analisti: il ritorno in auge delle forze contrarie al sistema (che si ama definire populiste) e il rapporto che la nuova coalizione di governo avrà con l’Europa.

Attenzione anche a Catalogna e Italia
Sul primo aspetto, più immediato, Nick Clay, gestore del BNY Mellon Global Equity Income Fund avverte che «gli investitori sembravano ritenere che la vittoria di Macron in Francia avesse segnato la fine dell’ascesa dei partiti populisti e che il panorama politico si stesse normalizzando, ma si tratta di una convinzione erronea come dimostra anche dal risultato migliore del previsto ottenuto dal partito di estrema destra AfD». Di conseguenza è «pericoloso ritenere che le elezioni in Italia nel 2018 e il potenziale voto in Catalogna siano privi di rischi. Il cambiamento resta necessario, ed è ancora richiesto a gran voce dagli elettori».

Asse Markel-Macron in discussione

Il discorso sulle riforme dell’Europa è invece da valutare in un’ottica di medio, se non lungo termine. «I mercati si aspettavano che queste elezioni permettessero a una cooperazione Merkel-Macron di fornire ulteriore sostegno all’Euro con conseguenti vantaggi per i mercati azionari europei, ma il coinvolgimento dell’AfD adesso potrebbe condizionarla», sottolinea Paul Hatfield, Global Chief Investment Officer di Alcentra, che tuttavia esclude «un aumento significativo della volatilità di breve termine, data la reazione sottotono degli investitori a molti dei recenti shock politici».

Verso un atteggianento più intransigente sull’Unione fiscale?
Il maggiore peso nel Bundestag delle destre potrebbe in effetti indurre la Cancelliera a cambiare il proprio atteggiamento verso l’Europa e a mettere in forse quell’asse sul processo di riforme che stava nascendo con la Francia. A maggior ragione perché le forze che presumibilmente la accompagneranno al Governo, verdi e liberali, hanno una visione ben differente rispetto ai socialdemocratici della Spd nella precedente Grosse Koalition e anche idee differenti (e per certi versi diametralmente opposte) sull’Unione. «Una coalizione Jamaica renderebbe più difficile portare ulteriormente avanti il processo di riforme all’interno dell’Europa», sintetizzano gli analisti di Barclays, ricordando appunto che verdi e Fdp «hanno visioni opposte sulla politica Ue» e che « prendere decisioni con una maggioranza fragile del 52,4% è difficile, mentre l’affermazione dell’Afd potrebbe spingere alcuni politici cristiano sociali a un atteggiamento più intransigente sulla condivisione del rischio fiscale».

Occhi puntati sul programma di riforma europeo di Macron
A maggior ragione adesso assume maggior importanza la presentazione domani da parte di Emmanuel Macron del programma di riforme europee. «Alla fine - rassicurano Ricardo Garcia e Paula Patzelt di Ubs Wealth management - si raggiungerà nonostante tutto un compromesso per portare avanti il processo di integrazione europea negli anni futuri, ma tutto si svolgerà a una velocità inferiore a quanto ritenessero Merkel e Macron, e a quello che si potesse pensare con una grande coalizione in Germania».

I riflessi su euro e titoli di Stato
Stamani si assiste a un indebolimento dell’euro e a un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato dell’Europa «periferica»: fenomeni al momento non particolarmente pronunciati, ma coerenti con le maggiori incognite del nuovo scenario. «L’incertezza che deriva dal prossimo Governo tedesco e in particolare sul suo atteggiamento su una futura maggiore integrazione sull’Europa potrebbe pesare sull’euro e allargare gli spread sui bond sovrani», conferma Christophe Bernard, Chief Strategist di Vontobel Asset Management, che però si aspetta anche «un impatto abbastanza contenuto» e dà appuntamento alle prossime elezioni di novembre in Austria e soprattutto a quelle italiane. «Lì - avverte Bernard- si misurerà la capacità dei partiti più legati al sistema di dare una risposta alla popolazione sui timori legati a integrazione europea e migrazione».

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