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Così Facebook frena le fake news sul coronavirus

Sessanta organizzazioni di fact checking rivedono contenuti in oltre 50 lingue in tutto il mondo

di Francesca Milano

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Sessanta organizzazioni di fact checking rivedono contenuti in oltre 50 lingue in tutto il mondo


3' di lettura

C’è una lotta al coronavirus che si combatte negli ospedali e ce n’è un’altra che si combatte online: la prima quella contro il virus, la seconda è quella contro le fake news. Perché la disinformazione, proprio come il Covid19, si diffonde tra le persone. I social network sono il veicolo su cui le fake news viaggiano e “contagiano”. Proprio per questo, negli ultimi mesi Facebook ha attivato una serie di strumenti utili per fermare l’”epidemia”: attraverso il Centro Informazioni sul Covid19 e i pop up presenti su Facebook e Instagram, oltre 2 miliardi di persone sono state indirizzate verso le risorse messe a disposizione dall’OMS e da altre autorità sanitarie. «Oltre 350 milioni di persone hanno cliccato per saperne di più», si legge nel comunicato firmato da Guy Rosen, VP Integrity di Facebook.

In più, il social network ha rimosso centinaia di migliaia di notizie false e, sulla base di un fact check, ha avviato metodi di rilevamento che identificano i duplicati di storie già smentite. Ad esempio, durante il mese di marzo, sono stati mostrati avvisi su circa 40 milioni di post su Facebook relativi a Covid19, basati su circa 4.000 articoli di analisi fatti dei partner indipendenti per il fact checking. «Le persone che hanno visto quelle etichette di avvertimento - informano da Facebook - nel 95% dei casi non sono andate poi a vedere il contenuto originale».

«Lavoriamo con oltre 60 organizzazioni di fact checking che rivedono contenuti in oltre 50 lingue in tutto il mondo - sottolinea Rosen -. Nell’ultimo mese abbiamo ampliato il programma con l’aggiunta di nuovi partner e lingue. Da inizio marzo, abbiamo aggiunto otto nuovi partner e ampliato la nostra copertura a oltre una dozzina di nuovi paesi. Ad esempio, ora collaboriamo con MyGoPen a Taiwan, AFP e dpa nei Paesi Bassi, Reuters nel Regno Unito e altri».

Per sostenere ulteriormente il lavoro dei partner di fact checking Facebook ha annunciato il primo gruppo di beneficiari del programma di sovvenzioni da 1 milione di dollari, in collaborazione con l’International Fact-Checking Network: è previsto un sostegno economico per 13 organizzazioni di fact checking in tutto il mondo per la realizzazione di progetti in Italia, Spagna, Colombia, India, Repubblica del Congo e altre nazioni.

Una volta che un contenuto viene giudicato falso dai fact checker, Facebook ne riduce la distribuzione e mostra delle etichette di avvertimento per dare più contesto.

In più «stiamo mostrando nuovi messaggi sul News Feed delle persone che hanno fatto like, interagito o commentato contenuti di disinformazione dannosi relativi al Covid19, che abbiamo poi rimosso. Questi messaggi permetteranno alle persone di consultare i miti su Covid19 sfatati dall’Oms, compresi quelli che abbiamo rimosso dalla nostra piattaforma perchè in grado di causare danni fisici imminenti».

Per facilitare alle persone l’accesso ad informazioni attendibili Facebook collabora con i giornalisti esperti di Upday (che è il risultato di una partnership tra Axel Springer e Samsung) che selezionano le notizie più importanti.

Un’altra collaborazione riguarda il gruppo di advocacy Avaaz, che ha lavorato con Facebook sul progetto per la notifica alle persone che hanno interagito con notizie false dannose.

La lotta al Covid19 sui social non finisce qui. Da oggi su Facebook compare un nuovo messaggio in cima al News Feed di tutte le persone che hanno interagito con notizie false.

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