il caso ubs

Così i gestori eliminavano le tracce sugli smartphone

di Angelo Mincuzzi


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5' di lettura

Quello che vedete nella foto in basso è un innocuo apparecchio che si trova legalmente in commercio. È comodo da tenere in una mano e da utilizzare, ma soprattutto si può facilmente riporre in un cassetto sicuro, magari chiuso a chiave. La scatolina grigia è una memoria al cui interno si può inserire la Sim card prelevata dal proprio smartphone. Basta schiacciare un pulsante e la scatoletta magica copia in pochi secondi tutti i dati memorizzati nella Sim. Numeri di telefono della rubrica, indirizzi, email e qualsiasi altra informazione contenuta nella scheda. Una normale operazione di backup per essere sicuri di non perdere nessun dato se, per caso fortuito, lo smartphone andasse smarrito o fosse rubato.

L’apparecchio di backup telefonico usato in Ubs

L'apparecchio era in dotazione ad alcuni gestori patrimoniali della sede svizzera di Ubs che si recavano in Francia per procacciare, senza autorizzazione, i patrimoni dei ricchi imprenditori e uomini d'affari d'Oltralpe. Gran parte di quei soldi, naturalmente, non erano dichiarati al Fisco francese. Ecco perché lo scorso 20 febbraio i giudici di Parigi hanno condannato Ubs e hanno sentenziato che l'istituto dovrà pagare 3,7 miliardi di euro per frode fiscale aggravata dal riciclaggio, ai quali si aggiungono altri 800 milioni che dovrà versare come risarcimento allo Stato francese: in tutto fanno 4,5 miliardi di euro. Cose mai viste nel Vecchio continente.

La confezione dell’apparecchio utilizzato in Ubs

Ubs respinge le accuse in Francia
Ubs ha naturalmente annunciato che presenterà appello, visto che respinge con forza ogni accusa, ma intanto i giudici hanno riconosciuto la banca colpevole di aver aiutato alcuni clienti francesi ad eludere le tasse tra il 2004 e il 2012 e riciclarne i proventi. Ubs non è nuova a sanzioni del genere. Il processo francese, infatti, segue un caso simile negli Stati Uniti, dove la banca svizzera ha accettato un accordo da 780 milioni di euro nel 2009, e in Germania, dove ha accettato una multa di 300 milioni di euro nel 2014. La filiale francese del gruppo svizzero, Ubs France, è stata multata per 15 milioni di euro per complicità negli stessi fatti.

Ora, l'innocuo apparecchio che memorizza i dati dello smartphone potrebbe anche essere stato utilizzato in maniera scorretta da alcuni gestori patrimoniali che si recavano in Francia, in modo da eliminare dal loro telefonino ogni informazione sui possibili clienti. Una sicurezza nel caso fossero incappati in controlli da parte dei terribili agenti del servizio di intelligence del Fisco francese.

Forse, perché di questo non c'è certezza. Anche se, come ha raccontato l'ex banchiere di Ubs, Bradley Birkenfeld, agli uomini dell'Internal revenue service americano (gli agenti del Fisco, quelli famosi per aver arrestato Al Capone), gli stratagemmi utilizzati per cercare illegalmente nuovi patrimoni da investire erano all'ordine del giorno in Ubs. Birkenfeld, per esempio, era arrivato a nascondere in un tubetto di dentifricio alcuni diamanti destinati ai un suo facoltoso cliente cittadino americano.

La denuncia di Stephanie Gibaud
Ciò che accadeva in Ubs France è stato raccontato con dovizia di particolari da una ex dipendente della banca in Francia, Stéphanie Gibaud, autrice del libro “La femme qui en savait vraiment trop“, uscito in Francia nel 2014 pubblicato dall'editore Le Cherche-Midi. Stéphanie aveva una vita agiata, viveva in un bell’appartamento in uno dei quartieri più lussuosi di Parigi. Era una donna in carriera.

Fino a un giorno di giugno del 2008, quando la polizia si presenta nella sede della Ubs di Parigi (dove lei lavorava) per perquisire l'ufficio del direttore generale. In quel momento cambia tutta la sua vita.I superiori le fanno una richiesta perentoria: le chiedono di distruggere dal suo computer alcuni dati sui clienti della banca. Stéphanie fa quello che altri non hanno fatto. Si rifiuta. La sua vita non sarà più quella di prima. «Ho perso il lavoro, la casa, l'affidamento dei miei figli – ha raccontato lo scorso ottobre quando ha chiesto alla banca un risarcimento di 3,5 milioni di euro -. Da anni vivo con il minimo sociale. Se avessi deciso di distruggere i documenti della banca, come mi era stato ordinato nel 2008, non avrei mai collaborato con la giustizia e avrei proseguito la mia carriera».

Il rifiuto di eseguire quello strano ordine ricevuto da suoi capi la pone in una posizione sospetta nella banca dove lavora da anni. Cominciano le pressioni, anche psicologiche, per metterla da parte. Pressioni che Stéphanie racconta nel suo libro. Fino a quando viene licenziata.

I 600 milioni che mancano alla Francia
Cosa ci fosse in quei file che dovevano essere distrutti lo ha raccontato il giornalista francese Antoine Peillon nel libro “Ces 600 milliards qui manquent à la France” (Seuil). Erano le prove dell'esistenza di una lista parallela di clienti di Ubs France, il cosiddetto “carnet du lait”, e del fatto che i gestori della banca arrivavano direttamente dalla Svizzera per svolgere attività in Francia senza averne l'autorizzazione.

Sul giornale online Mediapart, Stéphanie Gibaud ha raccontato la sua situazione paradossale. «Non ho ingannato nessuno, non ho rubato nulla, non ho mai mentito, ho aiutato dei funzionari del mio paese a decifrare dei meccanismi e dei processi che erano a loro sconosciuti, ho risposto a ciò che mi è stato chiesto; ma il governo francese mi ha abbandonato. Apparentemente tutto è normale. Apparentemente tutto va bene. Ma queste sono solo le apparenze. Dietro la partecipazione a un programma televisivo, a un'intervista, un'audizione o una presentazione in un tribunale, c'è una vita che è crollata e ci sono dei danni collaterali che il pudore non mi permette di spiegare».

E ora? Ora che Ubs è stata condannata (in primo grado, certamente) a una multa mai vista in Europa, Stephanie Gibaud è rimasta sola e il suo ruolo di whistlebower non è stato riconosciuto.

Maxiricompensa negli Usa
Negli Stati Uniti, a Bradley Birkenfeld, che ha aiutato il Dipartimento della Giustizia americano a scovare gli evasori fiscali che avevano dei conti nella banca svizzera, il Whistleblower Office dell'Internal revenue service ha riconosciuto un premio per aver fatto recuperare all'amministrazione americana enormi quantità di soldi. E così Birkenfeld ha ricevuto la bellezza di 104 milioni di dollari.

In Francia Ubs è stata condannata per aver aiutato migliaia di ricchi contribuenti francesi a evadere il Fisco tra il 2004 e il 2012. È stata accusata di aver inviato suoi funzionari in Francia per sollecitare illegalmente i cittadini francesi a depositare illegalmente i loro soldi in Svizzera, soprattutto durante eventi culturali e sportivi. Secondo la procura di Parigi le attività francesi non dichiarate gestite da Ubs in quel periodo variavano da 8 miliardi a 23 miliardi di euro.

Lo scorso 8 gennaio Stéphanie Gibaud ha ufficialmente chiesto al direttore generale della Dogana francese, che in base a una legge del 1995 può compensare coloro che hanno fornito informazioni che portano alla scoperta di crimini o illeciti, di riconoscerle una retribuzione da informatore. Ma l'ex funzionaria di Ubs non ha ricevuto finora nessuna risposta, nonostante il fisco francese abbia già recuperato 4,7 miliardi di euro dalla regolarizzazione delle attività detenute dai clienti francesi della banca svizzera.

E adesso, se la Francia incasserà la multa da Ubs lo dovrà anche a Stéphanie. La cui vita, nel frattempo, si è infranta su un “no”.

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